LietoColle - edizioni poesia

Insieme per diffondere poesia

LietoColle - Via Principale 9 - 22020 Faloppio (Co) - Tel/Fax 031 986292 - info@lietocolle.com - Michelangelo Camelliti editore: Tel. 329 4059451

Siete qui:

  1. Home
  2. Sinestesia - Arte e oltre
  3. Magritte - Il mistero della natura (C. Benecchi)

Magritte - Il mistero della natura (C. Benecchi)

22 febbraio 2009

 

MAGRITTE - " IL MISTERO DELLA NATURA"

 

Milano - Palazzo Reale

22 Novembre 2008 - 29 Marzo 2009

 

 

 

... Tutto ciò che è profondo ama la maschera.

Dammi ti prego, una maschera ancora,

una seconda maschera".

Nietzsche

 

L'ALTRO SGUARDO

 

 
 

 

"Sentivamo battere il cuore degli alberi prima di quello degli uomini"...

 

 

È quello che si potrebbe percepire nel silenzio intatto che regna fra dipinto e dipinto. Qui a Palazzo Reale, la voce di Magritte, come da un bisbiglio si fa racconto, segno grafico inscritto sulle pareti delle sale illuminate. Qui si celebra "il Pittore del Mistero", uno fra i maestri più ambigui ed enigmatici delle avanguardie del Novecento che pose la natura al centro della sua ricerca artistica, relazionandola con le caratteristiche ed i limiti della vita dell'uomo moderno.

 

Empire des lumières L'installazione di Andrea Rovatti "Di luce in luce", una ricostruzione a pannelli sagomati del celebre dipinto- L'Empire des lumières (1961) - presente in mostra, introduce alla grande rassegna monografica " Magritte - Il Mistero della Natura"-. Una collezione di oltre cento quadri, gouaches, sculture, bottiglie in vetro dipinte ad olio, nonché filmati e il manoscritto originale di un carteggio autografo fra l'artista e Camille Goemans. A lato dei dipinti, frammenti di suoi discorsi a commento di ciò che fu il suo Sentire.

 

"Le mie opere sono tutte impregnate della certezza che noi apparteniamo, di fatto, a un universo enigmatico. Senza mistero nulla esiste". Amava dire "le Saboteur tranquille".

 

Una poetica quella magrittiana dalle prime esperienze futuriste degli anni Venti, trascorrendo le immagini più oscure fra le due guerre per giungere al  ‘credo' del più puro surrealismo nelle opere successive. Una costante della sua pittura resta quel divario enigmatico che separa la realtà dalla rappresentazione, lati molto affini alla Metafisica di De Chirico.

E nulla è più lontano dalla realtà quanto una reale visione dell'anima allo specchio. Nulla è più discosto dall'irrazionale quanto l'inconscio razionale di Magritte.


 

Lo si avverte negli accostamenti dissociativi, nelle composizioni assurde, nella diafona recettività dell'artista a trasferire in immagine il pensiero visibile.

Universi onirici, rimozione di significato e di significanti. Egli svolge un tipico illusionismo onirico giocando sugli spaesamenti, sulle deformazioni irreali, per così dire in linea con i codici di un racconto: l'uomo che vola, un frutto al posto del capo, una colomba sul volto, un arto staccato dal corpo appeso ad uno scacco. Soggetti ed oggetti mutilati, la cui frammentazione delle forme tende a dinamizzare  le composizioni. Sempre e comunque tutti rivoluzionarismi visivi di ambigua significazione.

 

Realtà ed apparenza come in un testo di Schnitzler (Doppio Sogno)- si fondono, si trasfondono, si compenetrano. Talora si estraniano, si scindono, si frammentano, precipitando la visione in atmosfere atemporali, differite da una magia concertante l'onirico.

Il sogno per i Surrealisti, lontani eredi della tradizione romantica, ebbe una funzione di paradigma. Per Breton ed altri autori del Manifesto surrealista parigino (1924), il sogno e i suoi equivalenti permettevano di tessere legami  lontani nel tempo, fra diversi registri sensoriali, fra differenti scene e teatri interiori.

 

 

Sogno quale fascino, miraggio di un mondo-altro, la seduzione del volto notturno del vivere umano, inteso come visione inconscia, privilegio di rivelazione, poesia. Sogno come transito che coincide con il superamento della realtà per un contatto senza confini con la natura, grembo dal quale si sviluppa ogni forma di conoscenza.

La funzione dell'artista - secondo Fuessli, precursore della corrente romantica- è quella di rivelare all'uomo la vera essenza del proprio esistere, indagando l'ignoto e il celato, verso cose per natura occulte, enigmatiche, arcane. Generare un clima poetico con  ricorrenti tematiche spaesanti, dense di turbativa, questo sarebbe il traslato per Magritte.

 

 

L'Arte non riproduce ciò che è visibile. Rende visibile"- scriveva Paul Klee.

Il visibile e l'invisibile. Il mondo"visibile" non è compatto e stabile, in esso si apre l'invisibile che l'artista rende visivo. E nella semplice affermazione di Magritte - Importante nella mia pittura è ciò che essa mostra- sta il vero fulcro del surrealismo. La trascendenza del reale nella dimensione fantastica. Un linguaggio personalissimo di segni e simboli per tradurre pensieri e deliri onirici in una metamorfosi inquieta di oggetti, figure e sagome inscritti in una natura mitizzata fino allo spasimo.

Figurazioni per esplorare se stessi ed il cosmo. L'inconscio tra memoria e rappresentazione senza alcun illusionismo fotografico. Nell'aspetto visivo del dipingere, Magritte introdusse il fermento vitale del dubbio, eluse l'elemento tempo con l'apparire simultaneo di cose che nella realtà sarebbero accadute in lenta successione.

 

 

Trascrisse anche i suoi fantasmi. I ricordi assopiti, segmentati, mai quietati di una madre suicida annegata nel letto del fiume Sambre. La celebrò  con rimandi al tragico destino in vari dipinti tra cui The Lovers- . Quel panno sul volto degli amanti richiama la veste da notte con cui la madre si bendò prima dell'esiziale gesto. Lo stesso elemento, ricorrente, torna a proporsi in " Hommage A Mack  Sennet e La Philosophie dans le boudoir ", con lusingante attrattiva  erotica nella trasparenza ambigua e provocatoria di   una ‘veste da notte'.

 

"Le immagini vanno viste quali sono, amo le immagini il cui significato è sconosciuto poiché il significato della mente stessa è sconosciuto"..."Quanto al mistero, all'enigma costituito dai miei dipinti, dirò che era la miglior prova della mia rottura con l'insieme delle assurde abitudini mentali che stanno al posto di un autentico sentimento dell'esistenza."

 

Il suo obiettivo si lega a quello che Henry Michaux definì poeticamente con lo "svelare la normale, l'incompresa, l'insospettata, l'incredibile enorme normalità". Normalità scrutata, indagata con ‘altro sguardo'. Ecco allora come le cose, gli oggetti, le figure possono assumere altra significazione nell'atto in cui si separano e si combinano creando affinità armoniche o disarmoniche.

 Questo senso-nonsenso seppe dare Magritte alla materia delle sue opere. I suoi personaggi, gli interni, le "still life", si assimilano agli elementi della natura giocando scenari interpretati con l'occhio di un lucido intelletto moderno. La proporzione degli oggetti spesso è invertita, a volte alterata. Così è con l'artificio di fondere l'interno con l'esterno superando ogni contraddizione spaziale con quelle porte semi- aperte, con le nuvole fluttuanti in spazi semichiusi, le strane rovine sulla sabbia, i resti assurdi di un edificio.

La natura ‘ letta' in queste alienazioni non ha tracce rasserenanti. Alberi capovolti sullo sfondo di un proscenio, uccelli di pietra che si librano alti, rapaci incastonati tra le guglie a demarcare il profilo delle cime, un castello posto su un enorme masso a levitare aereo sul mare, una rosa superba magnificante nella sua cromia scarlatta una dischiusa carnalità ad erotici effluvi, una mela maestosa  e virente a empire claustrofobicamente uno spazio angusto.

Inanimate anche le figure stagnano in atmosfere di cupa teatralità. I visi celati dietro un frutto, un fiore, un volatile, a nascondere l'identità. Uomini, donne sempre di spalle davanti ad uno specchio che torna a rifletterne il dorso. Magritte non ama lo sguardo o gli occhi di Van Gogh. Egli tramuta lo specchio in occhio e l'occhio in uno specchio. Poiché l'occhio non penetra, nasconde, respinge. Il volto resta sempre un tabù.

 

 

Il corpo nella propria nudità- tempio dell'essere - acquista una particolare valenza scenica. Assume o dismette vesti, traspare od ombreggia assimilando le cromie di fondo.

 Nel nudo La Magie noire- ( Magritte dipinse numerosi nudi femminili), il busto della moglie Georgette si azzurra della stessa tonalità di scena. La luce è così pura e presente che lo scolorirsi della sensuale parte  superiore del fisico ne provoca il fondersi con l'intangibile azzurrità.

Della stessa aura è il bianco accorparsi nubiloso, lumeggiante nella sagoma di colomba in atto di svolo, sulla tela -Le Retour-.

L'azzurro in ogni sfumatura diviene una delle tinte predilette assieme al bianco. Isolato, frammentato, a totale campitura di sfondo evoca situazioni di spleen baudleriano o accende di contrasto le fattezze.

Così nella " Maschera in gesso dipinta" - tributo a Napoleone, l'artista per conferire al modello una strana animazione, ne accentua quei tratti meno plastici e tangibili della scultura con  sfumature biancoazzurre, nuances ricorrenti in più dipinti e contrastanti altri di diverso impatto scenico.

Nel "Canto della violetta " e nei vari "Souvenir de voyage" l'interesse per un mondo pietrificato portò Magritte a dipingere uomini sasso, costruzioni poderose, ammassi di pietre ciclopiche, pietrificando uccelli e foglie come antichi fossili, e frutta e fiori d'esasperata monumentalità.

L'attrazione per la pietra spaziò largamente in un certo periodo della sua creatività così da rendere le forme e le atmosfere ad uno stato di gelida freddezza, alterando le leggi di gravità e il comportamento della materia, trattata con effetti cromatici pacati, imbevuti di una luce quieta, morbida, sfumata, come nel quadro di un pittore primitivo.

"Qualunque sia il suo carattere, ogni cosa mantiene il suo mistero. Sia ciò che appare, sia ciò che nascosto".

... come la luce e la tenebra nel medesimo paesaggio, sulla stessa tela, come le forme a completarsi nei loro contenuti, gli inglobanti negli inglobati, le figure metamorfizzate negli spazi in cui sembra vigere un apparente principio di successione ... E quelle porte spalancate sull'infinito o sull'orlo di un precipizio sembrano - tra apparenza e apparire- contenere il mistero,la magia, il sogno di cui il quotidiano si tinge modificando l'apparente naturalità.

... "Visioni più magnifiche, di gran lunga più selvagge, di gran lunga più divine... come Stare immoto sull'aurea soglia della spalancata porta dei sogni"...

 

E sulla scia poetica di Poe si ancora il poetico intelletto di Magritte. Icona di un'estetica visionaria e deviante, alchimista a separare le acque del noto dall'ignoto, l'albore dal buiore nel medesimo tempo pittorico, dove guada il suo Sentire nell'inesplorato, nell'invisibile visibile di una realtà mascherata. Sta nel ‘conturbante'l'enigma della sua pittura, dimora del tempo sospeso all'altro sguardo, insieme vicino e lontano,intenso e sfuggente,prossimo e inafferrabile.

 

                        CARLA BENECCHI

 

 


domenica, 20 novembre 1958

 

 

" Quand'ero bambino, giocavo con una ragazzina nel vecchio cimitero abbandonato di una città in provincia. Entravamo nelle tombe di famiglia di cui potevamo aprire le pesanti porte di ferro e riemergevamo alla luce davanti a un pittore di Bruxelles intento a dipingere un viale assai pittoresco dove colonne di pietra in rovina giacevano tra foglie morte. L'arte della natura mi pareva allora vagamente magica e ritenevo l'artista dotato di straordinari poteri.

... "era un sentimento puro e possente: erotismo.

La ragazzina che avevo conosciuto era l'oggetto delle mie fantasticherie e la immaginavo coinvolta nel movimentato andirivieni di stazioni, festeggiamenti o città che creavo per lei.

Grazie a quella pittura magica, ritrovavo le sensazioni che erano state mie durante l'infanzia."


 

da " La linea della vita"

 

 

 

 

IL MISTERO DELLA NATURA

Milano

PALAZZO REALE

22 Novembre 2008 - 29 marzo 2009

Curatori: M. Draguet - C. Beltramo Ceppi

Catalogo- Giunti Arte

Orari:

martedì- domenica- ore 9.30/19.30

lunedì- ore 14.30/19.30

giovedì- ore 9.30/22.30

info-prenotazioni:199.199.111

sito web: www.mostramagritte.it

 

 

 

 

riferimenti e fonti:

Art Dossier- I grandi pittori (Garzanti)- Magritte (Rizzoli)- Rif. L.Branca (Repubblica)- Marco G. Garzonio ( Milano  Sogna) Ed. Vivarum biblioteca

 

 

Visualizzazioni: 3919

LietoColle di Michelangelo Camelliti - Via Principale, 9 - Faloppio (CO) - C.P. 72 - 22020 Parè - P.IVA 01545080135 - C.F. CMLMHL61A08E025N

Powered by Akebia - Content Management System Smart Control