Vailati Alessio - "L'eco dell'ultima corda"

LietoColle - Collana Erato


Ascolteremo questa sinfonia suddivisa in canto e controcanto esplorando accordi sconosciuti, attraversando territori noti che però ci sembrerà di vedere con occhi nuovi e ci accorgeremo con stupore di avere la sensazione di non esserci mai allontanati. E questo perché l'Uomo, la Terra e il Cosmo sono in fondo la stessa cosa.Sfruttando modalità espressive totalmente innovative, la metafora di Orfeo ed Euridice diventa la chiave per affrontare il problema dell'esistenza e delle possibilità di riscatto poetico attraverso l'evasione in un altrove, in un virtuale spazio dell'anima prima che del corpo.

Stefania Crema



***


(parte introduttiva - senza titolo)

Lo straniero fino a quel momento era rimasto pazientemente in silenzio ad ascoltare la coppia di giovani nella quale si era imbattuto. Chi l'avesse osservato con attenzione, avrebbe visto i suoi riccioli d'oro giocar con la luce del sole e le sue labbra schiudersi in un sorriso appena accennato. Ma l'uomo e la donna erano troppo impegnati a discorrere tra di loro perché si accorgessero di tutto questo. E così sembrava che i due si fossero dimenticati dello straniero. Poi nello sguardo della donna calò improvvisamente un'ombra, simile a quella che repentina scende verso le pendici dei monti quando il sole, nell'ora del tramonto, volge dietro le cime.
"Proprio una bella lira", esclamò.
"Sì, proprio bella", le rispose l'uomo, cercando di cogliere in lei la causa di quell'improvvisa inquietudine, sempre che di inquietudine si trattasse.
"Già. La sai suonare?" e, nel dire ciò, lei sfiorò con le dita una delle sette corde tese.
La corda vibrò leggermente, accennando un debole suono. Poi l'oscillazione si fece più rapida e infine la corda tornò ferma e immediatamente anche quel suono morì.
"No", rispose lui. "Sai, in un tempo lontano i poeti accompagnavano le loro poesie con la lira".
"E cosa cantavano?"
"L'umanità, il mondo, l'amore, gli eroi, il destino, il dolore, la morte... E molte altre cose..."
"Ah, se tu la sapessi suonare!", proseguì lei , fissandogli gli occhi in volto con un'espressione che, di primo acchito,
poteva sembrare di rimprovero. "Se tu la sapessi suonare...", ripetè divertita, "potresti dedicarmi una poesia..."
"Per farlo dovrei essere un poeta!"
"E saper suonare la lira", disse lei ridendo.
Allora l'uomo le sorrise e pizzicò la seconda corda. Lo straniero guardò verso il cielo e gli brillarono gli occhi.
"Come ti chiami?", chiese la donna allo straniero.
Lo straniero giocò con il dito nei suoi riccioli biondi. Poi guardò con venerazione la sua lira nelle mani dell'uomo.
"Mi chiamo Orfeo", rispose.








CANTO






PARTE PRIMA

"Pero no quiero mundo ni sueño, voz divina,
quiero mi libertad, mi amor humano
en el rincòn màs oscuro de la brisa que nadie quiera
¡Mi amor humano!

(Da Doppio poema del lago Eden,
in "Poeta en Nueva York", F.Garcia Lorca)

Con la prima e con la seconda corda voglio cantare in libertà il tuo mondo, quando si confonde nella notte, sotto una luna che ti scava nel pensiero un dolce ricordo. Arriverò dove comincia il sogno, nel luogo in cui la realtà ha una dimensione più intima. Lì nasce il desiderio, com'eco vibratile che lentamente si diffonde nell'aria.
Il desiderio è la continua tensione, la ricerca perenne che ti spinge a misurarti con l'Altro.
È simile a un viaggio, se vuoi, tutto proteso verso la sua meta.
Allora viaggia con animo nobile e ardito e, viaggiando, non smettere mai di cercare. Perché questo è il tuo destino: ogni cosa che troverai sarà un punto di partenza; ogni meta che raggiungerai avrà in sé la gioia dell'arrivo e il dolore del prossimo addio...




*




TI HO CERCATA

Ti ho cercata e sei stata il respiro
che gonfiava i polmoni d'aria
e stordiva dal profumo e inebriava.

Eri nella notte e nella luna,
sulla sua lama quand'era falce
sul suo dorso e sulla sua pancia
quand'era piena, di luce bianca.

Ti ho persa, ancora ti ho cercata:
eri la scatola di latta e la scheggia di vetro,
il mattino quando sboccia l'alba,
l'ombra quando la luce cala.

Per trovarti ho cambiato i miei occhi:
sono stato il bambino che gioca con la sabbia
e l'uomo che si illude e si stanca
e il vecchio aggrappato ai ricordi.

Il tuo segreto è dove la vita germoglia
e dove la terra s'imbeve d'acqua,
è nell'aria il polline che vaga

è quando ti trovo, è quando ti perdo,

il mio destino, la mia strada.





*




HO AMATO IL MONDO

Ho amato il mondo nelle sue radici
che affondano come una vecchia quercia
giù nelle profondità della terra.

Ho amato il picco rapace del falco
perché anche lassù la vita ha il suo cuore.

E ancora ho amato la luce del sole
filtrata da una prigione di foglie
e l'ombra scura schiacciata sull'asfalto.

Ho amato ogni opposto che si rivela nell'altro.
E i tuoi occhi perché sfuggivano al mio sguardo.





*




LUCE DEL TRAMONTO

Siamo alla luce e ti fa più viva
al davanzale la fiamma ti assomiglia.

Il suo corpo incandescente rosso guizza

il tuo dorso s'inclina al vento
ardente di un palpito il volto.

Oggi il tuo corpo di fiamma brucia
bruciando te, brucia il tuo vestito...

La tua pelle d'occidente
ha la luce del tramonto.







PARTE SECONDA
"Passons passons puisque tout passe
Je me retournerai souvent

Les souvenirs sont cors de chasse
Dont meurt le bruit parmi le vent"

(Da Cors de chasse, in "Alcools", G. Apollinaire)


Con la terza e con la quarta corda voglio cantare l'attimo in cui ogni cosa si rivela, come un raggio di sole nel giorno piovoso.
In tutte le cose è racchiuso un unico segreto. Così non conoscerai il caldo se non avrai patito il freddo né ti sentirai sazio se non avrai conosciuto la fame.
Allora canterò la tua carne e il tuo spirito, l'impronta che radica la tua identità.
Che cos'è poi la felicità, se non quel compiersi totale dell'essere, la piena consapevolezza della propria grandezza oltre la vacuità delle cose, quel godere pienamente dell'uman divino, noi attimi di un infinito...




*




NEL CHIAROSCURO

Dobbiamo navigare ancora lungamente in questo mare
fra gente sconosciuta, fra gente che ha paura d'amare.
E forse noi come loro, circonfusi nel chiaroscuro,

questo che ha l'identica valenza, contrapposta,
del bene e del male

qui dove la loro distanza non esiste o scompare

qui dove ogni notte ha una luna da svelare o sconfessare...





*




ACQUERELLI

Hanno il sapore delle brume invernali
le colline che sagomano lisci dorsi
al riverbero della luna d'acqua

l'acqua che svapora dagli stagni
- nascono nuvole come teneri bocci -

l'acqua che diluisce l'ocra della pelle,
la tua, un tempo di chiari acquerelli,

con l'arco infossato del fondo del tuo dorso

dove il violino non suona, non vibra una corda.





*





OCCHILUCE

Senza voce soffusamente si disegna
in mente, ora chiara ora più confusa,
la raggiera dei tuoi occhi, la pupilla
che allo sguardo come una magia
ravviva la scintilla delle cose.

Non hai sapienza tu della virtù che insegna
l'eterno tuo occhieggiar da intimidita
dentro lo spiraglio o dietro la cortina
quando il mondo si contorce, s'aggroviglia.

Cade il lampo, socchiuso l'uscio si richiude,
ritorna dal cielo il buio e ad aspettare
son qui, tacendo, io di nuovo la tua luce.







PARTE TERZA

"Sento nel petto la tua piaga, sotto
un grumo d'ala; il mio pesante volo
tenta un muro e di noi solo rimane
qualche piuma, sull'ilice brinata".

(Da Il gallo cedrone, in "La Bufera e altro", E. Montale)


Con la quinta e con la sesta corda voglio cantare ciò che è stato.
Il dopo di un sorriso, di due occhi che t'hanno folgorato.
Il dopo che era desiderio ma che ora è rimpianto.
Il dopo della stanchezza, dopo che hai volato.
Ti mancherà all'improvviso, come nel caldo, il fiato.
Ti chiederai allora che cosa resta di tutto il fuoco, che cosa potrà esserci d'altro...





*




DOVE STRIDE UN GORGO D'ACQUA

Dove stride un gorgo d'acqua
tra ripe rocciose e aride, tra i flutti
rotti sulla pietraia, un biancore
di luci che t'accecano, te sempre
dal mosso di dune emersa,

e, intorno, nella cresta d'onda
spumeggiante e bianca,
Venere immortale anche se franta,

pensiero fugace o idea,
tu che da oggi non puoi
esser più terrestre che dea...

S'il vento nell'acqua che ribolle
rompesse per sempre quest'incanto
non resterà di noi che cenere.
Nient'altro.





*





L'ATTIMO DI CALMA

L'orizzonte è chiaro
come l'acqua
di fonte.

L'aria scroscia
sui boschi.

Le tue parole
sono il vento,
urlano a volte
altre sussurrano...

Nella gabbia
il cuore ora posa
la sua rabbia.

Nell'aria è l'infinito
l'attimo di calma.





*





NON SVELLERE MANO

Non svellere, mano, il mio fiore
sbocciato nell'umida sera
come rosse labbra dischiuse
nella pioggia incessante.

Sfugge lungo il fiume un petalo
e fu di chi ti precedette
la sua stupefazione ingenua.

Non svellere, mano, il mio fiore
sbocciato con così grande pena
come l'ultima foglia,
sul far della sera.






CONTROCANTO (canto d'Orfeo)



"Nell'alte vie dell'universo intero,
che chiedo io mai, che spero
altro che gli occhi tuoi veder più vago?
Altro più dolce aver che il tuo pensiero?"

(Da Il pensiero dominante, in "Canti", G. Leopardi)




L'eco dell'ultima corda è un controcanto d'amore, che non ha fine...




*



PROLOGO


A tempo e luogo nell'arena polverosa
dilaniata alla luce violenta di meriggio
il messo appeso alle sue ali volgerà
sguardo e voce contro di me e scandirà
il nome di Euridice. S'il cuore spaccasse
il suo pulsare nel mio petto, sanguinando,
e la bocca mi schiumasse rabbia e dolore
e non più il canto e non più la lira per l'aria
vibrassero...
              Per il suo nome, quello di Euridice,
per la voce di lei che il nunzio dirà morta
scavalcherò Caronte e ammansirò Cerbero
e le mani di Sisifo, piagate, avranno requie
e il fuoco della ruota di Issione sarà spento.
Sole ed ombra insieme al mio banchetto
di rinnovate nozze con la sposa risorta
come il sommo e l'infimo da buoni ospiti
spartiranno pane e il buon vino e carne
al suono dolce del mio canto e della lira.





*





I.

La notte è una luna chiara
dentro una faccia buia,
chiara come la pelle tua
come la chioma disfatta
come le labbra e la neve
fredda, bianca.
Il salice agita cento mani
stanotte al vento e prega,
fruscia, si piega, si schianta
e di sotto il pavone lacrima
luce da cento occhi.
Chi ti conosce perché muore?
Chi ti conosce, Amore...




***


Alessio Vailati è nato il 17 giugno 1975 a Monza, città in cui vive. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica, si è laureato in giurisprudenza. È coautore della raccolta poetica "Incanti e memorie", Enrico Folci Editore 2006.
Sue poesie compaiono su alcune antologie fra cui "Fotoscritture, Immagini e Poesie", "Il segreto delle fragole 2007, "Stagioni" e "Verba Agrestia V edizione" edite da LietoColle.

In copertina: Il Lavoro Spirituale, Vittorio Mazzuconi.
All'interno: Il Vortice dell'anima, Cristiano Pizzo.




 

Dal nostro catalogo

Vailati Alessio - "L'eco dell'ultima corda"

ISBN: 978-88-7848-372-9

Anno: 2008

Prezzo: € 10,00 [ Acquista ora ]

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