Raieli Roberto - "Poemi muti"
LietoColle - Collana Aretusa
La casa, gli affetti domestici, le sedi dell’amore più autentico e fedele a cui Raieli dedica molti, delicati versi, attingendo alla «cristallina linfa della lingua», oppure creando utili pause riflessive in prosa. Sempre mostrando una compostezza dello stile e una linearità nel suo procedere che lo fanno apprezzare, che danno al suo testo una limpida plausibilità onesta.
Maurizio Cucchi
Poemi muti
libro II
di Anna
ho contato tutte le foglie
di questo ramo di ulivo
che separa i miei occhi dal resto
la mia vista è sfocata da rivoli tossici
ossessionata dall’invidiare la luce
che buca questo tetto ai miei sogni
l’universo è di là dal mio corpo
sceglie i più adatti i pazzi i curiosi
i giganti hanno lo sguardo oltre il mondo
il sole tramonta aiutato da Dio
vende pace inattesa ai miei sforzi
tutto si arrende al nero uniforme
anche se tu non ci sei
riesco a sentire l’abbraccio
della nostra coperta di lana
ristretta e scucita
su cui sono sdraiato
23 nov 2008
Anna dorme stremata, ai piedi l’ecografia del suo bambino appena andato via. Un embrione che non è cresciuto, un seme di girasole gettato insieme al sale che non ha attecchito. Una parola, urlata stupidamente da un muto.
Tutto intorno nulla, io e nessun senso. Anna è uno scrigno pieno di segreti, come segreto è il suo dolore. Anna è il passaggio, il più lieve passaggio tra il niente e la vita.
Io vorrei sapere sbagliare. Sbagliare senza capire dov’è l’errore, nuovo Candide postnucleare. Seguire almeno l’illusione, per cui sempre la abbandono. Inutile ogni montaggio di parole che aumentano il rumore.
Anna stringe ora l’altro suo bambino, senza lacrimare. Lei con il primo frutto del suo ventre tragico e sublime. Io con lo stesso sguardo di Laocoonte, alto e irato contro il cielo. Fiero, idiotamente fiero, che non sa strappare i suoi bambini alla stretta dei serpenti sulla spiaggia.
29 set 2007
del mondo e oltre
il mio esercito spaventa
un milione di soldati
di terra e ossa umane
i miei compagni assassinati
rimessi in piedi come statue
sono pronti a dare battaglia
a vederli da lontano
purché non piova
e non si sciolga
il mio inganno di sterpaglie
e di fanghiglia
Fermati un momento
Fermati un momento, Matteo. Perdonami se ti ho spinto. Prendi in braccio l’infanzia, tienila stretta: ho paura di invecchiare. Vieni, alziamo insieme sulla spiaggia bandiere colorate, là aspetterò paziente. So che la tua barca mai tornerà da me spiegando vele nere.
Non voglio edulcorare i tuoi giorni con il mio sangue acqua, non voglio consumare il tuo tempo come un giocattolo conteso. Se non ti piaceranno, ammaina le nostre bandiere, e mandami via, ti aspetterò paziente. Calma tu la mia ansia, le mie grida, di padre già senza un capello.
Prendi più spazio per te nella mia vita, limita il mio barbaro incedere nella tua. Ascolta: se puoi, non ascoltarmi. Vieni da me in braccio a mamma, e lanciati nel vuoto, al mio collo ancora forte.
Fermati Matteo, ricominciamo il gioco.
11 nov 2007
Poemi muti
libro I
del girasole
tu sei la mia attesa
la mia chiara rima baciata
e non si intenderebbe il verso
senza ascoltarti
del lento veloce colpire delle mie parole
si riflettono sul tuo corpo
accese dalla luce dei neon
e sembrano segnate per la prima volta
per la prima volta pronunciate
21 mar 2004-19 mag 2007
l’ultimo verso per te è già segnato
potrebbe essere questo
una frenesia amatoria mi ossigena
il sangue
sarà come se attendessi la fede
12 mar 2006
di me e altro
chissà quanto tempo mi è stato assegnato
quanto a mia moglie a mio figlio
e a tutti i miei amici
consumiamo giorno per giorno
questo tempo vitale
alacremente
qualcuno ha scoperto
che si può ricaricare la nostra scheda
e non lo dice
Endecaliberi e settevari
dell’amore
arso è anche il girasole
nella calura che magnificente
l’estate ci elargisce
mia cara adesso godi
mangiamo il frutto che è più zuccherino
non aspettare che il gelido inverno
si appropri del tuo cuore
dell’arte
così si consuma la beltà mia
seguendo un’altra inattesa voltura
rivoluzione della spazzatura
senza in tutto questo avere alcun peso
ho lentamente imparato a narrare
una caldissima luce di sole
una muraglia che invita a passare
veloci nel mio giardino di grida
la mia umanità si scuoia da sola
rivolgendo dall’interno il torace
per ventilare lo scrigno del buio
espelle organi propulsi dal sangue
che rimangono nel vuoto un periodo
scendono come neve senza vento
27 ott 2006-3 feb 2007
Roberto Raieli vive a Roma con Anna, Matteo e Carlotta. È stato cadetto dell’Accademia Navale, ed è paracadutista, ufficiale dei Fucilieri dell’Esercito e ufficiale del Corpo Militare della Croce Rossa. Si è diplomato in Regia cinematografica e laureato in Filosofia, si è poi laureato in Biblioteconomia e dottorato in Scienze bibliografiche. Ha realizzato varie regie teatrali e diretto alcuni cortometraggi, ha scritto per il cinema e il teatro, ed è stato premiato in diversi concorsi letterari e cinematografici. Si occupa di studi sulle biblioteche digitali e l’informazione multimediale, intorno ai quali ha pubblicato molti saggi e tenuto diverse conferenze. È impegnato nelle attività del Movimento per la Neorinascenza della letteratura, di cui è uno dei fondatori. È vice direttore della rivista «línfera», fondata dal Movimento nel 2006.
Tra le sue pubblicazioni letterarie, oltre agli scritti critici e creativi diffusi su varie riviste, è utile indicare almeno la partecipazione alle antologie di poesia Partendo dalla sala infera (Notegen, 2005), Mini Antologia Poetica (Progetto Cultura, 2005), Roma verso Milano (LietoColle, 2007), Verba Agrestia (LietoColle, 2008), alle antologie di narrativa Rac-corti (Perrone-Lab, 2008), I racconti del XLI Premio Teramo (Teramo, 2010), e finalmente il libro di poesie Fuoricampo, (LietoColle, 2006).
Opere di Leonardo D’Amico


