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R. Maggiani su Fresa
03 luglio 2009
DOMANDA.
Come ti presenteresti a persone che non ti conoscono? Chi è Mario Fresa?
RISPOSTA.
Nella vita reale, insegna materie letterarie e dirige due collane editoriali
per le Edizioni di arte-poesia L'Arca Felice. Ha scritto qualche libro e ha
lavorato come giornalista pubblicista. Nella vita poetica (in quella, cioè, non
legata alle contingenze delle noiose attività lavorative che dant panem),
è un innamorato della musica e del silenzio.
È un disordinato che ama l'ordine.
Infine, è un amante dei viaggi che odia tutti i mezzi di locomozione.
DOMANDA.
Riporto qui di seguito alcune informazioni bibliografiche che ti riguardano:
"Suoi testi poetici sono apparsi sulle principali riviste letterarie («Caffè
Michelangiolo», «Paragone», «Nuovi Argomenti», «Almanacco dello Specchio»,
«Gradiva», «Semicerchio», etc). È presente in varie antologie, tra cui Nuovissima
poesia italiana, a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi (Mondadori,
2004).
Ha scritto un saggio in forma dialogica sulla poesia, Il grido del vetraio,
in collaborazione con Tiziano Salari (2005). I suoi libri di poesia sono: Liaison
(2002, prefazione di Maurizio Cucchi), L'uomo che sogna (2004), Il
bene (2007), Alluminio
(introduzione di Mario Santagostini). Ha curato, insieme con Tiziano Salari, un
volume di indagine critica a più voci, dal titolo La poesia e la carne
(2009)".
Tutto questo da dove ha avuto inizio? Perché la scrittura? Chi è stato a dirti
che sei un poeta, o a dartene conferma?
RISPOSTA.
Prima di occuparmi di scrittura poetica e di critica letteraria, mi sono
dedicato alla pittura e alla musica. A partire dai diciannove e fino ai
ventidue anni ho studiato canto come baritono e mi sono occupato di critica
musicale, scrivendo articoli e recensioni. Dalla musica, poi, sono passato ai
versi, per uno strano accidente: essendo piuttosto difficile rintracciare le
traduzioni in lingua italiana di alcuni Lieder di Schubert, Schumann e Hugo
Wolf, che amavo ascoltare e cantare, mi misi a tradurli io stesso. Mi accorsi,
però, che - mentre traducevo - rielaboravo i testi fino a riscriverli.
Lo stesso feci traducendo alcuni libretti d'opera come Il Ratto dal
serraglio, Il flauto magico, Didone ed Enea. Mi divertivo,
anzi, a scrivere versioni ritmiche, cioè isometriche, in modo da poter cantare
le stesse traduzioni seguendo la prosodia della musica.
A poco a poco, però, iniziai a scrivere versi per mio conto.
Dieci anni fa, inviai qualche verso a Maurizio
Cucchi. Una sera del 1999 fui raggiunto da una sua telefonata: «ho scelto
un suo testo. Sarà pubblicato sul prossimo numero dello "Specchio della
Stampa"». Ne fui molto felice. Negli anni successivi, Cucchi ha continuato a
credere nel mio lavoro poetico, firmando la prefazione del mio primo libro,
inserendomi nell'antologia Nuovissima poesia italiana, uscita per la Mondadori, ospitandomi
nel suo Dizionario dei poeti e, ultimamente, pubblicando varie poesie
sull'«Almanacco dello Specchio».
La sua generosità e la sua attenzione sono state fondamentali per farmi capire
che potevo continuare a scrivere. Sono arrivate altre importanti conferme, poi,
da parte di riviste sulle quali non è facilissimo pubblicare, come «Caffè
Michelangiolo», «Paragone» e «Nuovi Argomenti».
DOMANDA.
Chi sono i tuoi maestri nella scrittura? Quali sono le tue letture preferite?
C'è un autore in particolare che reputi essere il tuo preferito?
RISPOSTA.
Per la prosa: Flaubert, Balzac, Mann. Per la poesia: Lucrezio, Dante,
Baudelaire, Leopardi, Pascoli.
Ma ho scolpiti nella mente anche versi indimenticabili di Eliot (in particolare
dei Quattro Quartetti), di Mandel'štam, di Rodolfo Wilcock, di
Michelangiolo Buonnaroti, di Amelia Rosselli.
M'interessano, poi, il teatro (con due antichi amori: Molière e García Lorca),
la critica musicale (da Kierkegaard a Hermann Abert), la psicanalisi (Jung,
Hillman), i saggi d'arte (memorabili gli scritti di Dino Formaggio dedicati a
Pero della Francesca e a Goya), le letture filosofiche (con una tendenza
anti-hegeliana: diretta dunque, fondamentalmente, allo studio di Schopenhauer e
di Nietzsche; le Lettere a Lucilio di Seneca e tutti i libri di Walter
Otto; e, infine, i magnifici saggi di Giorgio Colli dedicati al mondo
filosofico presocratico).
Tra le letture più importanti, però, devo citare quelle relative ai
testi-chiave della teologia negativa: La Teologia tedesca dell'Anonimo
Francofortese (nella benemerita traduzione di Marco Vannini), I Sermoni
di Meister Eckhart, Il pellegrino cherubico di Angelus Silesius, La
notte oscura di Juan de la
Cruz.
DOMANDA.
Per uno scrittore, in particolare per un poeta, quanto è importante la lettura
e il confronto con altri scrittori?
RISPOSTA.
La lettura è fondamentale. I confronti spesso imbarazzano e inibiscono (come
potresti mai tentare di scrivere una poesia dopo aver letto anche un solo verso
della Vita nuova?).
Ma c'è un'altra attività che trovo entusiasmante: la ri-lettura.
Molti libri li ho ri-letti anche cinque, sei, sette volte.
I libri molto amati, consumati e continuamente riletti non sono più gli stessi:
perché la scrittura si trasforma, si rigenera, si arricchisce e moltiplica,
incessantemente, i suoi volti imprendibili.
DOMANDA.
Che cosa caratterizza la tua scrittura? Quali sono il filo conduttore e l'aria
ispiratrice che fin dai primi versi ti accompagnano? Sottolineeresti qualche
elemento di diversità o novità rispetto ai poeti tuoi contemporanei, o rispetto
alla tradizione poetica italiana?
RISPOSTA.
La prima raccolta, Liaison, era un canzoniere erotico-amoroso, misto di
versi e di prose, interamente dedicato alla mia compagna di sempre: mia moglie.
L'immagine scardinante dell'amore come perdita dell'io, attraverso il buio
dell'eros e della con-fusione, mi era venuta in mente ascoltando una splendida
composizione musicale di Stockhausen, intitolata Liaisons.
Successivamente, mi sono avvicinato a una linea meno personale e più obiettiva,
ovvero più sfumata e indiretta, in cui tutto si integra, si mischia e si
sovrappone: inganno e verità, invenzione e memoria, vita reale e visione
sognata.
Quanto alle diversità o alle novità dei miei lavori rispetto alla poesia
contemporanea, non sta a me giudicare, credo. Spetterà agli altri, in futuro:
se resterà qualcosa della mia scrittura.
DOMANDA.
In relazione al tuo libro Separazione dalla luce, mi è molto piaciuta
questa nota di Francesco Marotta:
"Tra tutte le accensioni che premono dietro la pupilla contratta del
desiderio, la poesia è l'attimo di una luce che riverbera sulla pagina il
chiarore inudibile di una lacerazione, il soffio del distacco, il presagio di
un'assenza (...) Il verso dimora nel varco tra due mondi, tra le pieghe amorose
di una luce-non-più luce che si pensa, e si osserva, nel suo essere parte di
un'ombra-non-ancora-ombra: inafferrabile labirinto di colori già stati o di là
da venire, di acque memoriali dove le forme emergono per reclamare sillabe di
esistenza, la carità di un segno che le coaguli per sempre nel solco della sua
necessità: prima di affidarsi all'unico abbraccio che le placa - come movenze
di una danza carnale che dileguano nel buio, ritornano nel respiro che ha mosso
la prima ora e l'ultima, la prima cadenza e la quiete. "
"Il verso che dimora nel varco tra due mondi", è molto interessante il
fatto che la tua poesia sembra nascere da una frattura nella realtà, la
frattura tra il mondo fisico delle forme già presenti in questo mondo e una
sorta di iperuranio dove stanno forme ancora da arrivare o già state ma che non
hanno avuto le sillabe adatte a farle permanere nell'esistenza, "la poesia è
l'attimo di una luce che riverbera sulla pagina il chiarore inudibile di una lacerazione".
Anche in "Alluminio", recensito e consigliato su larecherche.it
la poesia sembra nascere nel dormiveglia, sul limite del mondo tra la veglia e
il sogno/presagio; riporto dalla recensione:
"Nel mondo quantistico-poetico di Fresa escono particelle di senso dal nulla,
così come nella fisica quantica del mondo reale, si possono materializzare
particelle dal vuoto quantistico, che subito, se non trovano un supporto
energetico per prendere forma di materia stabile, tornano nel nulla dal quale
sono emerse; tale supporto energetico, nelle poesie di Fresa, risulta essere il
mondo delle sensazioni e dei pensieri, l'emotività del poeta, la sua cocente
riflessione affettiva: ‘Poi mi chiedevi un dono, un orologio per contare /
le formiche degli assalti, le feste vinte / da un angelo leggero: / una ressa
d'introvabili parole che invitava / all'ingegnoso salto nel buio. / Era un
docile lamento che imbrogliava la vista / dei giganti: io ti guardavo /
ansiosamente stringere la mano / dei penultimi confini. '"
Potresti dirci qualcosa al riguardo? La poesia è come sangue che esce da una ferita,
da una lacerazione nella realtà e nello spirito umano?
RISPOSTA.
La poesia è la ferita immedicabile dovuta alla separazione che contrappone
l'essere all'Essere, il finito all'infinito. È un misto di gioia e di ansia che
sempre invade lo spirito di chi varca quella soglia bifrontale, in cui si
avverte la vertiginosa vastità di uno spazio vuoto, che ci ricorda la dolorosa
esperienza dell'esserci e la sua divisione dall'Uno.
Mi seduce e mi inquieta molto, questo approssimarsi ai limiti dell'ombra, ovvero
quell'attimo in cui si avvera un'aurorale sospensione tra materia e
invisibilità, tra immediatezza ed eternità.
DOMANDA.
Le tue poesie sembrano a tratti echeggiare un mondo fisico (non solo di forme)
fatto di leggi ben precise e di comportamento indeterminato, talvolta fatuo,
sembra che la tua parola poetica trovi sostegno, e nel contempo esprima le
leggi fisiche di questo mondo. Che cosa pensi del rapporto tra poesia e
scienza? Pensi che in qualche modo la lingua poetica possa essere investita anch'essa
del ruolo che la matematica ha nella scienza, cioè possa interpretare la natura
delle cose?
RISPOSTA.
Ogni forma di pensiero, diretta all'analisi e all'interrogazione degli eventi,
è sempre fondata sulla scienza (ricordiamo che la parola viene da scire,
conoscere). Trovo impressionanti e sconvolgenti alcune indagini propriamente
scientifiche, soprattutto quelle ancora lontane dall'esattezza e dalla
risoluzione. Ad esempio: che cos'è, o meglio che cosa nasconde la cosiddetta
"materia oscura", presente ovunque? È pensabile una totale assenza di spazio e
di tempo prima dell'esplosione del Big Bang? È pensabile intendere
l'universo come infinito? Tutte queste domande - non ce ne accorgiamo, forse -
non sono poste non solo dai cosmologi o dagli scienziati in senso stretto. Esse
sono state ripetute, e sono ripetute, in forma meno diretta, da pittori,
scrittori, musicisti, psicanalisti. Nel mondo antico, soprattutto nel mondo
greco, il pensatore era, contemporaneamente, poeta e filosofo, musico e
matematico, astronomo e teologo.
È l'epoca moderna, a partire soprattutto dal positivismo, ad aver creato le
divisioni e le specializzazioni. Questo è uno dei più gravi traumi del nostro
mondo culturale: un sapere settorializzato, chiuso in se stesso, dunque più
povero e limitato.
DOMANDA.
Come avviene per te il processo di scrittura? Scrivi di getto oppure rivedi i
tuoi testi, sia nella forma che nei contenuti?
RISPOSTA.
Penso, rifletto. Ripeto continuamente suoni, parole, immagini, titoli, frasi.
Trascrivo, riscrivo, cancello. Getto e poi smarrisco i foglietti dei quali sono
sempre piene le mie tasche. Poi mi dispero nel non trovarli (escono fuori dopo
mesi).
Quindi rielaboro ancora, cancello tutto di nuovo e riscrivo daccapo. Il tutto
fino alla stampa. I correttori di bozze non hanno vita facile con me.
DOMANDA.
Come trovi l'editore adatto ai tuoi testi? Quali sono le difficoltà che hai
incontrato nel pubblicare una raccolta di poesie?
RISPOSTA.
Molti editori li ho incontrati per caso. Ad esempio, Alfonso Conte della
Plectica lo conobbi in modo informale. Gli piacque molto il mio primo libro e
decise di pubblicarlo, coprendo personalmente le spese di stampa. Un gesto
generoso. Fu casuale anche l'incontro con Franco Alimena delle edizioni
Orizzonti Meridionali, che conobbi a Cosenza: anche in quel caso, avendo vinto
un Premio, organizzato dalla redazione della rivista "Capoverso", la raccolta
fu stampata a spese della casa editrice, in una prestigiosa collana che ha
ospitato, tra gli altri, Mariella
Bettarini, Luca Canali, Corrado Calabrò, Tiziano Salari, Carlo Cipparrone.
La difficoltà non sta nel pubblicare o nello stampare un libro, ma, semmai, nel
farlo leggere, girare, valutare.
DOMANDA.
Hai pubblicato tuoi testi su varie riviste di letteratura. Quale è secondo te
il ruolo di tali riviste?
RISPOSTA.
Vista la poca distribuzione dei libri di poesia, soprattutto dei piccoli e medi
editori, è quasi preferibile pubblicare testi su riviste (quelle, ovviamente, a
diffusione nazionale). Il limite di molte di queste pubblicazioni, però,
consiste nella loro eccessiva settorialità: è assurdo leggere una rivista che
si occupi solo di poesia (o, in generale, di letteratura). L'ideale sarebbe poter
leggere una rivista culturale in senso lato, capace di accogliere riflessioni e
indagini su tutte le forme della conoscenza, dalla poesia al teatro, dalla
pittura alla musica, etc.
DOMANDA.
Perché tanti lettori trovano difficile la poesia? Che cosa ne pensi? Quale è la
responsabilità dei poeti, quale quella degli editori, quale quella dei lettori?
RISPOSTA.
Chi dice che sia negativo il fatto che la poesia è spesso "difficile"? Se
partiamo dal presupposto che l'esistenza è, nella sua quasi totalità, piena di
domande irrisolte, di lati oscuri e incomprensibili, di risoluzioni inaspettate
o assurde, e se non ci convinciamo del fatto che la poesia non è un'evasione o
un ornamento della vita, ma un potenziamento e uno specchio della stessa vita,
allora non possiamo che trovarci di fronte a una scrittura che dev'essere per
forza composita e complessa, in modo che sia capace di produrre continuamente,
incessantemente, nuove domande. Lasciamo la (cosiddetta) poesia "facile" ai
cantautori, autori di autentiche fesserie in versi, o ai gazzettieri della
finta cultura, o ai luoghi comuni del linguaggio giornalistico-televisivo;
lasciamo la scrittura ricompositiva e consolatoria ai giornaletti che si
occupano dell'ovvio e del banale.
Quanto alle responsabilità:
1) I poeti dovrebbero smetterla di pensare soltanto al loro narcisismo e al
loro solipsismo; dovrebbero imparare a comunicare e a dialogare, perché con il
confronto si impara a vedere le cose non solo dal proprio limitato punto di
vista. Ciò è difficile, soprattutto con i poeti (veri e finti) della mia
generazione, che al massimo amano costituire piccoli gruppi (o meglio clan)
sempre in guerra e in competizione. È stato molto più facile, per quanto mi
riguarda, comunicare e scambiare opinioni con poeti come Cucchi, Salari, Parri,
Bettarini, Santagostini, Majorino, Spagnuolo, Fontanella, Furia, Marotta,
Cerrai, etc., che con i miei coetanei.
2) Gli editori dovrebbero finirla di comportarsi da salumieri, badando meno ai
soldi e provvedendo a costruire un autentico discorso culturale. Qualche anno
fa, proposi a un editore di media importanza, riconosciuto a livello nazionale,
una mia raccolta. Al telefono mi disse (avendo a malapena letto il titolo): «Va
bene, va bene, ma quanto è disposto a spendere per pubblicarlo?».
3) I lettori dovrebbero tornare ai libri davvero importanti e lasciare stare le
attuali idiozie para-letterarie, come ad esempio i romanzacci da Liala
raccomandati ai Premi e che l'anno successivo sono già belli e dimenticati.
Devono scegliere in maniera autonoma, liberandosi delle nefaste mode correnti.
DOMANDA.
In tutta libertà e sincerità che cosa pensi di siti, quali larecherche.it,
che danno la possibilità di pubblicare liberamente testi online ad autori
altrimenti sconosciuti? C'è qualche cosa che vorresti dire agli autori/lettori
che frequentano larecherche.it?
RISPOSTA.
La mia esperienza con i siti letterari è stata sempre molto positiva.
Soprattutto perché sono nate amicizie, rapporti di collaborazione. Ho avuto
modo di conoscere molti bravi critici e poeti contemporanei.
Naturalmente, apprezzo i siti che scelgano i testi da pubblicare dopo un
attento e consapevole esame selettivo, dando spazio anche ai commenti dei
lettori.
Vedo con piacere che larecherche.it percorre questa strada.
DOMANDA.
Hai qualcosa da aggiungere, qualche auto-domanda da porti?
RISPOSTA.
Adesso no.
Intervista a cura di Roberto Maggiani pubblicata su La Recherche
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