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Saracino Carla - "I milioni di luoghi"
05 luglio 2008
sez Poesia edita FRANCESCO VARCASIA 2007
1.
Raccolta inquietante, questa. Perché attraversata da una
energia temperamentale diffusa e concentrata a interrogarsi,
domandarsi se tutto è poi così reale come sembra.
Energia, o coscienza in ombra che mette in discussione ogni eventuale
verità e valore di percezioni, ricordi, frammenti di vita,
tracce di passato.
2. I momenti più intensi mi
sembrano, tuttavia, essere quelli in cui il valore delle cose appare
non tanto negato quanto, letteralmente, neutralizzato. Quando anche
le sensazioni minime (se non quotidiane) vengono sottoposte a una
ossessiva, quasi incarognita sospensione di giudizio.
3. Ma
come sono, le cose sospese, colte nell'attimo in cui passano dal
senso al non senso? Che tonalità posseggono, in questo loro
svanire, scolorarsi? Una tonalità indistinta,
indefinibile. [...] Forse, per afferrare una simile
tonalità bisogna solo cercare. Procedere per tentativi.
Variare. Giocare sui contrasti. [...] Domina, in fondo,
una aspirazione tetra e ambiziosa: esprimere attraverso le parole la
totale, desolata, mancanza di senso.
4. ... una delle prime
mosse dell'intera raccolta consiste in una esplicita dichiarazione
antivitalistica: "forse, amo qualcosa che non è la vita".
Né slancio misticheggiante, né travalicamento verso il
trascendente. Solo l'acquisizione che oltre la vita altro non c'è,
ottusamente, niente che non sia ancora vita. E non è un bene.
5. È strano. Perché, paradossalmente, quel
disamore di sé consente una sorta di comunicazione, di
colloquio con chi non c'è più. Come se la mancanza di
senso avvicinasse i vivi e i morti, rappresentasse il loro terreno
comune, la zona dove coabitare.
dalla
prefazione di Mario
Santagostini
E così la mia anima ba va
in qualunque luogo il mio cuore puro voglia:
nei cieli e sulla terra, nei milioni di anni.
da "Il libro egiziano dell'uscita alla luce"
... quando
una cosa
è sempre comparsa e
ora distingue anche me...
sezione I
Forse,
amo qualcosa che non è la vita.
È meno di
me.
Conosco questo stato.
Mi aspetta
la comunione della
specie.
Come
è vero alla fine delle stagioni
il timore della loro
brevità.
Al limite dell'oblungo vetro di
pioggia,
sull'adiacenza dei vetri è
l'acqua
l'umano.
Dopo
di sé come dire dopo i diari del buio
quando è
completo ignorarsi.
È l'incastro di un ritmo
indisciplinato,
sottile, lungo a capirsi,
la natura lo
riproduce
in eredità alla vita.
sezione
II
Tu
muori
mentre io sono fuori,
per strade, cibo fritto
in
un'aria quasi estiva.
C'è tanta gente intorno,
il
clima è asciutto,
sembra non sia mai esistito, un clima.
Io
vado verso un assoluto
tu muori.
Si vede a tratti come un
cappello
che aspetta.
Bari,
16 marzo 2006.
O
morti delle sere d'estate.
Ecco
il vostro alito
sopravvissuto.
Un gemello non vinto
dalla
sepoltura
vi darà le forme d'una
appartenuta
fortuna.
Io
passerò
e nessuno proverà a resuscitarvi.
E ora
che restate assorti
io vi compatisco.
sezione
III
Nell'aria
non ci sono malesseri
solo voglia di stare
compiacersi del
vivere come una
migliore cura.
Il tempo di ottobre non entra
nelle case.
A noi sembrerebbe un'altra stagione, ma dirselo
non
è preoccuparsene
e allora continuiamo silenziosi
a un
passo dal salutarsi,
essere presenti.
C'è
una salubrità nell'aria,
volge come volge la sua
soluzione
e non incanta.
Io, che a scheggia vi
cammino,
disturbo, sono vigile,
erompo nelle
ambiguità.
Molto
dovrà passare
prima di chiedersi dove sia giusto
o se
non rischi ogni momento
di diventare quello
e l'imperfetto.
Carla
Saracino (Maruggio,
1980) è alla sua opera prima. Sue poesie sono apparse su Lo
Specchio de La
Stampa, L'Immaginazione (Manni). È presente con sillogi
sulle seguenti antologie: Poeti Circus (Poiesis), Tabula Rasa (Besa),
Da Napoli, verso... (Kairòs).
In copertina: opera
di Aldo
Summa.
All'interno:
foto di Luigi
Mangione,
tratta
dal volume "Terra di Puglia, poesia d'immagini"
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