S. Bordoni su Amadei
22 luglio 2009
"In aprile 2008 è stata realizzata la sua prima esposizione
fotografica" - così leggo nelle note
bibliografiche di Filippo Amadei (oltre a ciò che si riferisce al suo breve ma già significativo curriculum poetico) e
così, ancor più, comprendo la fonte della sua poesia, come fosse
una "macchina fotografica" che osserva il mondo. Già avevo letto la sua prima
raccolta, intitolata "La Casa sul Mare" del 2005, e ancora ricordavo la
"figura" poetica dell'autore: un naufrago consapevole che si accingeva a cercare
un'origine. Può essere questo - è vero - un pensiero che, prima o poi, tutti ci
insegue e tutti ci accomuna. Ma qui, in questa nuova prova, il giovane autore -
affidandosi a una "parola" che ancor più fedelmente lo assiste nella sua
sorprendente carica passionale - riesce a procedere nel suo processo di
disvelamento emotivo, soffermandosi nei vari passaggi che si "affrancano" alle
diverse realtà quotidiane e a una sua personale coscienza critica. Non per
nulla ne dà conferma un suo verso originalissimo: "Noi siamo le matite del
mondo / disegniamo la traccia dei nostri destini". In questo lo aiuta molto la particolare
sintonia con la natura ( da sempre madre comunicativa ), nonché l'emergente
sentimento, di antica adolescente memoria, nei confronti del mare: luogo nella
cui indistinta luce e vastità si accasano le "ferite" del mondo e da dove, di
tanto in tanto, giunge a riva un' "aria chiara" che "dagli scogli / dai pini a
ridosso del mare veniva invisibile / come una gioia / ...."
Ed è dalla "gioia", che gli deriva nell'abbracciare il verso poetico - quasi fosse
un'amante, oltre che fedele, indispensabile - che Amadei riesce con sorprendente
freschezza e innocente profondità ad abbracciare simultaneamente le vicende
esistenziali che adombrano, colorano, immortalano il destino dell'uomo e,
quindi, dell'autore stesso. Diversi gli aspetti tematici: dai più intimi e spiritualistici,
all'attenzione chiara ma pacata verso le "cose politiche", le situazioni
ambientali, le rivisitazioni passionali. Un incedere convinto della "parola" a
supporto di un' "anima" in cerca di riflessione e decisa ad uscire dalla
corazza di un mondo omologante.
In "L'omicidio di Benazir Bhutto" (poesia di una tenera tragicità) il poeta chiude
con dei versi profondamente significativi e di un'estrema bellezza, che da soli
incentrano lo spirito meditativo di questo bellissimo libro di poesia:
"Un proiettile ak-47 le ha sfondato il cranio /.........../ commentano gli inviati
speciali della BBC / mentre io non riesco a capire se fuori piove / o nevica ghiaccio
se questa malinconia / natalizia attraversa me o l'occidente /". Un passaggio
di campo straordinario, come se "il fatto" appartenesse all' "io" di ciascuno.
Concludendo questo brevissimo excursus, non ci resta da dire che questo libro (complimenti
a "Lietocolle" ed.) di Filippo Amadei sia davvero una piacevole scoperta in
questo mondo di sottaciuta omertà e capitanato da quella "grande editoria" (si
fa per dire) che risulta essere spesso (e per fortuna non sempre) creatura
asettica, clientelare e con fini puramente commerciali.
Visualizzazioni: 225


