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S. Boccardi Su Nasr

21 luglio 2009



L'esperienza poetica somiglia a un viaggio. Il poeta (vero) è perennemente in cammino: verso una meta, verso un luogo che sfugge, diafano e irraggiungibile miraggio.

Nell'ultimo libro di Meeten Nasr, Al traguardo di Malaga - Poesie 2000-2009" (ediz. LietoColle, 2009) l'idea del viaggio è esplicita. Esplicita la direzione. Un andare verso il periglioso oceano senza seguire una linea retta ma procedendo a zigzag: con soste, ritorni, ripensamenti, e anche smarrimenti e turbamenti d'anima. Un viaggio fra solitudini e misteri eleusini. Paesaggi reali: Tokio, la Sardegna, Rodi, Palermo, Napoli, Milano ecc., e rifrazioni meditative che investono la coscienza dell'io, il timore del nulla, la nullità del tutto e un senso d'inadeguatezza che è forse il segno profondo della nostra epoca, cui fa argine un'ironia dimessa.

Il libro consiste per buona metà della silloge precedente, Atlante del nomade (LietoColle, 2005), titolo già di per sé emblematico, cui l'Autore aggiunge, come epigrafe introduttiva di sapore trovadorico, Envoi, un vecchio testo del 1948, che con il successivo Il corpo e la voce sembra voler sottolineare una distanza di pensiero e d'immagini, una frizione temporale: là il paesaggio estivo; qui l'esercizio auto-ironico di una ‘messa di voce' (col mantra "ruah elohim" che quasi sostituisce l'antica, aulica invocazione alla Musa).   L'altra metà del volume raggruppa invece versi inediti. Infine una appendice, Antefatti (1982-2000), che si rifà alla produzione precedente, comprese le 15 poesie che avevano ottenuto nel 1998 il Premio Montale per gli inediti. Se ne ricava una visione prospettica sul lavoro complessivo.

A proposito del quale noterei il confluire di due registri espressivi ante e post che tendono a integrarsi efficacemente. Si tratta di un prima (le poesie del periodo 1980-2000) dove predomina ancora - mi sembra - una ricchezza aggettivale e un fraseggio largo inglobante dirette e coordinate ed enjambements, che nell'insieme ricorda modelli forse novecenteschi;  e di un dopo che ha affinato il dettato rendendolo più immediato, prosodicamente più libero e incisivo, anche grazie all'ironia. Il viaggio, del resto, è anche quello...

Indicative della nuova tendenza - ma gli esempi sarebbero molti - due liriche ad apertura di libro: "Bianche nuvole sopra Tokio" (p. 14) e "Il Corvo" (p. 16):. La prima in otto sezioni di tre versi ciascuna (quasi un ricalco di ikebana) fotografa scorci di paesaggio visti dal basso e dall'alto, e li farcisce di icastici umori:   Nuvole in alto, riflesso di fanali. / Essere numerosi, grande inganno. (moltitudine = solitudine). L'altra, con il richiamo al corvo di Poe, ma senza calcare sul dramma, accenna a un dialogo notturno: il poeta bisbiglia alla propria immagine allo specchio, mentre sullo sfondo, oltre la stanza, è il brusio degli umani fra strepiti e sirene di ambulanze...

Più oltre nella sezione del libro intitolata Luccicanze. i versi delle "Antichità sarde" ci rammentano che morire / nell'abbraccio di tanti è ritornare / all'inizio del cerchio (p. 41); e ancora che ogni veglia del morto si traduce / in bagliori ondeggianti sui soffitti...

Sono schegge di pensiero che aggiungono valore alle notazioni paesistiche (da segnalare almeno quel fondo d'alghe e fango del Naviglio - p. 111 - che, per mia arbitraria suggestione, avvicino alle ninfee di Monet), e anche ai sogni, o alle fantasie, come "sopra una stampa giapponese" (pp. 51-53).   Il Giappone, direi, primeggia nella prima parte del libro. Vi si insinua gentile e ironico anche il ricordo d'un amore... Ma il viaggio continua.   Deve continuare. E non a caso il vagabondo Meeten, che ha attraversato Giappone, India, America. sente la necessità di introdurre, fra prima e seconda parte del volume, una prosa lirica che abbraccia Oriente e Occidente: dall'oblò di un aereo che sorvola l'Asia, mentre cala il tramonto scorrono sul nero velluto della terra le luci tremule del Bengala, le foreste d'Orissa, gli altipiani... Ogni tanto una luce baluginava là in basso... un fuoco isolato nel mezzo del territorio... Quale infinita solitudine doveva assediare gli uomini immersi nelle tenebre lì intorno! Forse era una pira che bruciava i morti o forse il fuoco di un oscuro accampamento di pastori insonnoliti...(p. 57).

Fin troppo facile, certo, a noi lettori attenti e benevolenti scorgervi un'eco leopardiana. Del resto le "ceneri infeconde" e le "impietrate lave" citate (forse ironicamente) in Ritorno da Nola (p. 89) da dove vengono se non dal cantore di Recanati?...

Nel bagaglio a mano del poeta ci sono tracce del vissuto, spunti pensieri e speranze: ori, argenti o bronzi. Sta al lettore attento scegliere quanto più gli sembri in sintonia con il proprio consentimento. O con i propri desideri... E sono quasi sicuro che Leopardi si sarebbe soffermato sulle dodici divagazioni (pp. 67-80) della sezione intitolata ovidianamente Amores. Ovvero su questi ritratti a sbalzo gentili e un po' maliziose, certo più vicini alla sapida allegria del poeta latino, che non alla vena malinconica del solitario cantore di Silvia.

 

Sandro Boccardi

 

 

 

 

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Dal nostro catalogo

Nasr Meeten - "Al traguardo di Malaga"

ISBN: 978-88-7848-486-3

Anno: 2009

Prezzo: € 13,00 [ Acquista ora ]

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