S. Contessini su Grancini

 

 

L'intensa attività della casa editrice LietoColle ha portato alla nascita della collana Solodieci, ultima venuta, dove si raccolgono piccoli e agevoli gioielli, che in dieci componimenti offrono uno spaccato poetico di riferimento dell'autore e ne sono il biglietto da visita.

Si tratta certamente di un bel modo di introdurre alla poesia e farne circolare i contenuti. Gli autori fin qui presentati sembrano appartenere ad un Olimpo di concentrata qualità e di intensa suggestione poetica. Luca Grancini è tra questi e, per essere alla sua opera prima, ci fa dono di testi curati ed espressivi senza tralasciare contenuti che conducono a stimolanti riflessioni.

Già l'incipit è stella polare che orienta il tragitto, riporta alle speculazioni di S. Agostino a cui Rebora si accompagna. L'attenzione viene spostata sull'indagine del mondo degli affetti e la dimensione trascendente dell'esistere. Come tavole di antica legge, ogni componimento è assimilabile a chiara fonte che disseta l'arsura del tempo presente, che scorre come sabbia nella clessidra. I testi con la freschezza di interrogativi semplici conducono alle riflessioni che facciamo finta di aver dimenticato, agli interrogativi che spiazzano la nostra esistenza in quanto nodi mai sciolti. Ecco che la descrizione dell'abisso si traduce in accresciuta consapevolezza di quanto la forza di gravità attiri verso il nucleo denso delle incognite prive di risposta, così che questa insapienza ci conduca alla scomparsa di quella che tutti riconoscono come dimensione spirituale di appartenenza a prescindere dal Dio di riferimento. La stessa scienza, nella sua condivisibile laicità, non interroga più le situazioni liminali della vita, quale la nascita e la morte, e la parola "Dio" non gioca più alcun  ruolo. Per Luca tale parola è invece una "presenza" di riferimento, costruita giorno dopo giorno, quale necessità estrema di individuare la deità di cui sente di non far parte, ance se identificata. La mia vita evaderà il ricordo.../ e poi scomparirò/ come figlio del caso/ nel nulla della distruzione. Versi misurati che non mancano di sferzare e che rimbombano in una eco interiore senza fine, ossessiva ripetizione della consapevole caducità dell'esistenza umana.

L'essere più presente del Creato... non si mostra... celandosi nell'ombra è la manifestazione di un sentimento di fede che si accresce nella sua lucida critica: Questa ultima speranza mi rimane/ per non convincermi della tua inesistenza/ o del tuo essere ingiusto. Un dialogo intenso che si districa tra gli orpelli assegnati dell' "ordine della ragione" che scandaglia acque basse, dove il rischio di incagliare il galleggiamento della chiatta che trasporta sul mondo di superficie in una infinita catena di interpretazioni, diviene errare nomadico. Turisti o vagabondi di questo errare, dov'è l'uomo? Ecco l'interrogativo che in me sorge da "Dialogo con Dio", ecco la gratitudine all'autore per aver saputo accendere il desiderio di luce in una Cognitio Vespertina, un sapere per cui non occorre apprendimento poiché insito nella dimensione sovraumana che Grancini ha ben sperimentato nella sua lancinante consapevolezza di libero spirito.

 

 

 

Salvatore Contessini

Roma, ottobre 2009

 

 

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