Si parla di questo libro:
V. Gasparro su Saracino
05 luglio 2008
L’ATTESA DEL CERCARE, di Vincenzo Gasparro, Ceglie Plurale – dicembre 2007
Questo
mese vi segnalo il libro di una giovanissima poetessa, nostra
conterranea, perché nata a Maruggio, il centro tarantino che affonda le
sue propaggini sul mare Jonio. Ceglie Plurale vi ha già presentato un
inedito di Carla Saracino, che ora esordisce con quest’opera nella
prestigiosa collana Erato della Lietocolle.
Il libro si avvale della qualificata presentazione di Mario Santagostini che offre diversi spunti di lettura.
La
Saracino rivela le sue notevoli doti poetiche e una personalità
originale che affonda le radici in un vissuto riletto con gusto
delicato e triste. Il tempo che passa, la fugacità dell’attimo che si
respira, genera nel lettore un brivido, apre baleni di tristezza e
malinconia: “Come è vero alla fine delle stagioni / il timore della
loro brevità”, oppure: “Come sono le cose, come fanno a scomparire?”.
Nel verso è racchiuso il mistero cosmico del tempo, il nostro
smarrimento. Il nostro essere e la sintesi di ciò che “è ordinato fuori
di noi”.
La quotidianità, i gesti usuali, gli oggetti più banali
ci rendono “vacante strato in bilico” e tutto genera un senso di
precarietà: “L’esterno, i viali di sera, le finestre a metà / queste
cose brevi che fanno un malessere”.
Lo spleen della modernità
poetica attraversa le pagine della Saracino e Thanatos è in agguato:
“La morte/ […] si vede a tratti come un cappello / che aspetta”.
La
megera tende l’agguato anche “nel teschio della serratura”. A fine
lettura si avverte il senso del vuoto, dell’inutilità del vivere e si
rimane in attesa, quasi aspettando un Godot che ci indichi la via.
Forse,
anche per questo, quando parli con lei che ti scruta e ti ascolta, usa
poche parole per non interrompere il silenzio interiore, quasi a
predisporsi a cercare una via, una strada possibile.
Vincenzo Gasparro
(genn 08)
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