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Seclì Ilaria - 'Del pesce e dell'acquario'
13 aprile 2009
LietoColle - Collana Aretusa
Un viatico, questo libro, per addentrarsi in una dimensione misterica, slegata dalla realtà, pregna di forze centrifughe dalla quotidianità e dal contesto attuale. Una raccolta percettiva che si avvicina al misticismo e attraversa simboli esoterici avvalendosi di una rigorosa ricerca sul linguaggio con il risultato di rendere contenuti essoterici.
*
non sarà così diverso il destino di dopo
come oggi grigio e poco vento
stesso filo per la roba ad asciugare
e un'ombra vaga di fumo, forse
ancora dai camini. eterno novembre
o febbraio senza attesa. e la grazia, talvolta
dei risorti alla primavera antica
con un tiepido colore di vendemmia
un silenzio dei pesci fecondato dall'acqua
per il mistero lungo convesso alla parola
il mai visto
si piegano in danza familiari melodie
e col giunco d'ebano cuciono il pensiero,
scivolandolo per sempre nella quiete illesa
del mare. lì, il mantra dei millenni
lì, il segreto semplice alla porta
del rovesciamento esatto
né alcuna lingua scioglieranno
*
è tutto bianco, qui, a Eden
G. P. Guerini
né linea più fedele all'orizzonte
il palmo stellare preme il muro
sui secoli di pietra. striscia la lucertola
le lancette dell'Immobile Afono
l'eterno movimento che conosce
tutti riavvolti i respiri degli animali
o fumi d'oriente che appiccicano nomi,
foto smunte, attrezzi, camicie del '900
sui muri gialli che il sole avrà. il ferro
alla terrazza, il geranio orfano d'aria
ceduto alla domanda scomposta del gatto
uno scalcio d'amnio innaturale
attutito da altri mondi in mezzo
dal silenzio pieno che verrà
tutto resiste al sinistro rombo di vento
venturo. la colomba appollaiata in cielo
l'ultimo sorriso la cenere bianca
l'ultima sillaba gracchia sul marmo
*
li ho rivisti al vetro guardare imbronciati
l'andare capovolto l'indietro gli occhi
agli occhi da sempre alle creature
e la mano a quelle innaturali
uomo da uomo pietra al nodo insoluto
storia alla gola secca del finale
la pioggia all'intenzione di cadere
la strada al dosso insuperato
il viaggio inceppato al rimbalzo
la curva e il secchio
dio irrisolto al delta eterno. un insetto
all'indice del sangue forte
e senza cucitura
sciolto il fumo nostro alla spugna
intatta, i bottoni ai futuri persi
bilancia d'acqua
passarsi la spugna lenta tra il collo e il braccio,
magari con la sottana trattenuta ai fianchi
chiudere gli occhi e appendere il profumo al cervello,
farne un fatto d'atmosfera, un'altalena sospesa
a fil di cielo. la solitudine versata nella durata lunga
del mare, nell'acqua che sciaborda. già mia madre
mi teneva così, raccolta e appesa
nella bacinella trattenuta da due sedie
con le labbra che soffiavano le sue mani insaponate
già mia madre mi teneva così, già sapevo la bilancia
d'acqua, la distanza eterna e rarefatta di esserci,
creatura di grazia, senza stare
dalla sezione
Dal bosco
*
di lì a poco un'altra porta
l'anticamera di Alice
la pioggia al riparo
il vapore alla bocca della scarpa
sfatti al tempo, faro coperto e fumante
la sigaretta all'altalena
orfana di fiamma al fuoco vasto
e gocciolante
resta lì sotto il giallo campanile
al quadrato di una scena capitale
impalati gli uomini e il profitto
impalati i venti
l'oro infrange occaso e la sua scheggia
il duomo resta eterno
eterna la bellezza inverginata
eterna la staffetta
*
quel tempo verde collo di gennaio
apparecchiati i fasti delle rondini
pietra aperta e smanie al passo
prima che soglia, ospitalità delle fontane
insensate O nomi mascherati. lune prima,
i triangoli delle vie dorate già lì condotti
senza elettra: indolenza tonda non stupiva,
ben altro e un faro benedire il mondo
battezzato, poi sporcato, fatto bianco.
di che si nutrono questi animali
insonne venuta notte e poche sillabe
catrame a pagamento per le cifre,
insomma perfetto quel migrare di uccelli
in grazia fratricida tutto il codice a mente
spollinava in vita l'autentico ordine
delle volontà, autentica vita
a notte estinta, vita
*
la tana sbriciolò il destino a ore
umide volte stellate e tabacco
la lingua ai piedi della lettera
d'ingresso, la barca impossibile
e muta, gli spiriti invertebrati,
la porta principale, l'abbecedario
monco - schiuma alla sabbia -
volubile ermeneutica del Caos
pietra spugnata rossa. la fuga,
la cerimonia senza pazienze
patafisica delle formiche
dalla sezione
Tre giorni postumi o dellogniddove
*
Cavane il dente a ridosso del marciapiede
scosta il vaso dalla terra morta
il grembo immaturo seduce i frutti
e il seme, il verde nel bosco, l'unghia
in sua scorza di legno. Canterete,
canterete a precipizio fino all'ombelico
nero della terra. Trombe del Quattrocento,
pedanti, storiografi in panchina:
- E c'era pure una donzella! -
Il vento porta, il vento porterà
così il monaco di schiena infreddolito
la suora e il tulipano rosso al dito
e la sesta d'alfabeto al polso scuro
*
la medaglia all'onore si è piantata
nella scapola anteriore.
ora va svestita da lì in giù
senza bretelle senza collegate
lontananze. lingue accordate:
tono tono semitono. e questo sputo.
bava nera. crucifige, allarmava
dal tredicesimo piano - calante -
la spilla di balia
*
immaginate ora le macerie, la pietra nuda del dopotutto
la sensazione breve di ciò che fu. quei moderni post
quei dinosauri. cos'erano i giardini e i palazzi, gli asili
i mercati, i mendicanti, le città
le voci all'asta dello scherno e del trofeo e il viaggio.
cose nostre immortali alla bavetta
cos'è il prima e il colore. un pianto di bambina
le parole scritte in spazi crudi nemmeno di museo. i letti
gli eletti il sangue vuoti al sedimento.
al ritrovamento possibile. mura strette all'ossigeno
mancante tutte inodore e incolore
forse solo un'eco di bruciato, appena
ciò che può avvenire dell'estrema decadenza
il fatto solo di un niente
e la certezza di un finale verosimile
né obbligato alla storia più
dalla sezione
L'opera maltradotta
tra Prima e il Rimedio appena rimediato
ecco comparire ecco partorire
un lamento una nenia un ritornello(La guida, a guardia della palude, o la Luna:
achtung, dalla prima alla penultima stazione
solo in Carrozza)
Carrozza barocca
Pensandoci se ne potevano trovare altre
pensandoci se ne potevano trovare di migliori
forse più efficaci. non farse false soluzioni. forse
sollevata appesa bruciata stordita
Pensandoci se ne potevano trovare
Offerta senza oneste intenzioni
in tuffi blu di cristi kieslowskiani
Fosse vivo E. 17, nel '92. fossi viva io
fosse stato un albero o un'unghia di gallina
l'ematofago che impietriva
fosse stato una mondina
fosse stato un albero o un'unghia di gallina
l'ematofago che impietriva
fosse stato una mondina
Oh angoscia che viene in belletto e s'affaccia
carrozza barocca décolleté prezioso
e gonna gonfia di merletti francesi. neri
gonfia da infilarci una vita. uligine parigina
e giocare a giocarla tra le gambe intorno
ooo, ulaoop, giro in tondo, giro in tondo
com'è folle il mondo, com'è folle la terra
Oh madame ubriaca di vino e di eccesso
oh angoscia che viene in belletto e s'affaccia
carrozza barocca. portiamola in scena la parte
proviamola ancora montiamo le luci schiariamo le voci
Dei morti è il pubblico ed è lì ad ascoltare
senza tirso o crocefisso a farli ballare
che è singhiozzo di bruti ed è meglio all'appello
scappare
Ilaria Seclì (Ginevra, 1975). Ha pubblicato D'indolenti dipendenze, Besa, 2005. Chiuderanno gli occhi, con Antonio Diavoli, Quaderni di Cantarena, 2007. Del 2007 la performance teatrale, con Adamo Toma, tratta dalla raccolta inedita La sposa nera.
In copertina: fotografia
di Ilaria Seclì
"Squarcio di luce",
casa Battlò, Gaudì, Barcellona
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