Siete qui:
Gafaïti Hafid - "la gola tagliata del sole"
20 giugno 2008
LietoColle - Collana Altre Terre
Testi in francese con traduzione in italiano a cura di Victoria Surliuga
prima rosa selezionati per Premio Internazionale
La prefazione al volume scritta da Victoria Surliuga
premiata al Premio "Città di Forlì" 2006
La traduzione di Victoria Surliuga
vince il primo premio al XX Premio Naz. di Poesia Tronto- sez II traduzioni
Premio Calabria- Alto Jonio 2007
Premio speciale "Fonte delle Grazie" per il miglior libro di autore straniero
Segnalato finalista a PREMIO "Francesco Varcasia" ed. 2008
sezione Libro edito di Poesia
Un nuovo
libro per consolidare il progetto LietoColle "Mediterraneus" avviato con la
recente pubblicazione della poetessa albanese Luljeta Lleshenaku "Antipastorale".L'attenzione è ora rivolta ad un poeta algerino - Hafid Gafaïti. Il contesto storico e sociale della sua poesia è quello dell'Algeria degli anni Novanta, il periodo in cui hanno avuto luogo i moti di una sanguinosa e violenta guerra civile orchestrata dal governo militare, dal Fronte Islamico della Salvezza e da numerosi altri gruppi paramilitari.
È conoscendo gli altri, le loro ansie, i loro desideri, le loro paure e le loro gioie che si possono abbattere le barriere della diffidenza, dell'intolleranza e dell'egoismo. I poeti ci possono aiutare.
la gola tagliata del sole, il volume da cui è tratta la selezione di testi qui pubblicati in traduzione italiana, si presenta al lettore primariamente come un testo informativo e di denuncia nei confronti degli eventi più tragici della guerra civile algerina (1992-1999), che cronologicamente ha fatto seguito al conflitto di liberazione dal dominio coloniale francese (1954-1962). [...]
Le poesie di Gafaïti risultano particolarmente coinvolgenti anche per la capacità del poeta di lasciare spazio alla speranza, nonostante la descrizione di eventi la cui tragicità sembra indicare una chiusura alla redenzione storica. Se da un lato il titolo della raccolta evoca un sole sgozzato, e che dunque non può portare più nessuna luce, dall'altro l'Algeria resta un paese devoto all'estate e al calore atmosferico e umano che accompagna tale stagione. In questo contesto, le liriche trascendono la loro origine contingente per riflettere i conflitti irrisolti che caratterizzano la vita in generale. Dopo un'atroce guerra civile come quella algerina non resta altro che contare gli amici morti e darne testimonianza. [...]
Sono poesie che informano di eventi spesso trascurati o non compresi adeguatamente in Occidente e che pertanto rappresentano la prima, riuscita tappa di un autore dalla visionarietà profonda e dalla voce decisa, priva di indugi. In ultima analisi, la tolleranza, la conoscenza, l'arte e la compassione vengono indicate dal poeta come le strutture portanti della civilizzazione. Alla poesia, tramite la sua funzione mnemonica, è invece attribuita la specifica caratteristica di aiutarci a sopravvivere, nutrendo di solida coscienza etica il nostro presente.
partir
habiter
habiter encore
habiter l'eau
ou la pierre
les saisons
ou leur fil
le trop plein
ou ce vide auquel
tout le monde finit par se confier
en octobre
novembre se fissure
ses vestiges contemplent
le désastre d'un pays
jamais construit
un goût de cendre
dans la solitude des marais
à ceux qui rêvent
d'exils
la réalité des visas
ne connaît pas la métaphore
elle se rit de l'image
ignore l'ellipse
ne tolère pas le paradoxe
la raison d'état
se fout de l'allégorie
des poètes et de leurs restes
à ceux qui crèvent
d'envie de se tenir droit
face à l'intransigeance des palais
il convient de rappeler
qu'il ne s'agit pas de fleurs et de mots
mais de vomissures et d'épines
à ceux qui se pâment
d'errance
du haut de leur pavé
maquillée ou nue
forcée
la marche
vers le nord
glaciale
la course
vers l'été
partire
abitare
abitare ancora
abitare l'acqua
o la pietra
le stagioni
o il loro filo
il troppo pieno
o questo vuoto in cui
tutti finiscono col confidare
in ottobre1
novembre2 si fende
le sue vestigia contemplanoil disastro di un paese
mai costruito
un gusto di cenere
nella solitudine delle paludi
a coloro che sognano
gli esili
la realtà dei visti
non conosce la metafora
ride dell'immagine
ignora l'ellisse
non tollera il paradosso
la ragione di stato
se ne frega dell'allegoria
dei poeti e dei loro resti
a coloro che scoppiano
dal desiderio di stare retti
contro l'intransigenza dei palazzi
conviene ricordare
che non si tratta di fiori e di parole
ma di vomiti e di spine
a coloro che vanno in visibilio
per il vagabondaggio
dall'alto del loro piedistallo
truccata o nuda
forzata
la camminata
verso il nord
glaciale
la corsa
verso l'estate
1 Il 5 ottobre 1988, ribellandosi dopo ventisei anni di dittatura militare, la gioventù algerina iniziò a rivoltarsi in tutto il paese per denunciare il regime e il suo partito, il Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) e per reclamare la democrazia, un sistema politico multipartitico e la libertà di espressione. Alcuni sostengono che i moti fossero iniziati e manipolati da alcune fazioni in lotta all'interno del regime. Tra il 1991 e il 1999, la situazione iniziò a diventare un confronto drammatico tra i militari, il movimento islamico guidato dal FIS (Fronte Islamico della Salvezza) e vari gruppi armati le cui vittime principali furono i civili e l'intelligentsia. Perciò, negli anni Novanta furono uccisi circa duecentomila civili, dozzine di giornalisti e centinaia di intellettuali.
2 Il primo novembre 1954, il movimento rivoluzionario algerino, guidato dal FLN, lanciò un'insurrezione generale per liberare il paese dal colonialismo francese. Dopo otto anni di guerra sanguinosa, la Francia venne forzata ad arrendersi e il 5 luglio 1962, dopo 132 anni di occupazione francese, l'Algeria divenne indipendente. Ne consegue che ogni anno, il primo novembre continua a rappresentare il simbolo della Rivoluzione Algerina.
5 octobre 88
fracas du ciel
éclair de la rue
je me suis faufilé
entre les enfants
et les chars
silence dans la ville
silence sanglant
comme la parole tue
depuis trois décennies
ils ont occupé les centres
quadrillé les axes
jadis affamés
nous voici noués
avec des yeux de rats
quand au soir
le Frère-Président
renouvelle l'insulte
nous revoilà dehors
bravant les armes
poitrines ouvertes
dans les mains
rien d'autre que le feu
5 ottobre 88
fragore del cielo
fulmine della strada
mi sono insinuato
tra i bambini
e i carri armati
silenzio nella città
silenzio sanguinante
come la parola uccide
da tre decenni
hanno occupato i centri
suddiviso gli assi
un tempo affamati
eccoci legati
con gli occhi da topo
quando alla sera
il Fratello-Presidente3
rinnova l'insulto
siamo di nuovo fuori
affrontando le armi
toraci aperti
nelle mani
nient'altro che il fuoco
3 A settembre 1988, rivolgendosi agli oppositori del suo governo, il presidente Chadi Bendjedid esortò chiunque non fosse soddisfatto della sua politica a lasciare il paese per sempre. Un'altra simile dichiarazione risale alla prima settimana di ottobre 1988, e dà adito alle sommosse.
l'Algérie, l'art et la mort
«Je ne veux pas prendre de médicaments
pour mes cauchemars car je dois rester
tel un lieu de mémoire pour mes amis morts».
Un vétéran du Vietnam
«Imparfait est notre paradis».
Wallace Stevens
je passerai
habillé de grêle
pour vous dire les saisons
je viens de loin
et loin j'irai
n'ayez crainte
mon sang ne coulera pas sur vos terres
il ne séchera même pas sur la plus secrète
de vos îles
I
Tahar parlait la raison la vérité
- qui chez nous avait marié
les mathématiques le courage et la poésie? -
dans sa moustache rebelle
il narguait la carotte et le feu
mon frère kabyle écrivait le français
Djaout parlait l'arabe mieux que les larves
qui le léchaient au Frère-Président
l'Algeria, l'arte e la morte
«Non voglio
prendere medicine
per i miei incubi perché devo essere
il memoriale dei miei amici morti».
Un veterano del Vietnam
«Il nostro paradiso è imperfetto».
Wallace Stevens
transiterò
vestito a lutto
per dirvi delle stagioni
vengo da lontano
e lontano andrò
non abbiate paura
il mio sangue non colerà sulle vostre
terre
non si seccherà nemmeno sulla più
nascosta
delle vostre isole
I
Tahar parlava di ragione e verità
- chi nel nostro paese aveva sposato
la matematica, il coraggio e la poesia? -
nei suoi baffi ribelli sfidava
il bastone e il fuoco
mio fratello della Cabilia 5 scriveva in francese
Djaout6 parlava l'arabo meglio delle
larve
che adulavano il Fratello-Presidente
homme de métal
du fond de ses sources multiples
il réclamait la forge de l'Algérie moderne
le poète ne couchait pas
avec les putains de la politique
homme d'amour et de lumière
constructeur de ponts
et non point d'îlots obscurs
de pitons assassins de chants racistes
c'est pour cela qu'il est mort
les balles qui ont fracassé sa tête vermeille
aveuglent les yeux de sa femme
tuent l'enfance de ses filles
nous mourûmes tous ce 26 mai 1993
par la grâce d'un tôlier
retrouvé et liquidé - nous dit-on -
le peuple voulait
qu'il soit jugé
le peuple veut
qu'ils
soient tous
jugés
nous voilà tous morts
ces jours de mai 1993
qui ont commencé l'exil à Oran
nous étions une poignée
à veiller Tahar en cercle
dans le jour éteint de l'Université
solitude des présents
lâcheté des absents
uomo di metallo
dal fondo delle sue fonti multiple
rivendicava la forgia dell'Algeria
moderna
il poeta non andava a letto
con le puttane della politica
uomo d'amore e di luce
costruttore di ponti
e mai di isolotti oscuri
di pitoni assassini di canti razzisti
è per questo che è morto
i proiettili che hanno fracassato la sua
testa dorata
accecano gli occhi di sua moglie
uccidono l'infanzia delle sue figlie
siamo tutti morti quel 26 marzo 1993
per grazia di un lattoniere
ritrovato e liquidato - ci viene detto -
il
popolo voleva che fosse giudicato
il
popolo vuole
che
siano tutti
giudicati
eccoci tutti morti
in quei giorni di maggio 1993
che hanno iniziato il nostro esilio a
Oran
eravamo una manciata
a vegliare Tahar in cerchio
nel giorno spento dell'Università
solitudine dei presenti
codardia degli assenti
Zoubida hurlait
le poète doublement assassiné
elle était de noir
il faut être en blanc
pour la prière de l'absent
comme Tahar elle renversait les couleurs
et les mots arrivaient à peine à tomber
des plages livides de nos lèvres
nous sommes partis dans la honte
ne sachant vers quel horizon
Paris 1998 chez Hamid Tibouchi
cinq ans d'absence
trois poèmes de Djaout - dont Erg -
dans Voix Multiples jadis tracés
ils ouvrent Pérennes
et me voilà transi
reconnaissant aux mots:
l'homme d'argile respire encore
son chant en nous joyau serti
par la grâce de tes poèmes ami
redisant Alger et la mort qui vient
la lutte entière
Ruptures
le travail et la poésie
je m'agenouille devant les pierres
entre dunes et quartz
dans le désert renouvelé
Zoubida ululò
il poeta doppiamente assassinato
era vestita di nero
bisogna vestirsi di bianco
per la preghiera dell'assente
come Tahar rovesciava i colori
e le parole quasi non cadevano
dalle nostre labbra pallide spiagge
noi siamo partiti vergognosi
non sapendo verso quale orizzonte
Parigi 1998 a casa di Hamid
Tibouchi7
cinque anni di assenza
tre poesie di Djaout - da cui Erg -
in Voix Multiples8 già tracciati
aprono Pérennes9
ed eccomi paralizzato
riconoscente alle parole:
l'uomo d'argilla respira ancora
il suo canto ha incastonato un gioiello
in noi
amico, per la grazia delle tue poesie
ridire Algeria e la morte che arriva
l'intera lotta
Ruptures 10
lavoro e poesia
mi inginocchio davanti alle pietre
tra dune e quarzo
nel deserto rinnovato
retrouvant ton souffle
j'embrasse tes enfants
salue ta famille
ton livre à la main
je repars vers le monde
barque amarrée au pays
j'inverse la mémoire
je conjure l'oubli
ritrovando il tuo respiro
bacio i tuoi figli
saluto la tua famiglia
il tuo libro in mano
riparto verso il mondo
barca ormeggiata al paese
inverto la memoria
scongiuro l'oblio
5 Originario della Cabilia, ovvero appartenente a uno dei maggiori gruppi etnici berberi costituenti la popolazione dell'Algeria. Fin dalla conquista araba del Nord Africa nel VII secolo, è sempre esistita una conflittualità continua tra i Cabili e i Berberi arabizzati intorno a questioni di dominio economico, politico e di superiorità relativa all'identità, lingua e cultura arabo-musulmana dell'Algeria. Fino a recentemente, i Chaoui sono stati i depositari tradizionali del potere militare e politico mentre i Cabili sono notevolmente rappresentati in ambito economico e nell'alta amministrazione.
6 Tahar Djaout (1954-1993), matematico, giornalista e famoso poeta e scrittore. Una delle maggiori speranze della letteratura algerina, Tahar Djaout venne assassinato per la sua aperta critica del regime militare e dei fondamentalisti islamici. Fu tra i primi esponenti dell'intelligentsia algerina ad essere assassinato.
7 Hamid Tibouchi, tra i più noti poeti e pittori, ora residente a Parigi. Amico mio e di Tahar Djaout, partecipò con Djaout al movimento artistico algerino durante gli anni Settanta e Ottanta.
8 Voix Multiples [Voci multiple] è il titolo della rivista che ho creato con Hadj Miliani e un gruppo di amici (tra cui Brahim Hadj Slimane, Farid Moughlam e Sidi Mohamed Belkhadem) a Oran tra il 1981 e il 1988. Unica rivista letteraria indipendente dal Partito e dalle pubblicazioni del governo, rifiutò la censura, incoraggiò i poeti emergenti, ricevendo il sostegno di autorevoli studiosi, poeti e scrittori quali Kateb Yacine, Abdelatif Laâbi, Tahar Djaout, Abdelkader Djemaï, Rachid Mimouni, Michel Cassir, Abdelmajid Kaouah, Arezki Métref, Farid Mammeri e Hamid Skif. A seguito delle leggi marziali istituite dopo le rivolte del 1988, la pubblicazione della rivista venne proibita. Con lo scrittore Mohamed Sehaba, la rivista cambiò poi titolo, da Voix multiples a Erg. In seguito a una nostra interpellanza e dopo essere andati in tribunale, la pubblicazione della rivista venne comunque bloccata nel 1991.
9 Pérennes: Encres de Tibouchi [Perenni, «inchiostri» di Tibouchi], la raccolta di poesie di Tahar Djaout pubblicata postuma.
10 Il settimanale che Djaout pubblicava con altri giornalisti quali Abdelkrim Djaâd, Métref e Arezki Aït-Larbi.
IV
et vous illustres inconnus!
la jeune Katia
qui a nargué le voile
et comme le soleil face à ses nains
«nue» comme ils disent
porta la beauté
à peine dix-sept ans
le corps criblé de balles de haine
de meurtrière folie
l'ancien moudjahid
à 6 heures du matin
pierre-mémoire de la Résistance
s'effondre hébété
son fils était flic?
les harkis sont revenus?
IV
e voi illustri sconosciuti!
la giovane Katia15
che ha sfidato il velo
e come il sole appare ai nani
«nuda» come dicono
portò la bellezza
appena diciassettenne
il corpo crivellato di pallottole d'odio
di follia omicida
il vecchio moudjahid16
alle sei del mattino
pietra-memoria della Resistenza
sprofondava inebetito
suo figlio era un poliziotto?17
gli harka18 sono ritornati?
la femme enceinte
éventrée recousue
son foetus jeté aux chiens
dans son ventre la tête de son mari
les adolescents
lentement assassinés
pendus au fer et à l'injustice des flammes
les enfants
moulus à la hache
contre les murs fracassés
hommes femmes chérubins déchiquetés
mitraillés coupés en morceaux
achevés à la rancune et au chalumeau
et vous camarades soldats gendarmes flics
fils du peuple tous
malgré les calculs de vos maîtres
l'hypocrisie sans fin
de ceux qui n'épargnent même pas les vôtres
la donna incinta
sventrata ricucita
il suo feto gettato ai cani
nel suo ventre la testa del marito
gli adolescenti
lentamente assassinati
appesi al filo metallico e all'ingiustizia
delle fiamme
i bambini
macinati con le accette
fracassati contro ai muri
uomini donne cherubini dilaniati
mitragliati tagliati a pezzi
finiti dal rancore e dalle fiamme
ossidriche
e voi camerati soldati gendarmi
poliziotti
tutti figli del popolo
malgrado i calcoli dei vostri padroni
l'ipocrisia senza fine
di coloro che non risparmiano nemmeno i
vostri
15 Katia Bengana era una studentessa liceale e tra le prime donne vittime del terrorismo. Le sparararono il 28 febbraio 1994 perché rifiutava di obbedire all'ordine imposto alle donne di portare il velo.
16 Termine arabo che significa «combattente». In Algeria, si riferisce ai membri della resistenza al colonialismo francese durante la Guerra di Liberazione Nazionale (1954-62). Oggi corrisponde a «veterano di guerra».
17 Durante la guerra civile, i poliziotti e i loro famigliari divennero sistematici e facili bersagli degli assassini.
le baiser de l'eau
à chaque migration d'oiseaux
face au feu ambré du crépuscule
le froid de la ville me prend à la gorge
nain je retrouve
les grains de folie colorés
qui m'ont fait quitter le pays
ai-je troqué le soleil
pour le pain blanc la pierre carrée
là où même les loups sont désarmés
échangé les longues marches sans but
pour une course sans répit
perdu le baiser de l'eau
pour des amours en sursis
avalé mes langues
pour des mots au goût
à jamais étranger
silence sur silence
dans cette avenue de l'être
où il n'y a de juge que le temps
les arrêts sont mirages faciles
inutiles les nuages
tels chasseurs sans proie
fraternelle peut-être
la nudité de la voix
il bacio dell'acqua
ad ogni migrazione di uccelli
contro al fuoco ambrato del crepuscolo
il freddo della città mi strangola
come un nano ritrovo
i semi colorati della follia
che mi hanno fatto lasciare il paese
ho barattato il sole
per il pane bianco e le pietre quadrate
dove gli stessi lupi sono disarmati
scambiato le mie camminate senza meta
per una corsa senza tregua
ho perso il bacio dell'acqua
per degli amori noncuranti
inghiottito i miei linguaggi
per parole dal gusto
di eterna estraneità
silenzio sul silenzio
in questo viale dell'essere
dove il solo giudice è il tempo
le fermate sono facili miraggi
inutili le nuvole
come cacciatori senza preda
fraterna forse
la nudità della voce
l'immense fatigue des pierres
notre lot est de compter les morts
garder ce qui reste d'amis
devant les mensonges de l'Histoire
l'immense fatigue des pierres
sous le soleil de cendres
nos corps sans été
l'immensa fatica delle pietre29
il nostro destino è di contare i morti
custodire gli amici rimasti
davanti alle menzogne della Storia
l'immensa fatica delle pietre
sotto il sole di cenere
i nostri corpi senza estate
29 Riferimento al titolo della raccolta di racconti di Regine
Robin dal titolo L'immense fatigue des pierres. Biofictions [L'immensa
fatica delle pietre. Scritti
autobiografici].
***
In copertina "Sole
rosso" di Joan Mirò
Romanze e Jeanne Charnier-Qualia di
Studi Francesi e Francofoni alla Texas Tech University di Lubbock, in Texas.
Oltre ad aver insegnato come titolare della prestigiosa borsa di studio
Fulbright, Gafaïti è stato professore di letteratura americana, inglese e
comparata sia in Algeria sia negli Stati Uniti, alla Penn State University, The
University of California at Berkeley, The University of Michigan at Ann Arbor,
The University of California at Davis e The University of California at Santa
Cruz. Gafaïti è considerato tra gli studiosi più noti e autorevoli nel campo
della letteratura francese contemporanea, francofona e comparata. È autore di
una decina di volumi di critica, che includono: Kateb Yacine: un uomo,
un'opera, un paese (1986), Boudjedra o la passione per la modernità (1987),
Le donne nel romanzo algerino (1996), Culture transnazionali della
Francia (2001), La diasporizzazione della letteratura postcoloniale:
Assia Djebar, Rachid Mimouni (2005), Migrazioni, diaspore e
multiculturalismi francofoni (2006), Le donne e la scrittura della
trasgressione (2006). Gafaïti dirige la collana Studi transnazionali,
francofoni e comparati per la casa editrice francese L'Harmattan. Il
suo lavoro poetico è stato pubblicato sulle riviste "Voix multiples,
"Afrique-Asie", "Erg", "Le Maghreb littéraire",
"Cyber Sahara", ed è incluso in Anthologie thématique de la poèsie
algèrienne d'expression française (2003). La presente scelta di testi in
traduzione italiana è tratta dalla sua raccolta la gorge tranchée du soleil (Parigi,
L'Harmattan, 2006).
Visualizzazioni: 820


