S. Di Spigno su Ruotolo

 

Nota di lettura su ''Secondi luce'' a cura del poeta e critico Stelvio Di Spigno per la presentazione del libro presso la libreria Treves di Napoli - 10 marzo 2011


Il libro di Anna Ruotolo,  Secondi luce, in apparenza connotato da una luminosità e una spontaneità irredimibili, gioca la sua vitalità su molteplici piani che potremmo definire metapoetici, formando un discorso omogeneo, come ogni voce poetica dovrebbe essere, che a una lettura attenta si dipana in una miriade di microstrutture e inserzioni che fanno da sponda non solo al cuore ma all’intelletto del lettore. La prima cosa che colpisce è la composizione del libro, fatto di due capitoli e quattro sottosezioni, o sezioni che disegnano una struttura a piramide, sia a livello tematico che nelle rilevazioni dei testi singoli, che elargiscono con frequenza alternata momenti di intensa letterarietà a ad altri di maggiore incisività linguistica, metrica, semantica. Ma è soprattutto sul linguaggio di questa poesia che dobbiamo soffermarci. Ogni autore esordiente, o comunque giovane seppure non inesperto, porta con sé il bagaglio, o sarebbe meglio dire il fardello, dei propri studi e delle proprie letture; degli autori che ha frequentato nella propria formazione culturale e artistica. In genere, se la vocazione dell’autore è autentica, il suo percorso continua con il graduale abbandono di influssi, echi, stilemi, immagini e forme mutuate dal passato. Anche per Anna Ruotolo è così. Ma a differenza di altri giovani esordienti però, per i quali la polarità “letteratura-realtà” è più scoperta, Anna sceglie un territorio linguistico ben preciso e decide di attraversarlo interamente, assumendosi la responsabilità e il rischio di sembrare a tratti eccessivamente compiaciuta di immagini aeree e sospese, di lunghi monologhi interiori che sembrano non uscire dalla pagina scritta. In realtà, il suo lavoro è quello di attraversare il territorio marmoreo della letteratura agendo nel singolo testo con una minuta sperimentazione strutturale che si crea verso dopo verso, quando non parola dopo parola. L’ascendenza ermetica della sua poesia non è generica, ma voluta, ricercata, come un ripiano sul quale calibrare, poi, elementi diversi, e metterli a reagire gli uni con gli altri, se non contro gli altri, fino a raggiungere per ogni singolo componimento un equilibrio che verrà disfatto nella pagina successiva. Avviene così che su una decisa griglia di significati, nella quale hanno la prevalenza il discorso amoroso con un “tu” sempre presente a delimitare lo spazio di un colloquio a distanza, la spiegazione dell’io poetico delle motivazioni dell’incontro con l’Altro – dove con la parola “altro” va intesa sia la comprensibile figura parentale di pagina 50, sia in senso lato,  la configurazione ascetica e mistica di stampo religioso – resti sempre problematizzata ma anche sorprendentemente raggiunta; su questa griglia di significati, volta per volta, le scelte linguistiche variano: ora aggiungendo qualche arcaismo, ora un neologismo o un apax, ora insistendo con delle ben mascherate citazioni, ora cedendo alla lusinga di una poesia da camera dalle parole distese; ora insistendo con lunghe catene paratattiche, ora con apposizioni che si delineano e chiariscono le intenzioni finali del testo singolo, ora con accostamenti arditi e metafore imprevedibili (come se si trattasse di un finissimo gioco letterario elevato a potenza), o con una nomenclatura da abbecedario o da bestiario medievale. Insomma il segno, anche se non modo parossistico, diventa autonomo rispetto a una poesia il cui progetto è quello di spiegare se stessa, quasi di confessarsi, di fronte all’altro da sé. Ed è proprio il possesso di questa capacità di rendere autonoma la lingua rispetto alle cellule semantiche, a colpire in questa giovane autrice. La sua poesia, che può sembrare identica a sé per tutto il libro, è in realtà in continuo sommovimento sotto la cute dell’attimo. La Ruotolo innesca così una riflessione sul tempo: quello identificato in uno stile quasi epistolare, e quello dell’intonazione e delle variazioni prosodiche e linguistiche dei versi. I secondi luce del titolo sono senz’altro un rimando rimpicciolito della distanza degli anni luce, che contano miliardi e miliardi di chilometri, ma rappresentano anche l’inventario di una vita nella quale la luce è troppa. C’è troppa luce e, in un arco di tempo brevissimo come un secondo, bisogna cercare un po’ d’ombra l’ombra in cui “un po’ si vive”, come recita il finale del testo preomiale e programmatico. Ma come si fa a vivere? Per Anna Ruotolo tutto resta dentro il confine della poesia, tutto si gioca nel linguaggio. Si vive, si trova la vita e la vitalità con delle effrazioni: formando versi brevissimi, di una sola parola, accanto ad altri dalla lunghezza tradizionale come l’endecasillabo o il settenario con varie accentuazioni, formando concrezioni linguistiche che condensano due lemmi in uno solo, alternando sinonimi in sequenza, facendo poesia del corpo (ovvero con la pronuncia di parti del corpo meno poetiche come i “lobi” di pagina 65), mettendo in posizione chiave dei logonimi, ossia citazioni di parlato, di discorso orale, fissato nell’impianto aulico e cortese del poetico, ricorrendo a translitterazioni e smottamenti fonici, ponendo quesiti all’interno di versi dall’apparenza descrittiva, utilizzando plurali assoluti di ascendenza ermetica accanto a improvvisi vocaboli dalla tipizzazione vernacolare, accrescitivi, sfumature ironiche, nelle quali si scorge tutta l’abilità di gestione di un linguaggio poetico e orale pressoché infinito come è quello offerto dalla lingua italiana. Tutto questo fa sì che Secondi luce spiazzi il lettore quasi per contratto, o meglio, che tra l’autrice e il lettore si ponga un patto preliminare per il quale chi legge si impegna a lasciarsi sorprendere viaggiando attraverso il tempo del singolo testo e dell’intero libro, avvinti tra di loro in modo inestricabile. Questa percezione del tempo, a sua volta, è parallela a quella brevissima del motivo dell’incontro che cerca una “terra del dopo”, come a pagina 24; ma è anche parallela a quell’aspirazione a porsi fuori dal tempo, tipica dei testi più riusciti, imitando il respiro di un’eternità come aspirazione ultima di tutto l’umano. Va osservato, dunque, che il bagaglio tecnico della Ruotolo è notevole, soprattutto se si considera l’età dell’autrice. Ma va anche detto che questo assetto è ancora allo stato iniziale, anche se non va data a questo pensiero un’accezione negativa. Si ha l’impressione, piuttosto netta, leggendo il suo libro, che questo primo passo così impegnativo sia soltanto il primo e non resterà isolato e fine a se stesso. Come lascia già intravedere il secondo lavoro della Ruotolo, “A” come Avvicino, uscito in antologia poco tempo fa. La direzione della sua ricerca è quella di sgrossare sempre di più il nucleo forte del dato emotivo da una facile gamma di lirismi e modulazioni estetizzanti che a volte pesano sul suo discorso, anche se persino il peso eccessivo di alcuni suoi periodi sembrano portate ad arte proprio nel punto dove le ritroviamo e non altrove. Perché va sottolineato che anche il più mentale dei suoi versi è frutto di un istinto genuino verso la poesia, che è connaturata alla natura della persona e riesce alla fine come unico e autentico mezzo di espressione. Non va pensato che l’impatto linguistico del suo lavoro sia effettuato con furbizia e disonestà. I versi che si ottengono in questo modo sarebbero farraginosi e cerebrali. Ma l’espressione “lavoro sulla lingua” va intesa in altro modo: come il risultato di una imprevedibile creatività e apertura improvvisa alla creaturalità del sentimento, che fanno di Secondi luce un libro riuscito, degno di essere letto e doverosamente apprezzato. Apprezzato come frutto di un’intuizione fresca e a suo modo strabordante e personalissima, quindi già riconoscibile e originale.                 

 

Dal nostro catalogo

Ruotolo Anna - "SECONDI LUCE"

ISBN: 978-88-7848-528-0

Anno: 2009

Prezzo: € 10,00 [ Acquista ora ]

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