Si parla di questo libro:
V. Curci su Saracino
05 luglio 2008
Poesia e luoghi in
dissolvenza
Il libro di
poesia dell' esordiente Carla Saracino si apre con una prefazione
di Mario Santagostini che definisce questa raccolta "inquietante"
per "la continua, ossessiva tensione a dissolvere, cancellare"
ogni certezza.
"Come sono le cose, come fanno a scomparire?"
si chiede infatti la ventisettenne autrice di Maruggio che con "I
milioni di luoghi" entra a far parte della benemerente LietoColle,
l'editrice comasca di Michelangelo Camilliti che negli ultimi tempi
sta investendo moltissimo sui poeti pugliesi (a breve ci sarà
anche una pubblicazione di Lino Angiuli, uno dei nostri autori più
rappresentativi a livello nazionale).
Tra i 32 testi della raccolta ve ne sono alcuni che in pochi versi esprimono la tensione estrema e ustionante di questa poesia nitida ed essenziale: "Io passerò / e nessuno proverà a resuscitarvi. / E ora che restate assorti / io vi compatisco".
Spesso i giovani poeti per apparire belli, bravi e buoni (agli occhi di non sa chi) si fanno prendere la mano da eccessi verbali e orripilanti sentimentalismi. Carla Saracino, no; riesce a controllare fino in fondo la sua scrittura e a non farsi imprigionare dalle disastrose manie autobiografiche tipiche dei principianti sospirosi ed evanescenti. Ci consegna così sequenze memorabili come questa: "ma io che a sentire i morti / non faccio nessuna fatica, / mi chiedo da quanto ora siano / in attesa...". È evidente che questi versi non sono un fatto estemporaneo ma il risultato di una ricerca puntigliosa a contatto con la lezione di alcuni maestri, tra i quali si potrebbero per esempio annoverare Comi e Bodini ma anche, tra i viventi, De Angelis, Loi e lo stesso Santagostini che non a caso è prefatore del volume.
Nei "milioni di luoghi" di una realtà sempre più svuotata di senso l'offerta insolita e sconcertante di una parola definitiva giunge ai lettori come un grido di allarme e, allo stesso tempo, come una promessa di fedeltà alla poesia: "Eppure, si dirà, di qui un giorno / qualcosa è stato turbato / come uno strappo, una solida / interruzione, un finale tanto atteso".
Tra i 32 testi della raccolta ve ne sono alcuni che in pochi versi esprimono la tensione estrema e ustionante di questa poesia nitida ed essenziale: "Io passerò / e nessuno proverà a resuscitarvi. / E ora che restate assorti / io vi compatisco".
Spesso i giovani poeti per apparire belli, bravi e buoni (agli occhi di non sa chi) si fanno prendere la mano da eccessi verbali e orripilanti sentimentalismi. Carla Saracino, no; riesce a controllare fino in fondo la sua scrittura e a non farsi imprigionare dalle disastrose manie autobiografiche tipiche dei principianti sospirosi ed evanescenti. Ci consegna così sequenze memorabili come questa: "ma io che a sentire i morti / non faccio nessuna fatica, / mi chiedo da quanto ora siano / in attesa...". È evidente che questi versi non sono un fatto estemporaneo ma il risultato di una ricerca puntigliosa a contatto con la lezione di alcuni maestri, tra i quali si potrebbero per esempio annoverare Comi e Bodini ma anche, tra i viventi, De Angelis, Loi e lo stesso Santagostini che non a caso è prefatore del volume.
Nei "milioni di luoghi" di una realtà sempre più svuotata di senso l'offerta insolita e sconcertante di una parola definitiva giunge ai lettori come un grido di allarme e, allo stesso tempo, come una promessa di fedeltà alla poesia: "Eppure, si dirà, di qui un giorno / qualcosa è stato turbato / come uno strappo, una solida / interruzione, un finale tanto atteso".
Vittorino Curci
[Repubblica-Bari,
2 settembre 2007]
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