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R. Settimi su Linguaglossa

08 febbraio 2010


L'ESTRANEAZIONE DELLO STILE ULTRONEO

Giorgio Linguaglossa La Belligeranza del Tramonto Faloppio, LietoColle, 2006

 

Il noto assioma secondo il quale «il linguaggio esiste indipendentemente da noi» ha il suo correlativo nell'altro: «le cose esistono assolutamente e indipendentemente da noi, per esse non si pone il problema del senso» e neppure quello della «significazione». Una visone trans-soggettuale e trans-oggettuale del linguaggio e delle ideologie è il criterio guida e il centro motore della Belligeranza di Giorgio Linguaglossa. Ciò che il poeta romano accetta, o finge di accettare, è il postulato della finzione-petizione secondo cui il linguaggio è inteso dal soggetto (immerso nel mondo delle «cose») in modo a-temporale e trans-soggettuale, qui la «significazione» avviene sub specie di configurazione «mitica» della significazione e del Senso: la parola non dice soltanto ciò che c'è nel «prima» e nel «poi» ma ciò che c'era nel lontanissimo passato e che ci sarà nel lontanissimo futuro. Nella poesia linguaglossiana il «mito», soltanto il «mito» è il motore di «Senso». Ma guai a chi voglia restringere la poesia linguaglossiana nell'accezione di poesia post-mitica, di fatto, questa poesia è così cerebralmente raffinata e rastremata da poter essere messa sullo stesso livello di quella di Kikuo Takano e di Lars Gustaffsson, i quali anch'essi perseguono una poesia la cui configurazione è, sostanzialmente, simbolico-mitica. Sono poesie di stampo europeo come la «Leggenda della Città Trasparente» nella quale si tratta del viaggio, folle e audace insieme, di «Ibrahim Bat, sceicco di Nasfah e ricco mercante di perle, decise di intraprendere un viaggio fino alla città dalle cento torri di quarzo»; ciò che accade sarà una sequenza di avventure che metteranno a durissima prova la stoffa dell'uomo (a metà tra l'eroe e l'avventuriero); così ne «Il panegirico di Erostrato» abbiamo il prototipo e il fenotipo della «apologia», dell'ingresso della apologia (il discorso ideologico) nel mondo della Storia: la filosofia della «vittoria» da raggiungere a tutti i costi e con tutti i mezzi, qui lo «stile» narrativo assume le sembianze dell'ultroneo (ciò che va sempre oltre, che supera se stesso tra l'infingardo e lo spocchioso, tra il letame e l'empireo); nella poesia «Il volo di Icaro», Icaro è un equilibrista che cammina su una fune tesa tra le torri gemelle mentre fuma un sigaro e siede su uno sgabello sulla sottilissima fune... che compie esercizi mirabolanti fino a che non precipita nel baratro. E come non ricordare la vicenda di «Flamurt, schiavo della trireme romana», il quale fa carriera fino a diventare «barbiere privato del proconsole» (dove sembra di riconoscere una infinita schiera di intellettuali del Palazzo che allignano e alloffano e offrono i propri servigi all'ombra del Potere); come non rammentare quell'altra poesia che narra della invasione-trasmutazione di una stirpe straniera:

 

Un angelo zoppo ci venne incontro

e disse, senza guardarci: "malediciamo il nome di Dio."

 

Eravamo incomprensibili. Stavano tutti al bar

a bere caffè, quando, a mia insaputa, cominciai a zoppicare.

 

Erano tutti zoppi gli avventori del bar e gobbi.

avevamo la gotta e la gobba ci spuntava dalle spalle.

 

A quel tempo dall'Albero vennero i bastardi

con le risposte pronte e gonfiarono le vele

e gettarono le ancore.

 

Io fissavo il loro occhio di vetro...

 

Giocavano a dadi con i meteci e a morra con gli iloti,

se la spassavano con le troiane,

ma anche quelle presero a zoppicare oscenamente.

 

A quel tempo facevo l'infiltrato e la spia,

passavo informazioni ai persiani in cambio di talleri d'oro

e poi riferivo ai bastardi le notizie sottratte

alle carovane di spezie e di porpora che attraversavano il deserto.

 

Io a quel tempo me la spassavo nella Suburra,

tiravo con l'arco al bersaglio e giocavo a morra con i bastardi.

 

Un angelo gobbo ci venne incontro

e disse, senza guardarci: "dimenticatevi il nome di Dio."

 

Qui il linguaggio oscilla tra la «fogna» e la «cronaca»,  dove parla l'intellettuale «cloaca», nel cui stile galleggiano tutti i liquami e le fetenzie della Buona Ideologia, tra la tragedia trasformata in farsa e la farsa trasformata in tragedia; lo stile assume i connotati di una oggettività assoluta, attento alla significazione oggettuale e a ciò che è un «oggetto»: qui non c'è nessun correlativo oggettivo, il moto della sintassi è diretto mentre la potenza simbolico-metaforica è indiretta e mediata, ne deriva un crogiuolo di forze stilistiche interne contrastanti e divaricanti che esplodono nella «significazione».

Quando Ipponatte (prototipo dell'intellettuale anarchico) parla, il suo è un elogio della belligeranza e di ciò che resiste ad essa, perché alla fin fine esiste soltanto ciò che «resiste»:

 

È nato un fiore tra la gramigna

ed è già un miracolo che sia sopravvissuto.

Ha lottato tra le spire del cobra

ed è sopravvissuto. Per questo per noi

è tanto più bello e degno di considerazione.

 

Non amate i fiori che nascono tra i fiori.

Amate piuttosto i fiori che nascono tra la gramigna,

essi sono tanto più belli ed hanno luce.

Amate la luce piuttosto che l'ombra

 

Nella poesia linguaglossiana il problema del «Senso» si situa nel fuoco della relazione fra la trans-soggettualità del simbolico e l'inter-soggettività dell'immaginario, che è lacanianamente e levistraussianamente il «rapporto umano, lo scambio umano». Il problema del «Senso» coinvolge la relazione tra il simbolico e l'immaginario: il «soggetto del desiderio» e l'oggetto desiderato, la irresistibile volontà di potenza del soggetto nell'epoca del mercato universale: il soggetto-canaglia che risponde alla insorgenza delle leggi profonde dell'economia monetaria. Esiste, può esistere una «economia stilistica» -  questo si chiede Linguaglossa - nell'ambito dell'economia canaglia che domina il mercato universale e i linguaggi tecno-ideocratici che sono il corrispondente equivalente del «Sacro capitalistico impero»?

Nel piccolo campus delle recensioni di stile nessuno finora ha ragionato sulle implicazioni del «non-stile» della post-poesia linguaglossiana per la poesia a venire; il «non-stile» di Linguaglossa (il suo «stile plebeo-intellettuale») collide con la legislazione degli stili «canaglia» dei piccoli linguaggi recintati del perbenismo, dell'educazione da orto botanico, edulcorati e miniaturizzati che vanno oggi di moda.

 

                       
Rodolfo Settimi

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Dal nostro catalogo

Linguaglossa Giorgio - "La Belligeranza del Tramonto"

ISBN: 978-88-7848-187-9

Anno: 2006

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