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S. Leoni su Montieri
Impressioni di lettura di Stefano Leoni
FUTURO SEMPLICE di Gianni Montieri
Nel titolo di questo libro, Futuro semplice, edito da Lietocolle, si compie l'arco della ricerca che Gianni Montieri delinea poi attraverso le 27 brevi poesie che lo compongono.
"Il futuro è un'ipotesi", mi viene in mente il titolo di una canzone di Enrico Ruggeri. Se per il cantautore il futuro è una fasulla possibilità per nascondere un passato che ferisce, è "un alibi" per "uomini duri" che immaginano un tempo a venire ma incapace di essere risolutivo proprio perché costruito, e immaginato, per essere una scusa, per Gianni Montieri il futuro è semplice, ovvero un futuro breve, a portata di braccia, di lì a poco. Per entrambi dunque il presente è l'unico ambito nel quale si è davvero costretti a muoversi, a relazionare.
Trovo nella tonalità usata da Gianni una nuance pastello e non uso questa definizione in senso negativo: sento che lo sguardo dell'autore si muove in un equilibrio tra consapevolezza e ragionata affermazione del disagio. Certamente si nota la maturità di chi scrive, nel tipico calibrare le sfumature di chi ha vissuto già abbastanza per temperare i forti contrasti, pur con la capacità di delineare l'evento, l'emozione o la scoperta.
Milano è la rappresentazione di un rinnovamento, di quel futuro che Montieri ricerca, ma è anche qualcosa che si impara nei piccoli gesti di una quotidianità in qualche modo scontata, percorsa quindi dalla curiosità del nuovo che si manifesta eppure nel relativo distacco di chi la osserva sapendo che non vi troverà il lampo accecante dell'imprevisto.
"Io Milano l'ho imparata il sabato / nei passi lasciati ai bordi del naviglio", dice Gianni, sottolineando con la lettera minuscola nel nome del corso fluviale, come tutto si rappresenti modestamente, a piccoli passi, nel minimalismo giornaliero.
In questi testi si trova un umano in certo qual modo conformato che si adatta a un ritmo per il quale "si fa finta di essere uguali", lo stesso umano però che, probabilmente nella solitudine di privatissimi momenti, racconta "un pezzo di questa caduta", nella non celata percezione che "La felicità è un abisso."
Un abisso che mi pare tornare nell'ultima poesia che chiude questa interessante prova di Montieri, Abitudini, dove il vuoto dei gesti, pur semplici, ma capaci di restituire la serenità di una qualche certezza, denuncia la difficoltà di adattamento a un ritmo di vita diverso da quello che forse ci si aspettava nelle immaginazioni.
E qui si apre un'altra chiave di lettura possibile dei testi, che percorre tutte le poesie di Futuro semplice: la sottile, pacata denuncia di una "anormalità" che la cultura sociale attuale ci permette. Il vivere da single, la difficoltà di costruire una esistenza nei solchi dei nostri bisogni primari, falsati dalle "porzioni monodose", dalla "cottura crisp" arrivando a non farci nemmeno più caso è una situazione possibile, anche accettabile, ma certamente lontana dalla naturalità dei percorsi e, voglio azzardare, incapace di immaginare e quindi muoversi verso un futuro che non sia più semplice ma denso e edificante.
Il linguaggio che Gianni utilizza per proporre le sue visioni si adatta bene al tono, e ai significati, dei testi. Il ricorso a un linguaggio che attinge dal parlato e a sequenze formali non complesse, l'uso di metafore costruite su oggetti, paesaggi e situazioni minimaliste più che minimali, spinge ad una accattivante empatia col testo, fornendo profondità e spazi inaspettati.
Non è un caso che una delle poesie contenute nel libro sia dedicata a Raymond Carver, autore definito forse anche non del tutto correttamente minimalista ma certamente uno dei fari indiscussi di un genere letterario sfrondato ed essenziale, e che certamente Montieri deve amare in modo particolare.
Nonostante questa prova di Montieri appaia come una opera prima, e tale è se vista come pubblicazione, è facile capire che scrivere per Gianni sia una abitudine da tempo, o per lo meno, abbia frequentato la lettura in modo consapevole e vasto, non solo di letteratura contemporanea.
Capace di un linguaggio che "arriva", attuale, schietto, mi pare una proposta interessante che l'editore Lietocolle ha saputo cogliere e offrirci e che, ne sono certo, darà soddisfazioni all'autore. Un primo frutto al quale ne seguiranno altri, immagino, con accentuata capacità di incisione: se ne sente vitale il germe.


