V. Surliuga su Madeccia


recensione di Victoria Surliuga

Bianca Madeccia. L'acqua e la pietra. Como: LietoColle, 2007. pp. 54. € 10.

Nei trenta testi contenuti in L'acqua e la pietra, Bianca Madeccia riflette sul suo interessante percorso nelle arti materiche al fine di adeguarle a nuovi modi interpretativi. Le composizioni di Bianca Madeccia rispecchiano questa volontà di plasmare differenti materiali come il legno o la sabbia, per ricostruire nuove superfici che forniscano una precisa visione interpretativa del reale.  Ad esempio, risulta significativa l'immagine di una semplice valigia aperta, contenente vecchie fotografie ricostruenti una storia famigliare, oppure la sua foto di una composizione ottenuta attraverso un'elaborata decorazione di una sedia, ma soprattutto l'istantanea di un frammento di sabbia tunisina, percorsa da un rastrello.

            Di questa nuova creazione del reale, il prefatore Angelo Favàro coglie l'elegante naturalezza che rende queste poesie simili a giardini zen, precisi e iscritti in una geometria di dimensioni contenute, dove ogni parola ha "la consistenza della pietra e l'intangibile forma dell'acqua, e al contempo come l'acqua gela in ghiaccio adamatino, così la pietra si sgretola fino alla dimensione sabbiosa e pulviscolare". Sulla poesia della Madeccia, Favàro aggiunge che la sua "purezza antica [...] ci insegna che siamo stati creati, come pietra ed acqua, per sostenere gli stessi dolori, affrontare i medesimi dubbi tormentosi, essere votati ad una morte prestabilita, vivere nell'enigma e nel desiderio, e sapere, infine, che ognuno si porta dentro, da tanto tempo, questo libro".

            La volontà di variare le rappresentazioni per arrivare a inaspettati finali le fa aprire la raccolta con un testo sobrio e eloquente: "un angelo ora  mi insegna / il travaso dell'acqua nella giara" (p. 13). Variazioni sul tema dell'acqua seguono nei testi successivi: "Un pesce nuota nell'acqua gelata / fuggita è l'ispirazione" (p. 14) e "L'acqua è la dannazione della pietra" (p. 23). Portare insieme acqua e pietra è un campo di ricerca a sé, caratterizzato da una visione artistica che non ammette sentimentalismi per poter afferrare la conoscenza.  Ad esempio, nel terzo testo si legge: "Sette lame cadono giù / dal chiaro, limpido cielo. / Non totalmente inattese / a mani nude le afferri / logica e persistente. / Devi fronteggiare il fatto, / natura duplice della disciplina" (p. 15). Anche il dualismo conoscitivo amoroso contiene ulteriori scissioni in "alchimia delle due menti diventate una" (p. 16).



recensione pubblicata su CHELIBRI, gennaio 2009

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