R. Pacilio su Olivi
La poesia della Olivi si muove tra presenza e assenza del paesaggio inteso come insieme di forme, segni, liquidi, rumori, silenzi in continuo e sorprendente modificarsi. Si nutre di una familiare metamorfosi che avviene fuori e dentro come stupore vitale tra sinestesie baudelairiane e percezione dei sensi di Rimbaud.
Spesso il lettore è tenuto in una condizione di incanto avvertendo il complesso percorso umano tra i segreti e le regole. Le componenti dell'opera, intrecciate tra loro, sono la ricerca, la libertà e la corporeità.
Il Poeta si esprime attraverso la consapevolezza della visione complessiva del vero e sperimenta la curiosità dell'arte nel bello della natura affidandoci la sua affinata sensibilità. La scelta di narrare in prosa è una condizione inevitabile: la Olivi crea con efficacia un coro di diverse voci che coesistono nell'io poetico.
I dialoghi attraverso le esperienze interiori corrispondono ad uno spostamento in profondità: i viaggi nelle stagioni equivalgono a gesti che animano la memoria e lo spazio fino ad acquisirne una autocoscienza che si personifica nella presenza-assenza di una guida che assume un ruolo di mediatore tra il Poeta e l'Arte.
L'Autore utilizza i contrasti per ‘toccare' emotivamente il lettore: autenticità che esprime l'importanza della chiarezza di Holan. La Parola diventa necessitas di fare ogni volta una nuova esperienza. Partendo da qui, parafrasando Borges, l'esperienza (l'Arte) accade.
Rita Pacilio
