R. Grimaldi intervista Ciancio

 

Raffaele Grimaldi intervista Maria Pina Ciancio

 

 

 

Maria Pina Ciancio è autrice di una recente raccolta di poesia edita per i tipi della LietoColle nel luglio del 2008, dal titolo "La ragazza con la valigia".

 

D) E' la poesia dell'altrove. Percepito, ma inarrivabile. Altrove che si assottiglia al vento e alle parole. La tua raccolta è una silloge che parla di donne, nel disincanto della vita, nella routine costante fuori dal tempo, ma tutte con una valigia pronta a riempirsi. Gli "stracci" che rigonfiano la valigia rosso-azzurra sono più rimpianti o aspettative?

 

R) La poesia dell'altrove è la poesia dei "luoghi interiori", sicuramente distante dalla cultura dell'apparire, dalle certezze comuni, dalle sicurezze collettive,  ma più fedele e prossima alla ricerca della propria verità interiore. La valigia invece è simbolo e al tempo stesso metafora del viaggio. E' un "bagaglio"prezioso che r-accoglie e con-tiene il tutto, il corpus di una vita (anche gli stracci). Il nostro essere passato, presente, futuro. La valigia è anche  "bagaglio culturale", l'emblema del movimento e della mutevolezza, l'alter-ego della fissità e della staticità. Quando si parte "ci" si porta con sé, in un andare VERSO e INCONTRO (qualcosa o qualcuno) nel tentativo di riconoscersi nel dono e nella scoperta della condivisione (e poi mi piace pensare alle valigie colorate che si aprono e agli oggetti che si frammischiano e si confondono tra loro). In questa mia ultima raccolta gli incontri sono tutti "coniugati" al femminile (una casualità e una scelta insieme).

 

 

D) Lo strumento principe per la ricerca dell'altrove nella tua silloge è -ovviamente- la valigia. I percorsi delle tante donne protagoniste sono -però- pieni di mezzi per avviarsi verso l'inarrivabile. Più volte c'è il richiamo alle ali, anche "tra il petto e l'inguine", ma le scarpe sono il modo per ottenere la felicità, che volutamente o accidentalmente si rovinano, impedendo di raggiungere la meta. Adalgisa si toglie le scarpe; a Timpa Pizzuta, Nina perse le scarpe nuove delle festa. Ma sono anche strumenti che rassicurano: "Mia madre è un'ombra\ dai calzari silenziosi".

I piedi assecondano il cuore e la mente, ma si scontrano col fato. Carla ha una gamba sana e una zoppa, Teresa salta tra le fiamme e non sa che ha il piede destro bloccato in una trappola per topi, M. ritornò a piedi di notte, prima dell'ineluttabile destino. Sembrerebbe che lo sforzo fisico, l'impegno, la caparbietà non bastino. E' così?

 

R) L'idea che ho del viaggio è forse oggi un po' anacronistica e arcaica. E' quella del viaggio a piedi (fuori dai binari), come quello dei nostri padri e dei nostri nonni. Il viaggio per me è sempre stato impastato di fisicità. Gli inciampi, le cadute, i piedi e le gambe ferite o ammalate, le scarpe perdute, sono il prezzo del viaggio dentro l'anima delle cose, sono ciò che frenano ed esaltano al tempo stesso la bellezza del percorso. E' necessario sapersi rialzare anche sui sentieri più impervi, imparare a curarsi anche quelle ferite che non guariscono, sperimentando (nella sosta) lo smarrimento e la riscoperta di se stessi.

 

 

D) Anche annodando alla luna lo sguardo di terra, vi sono barriere tremende. Alcune delle quali allegoriche. Spranga alla porta, chiavistello sfibrato a doppia mandata, chiavi nascoste e arrugginite, porte delle quali si può spiare il mondo solo attraverso la serratura. Il peso della tradizione quanto determina questi blocchi e quanti di questi ostacoli sono invece creatura "accomodante" della coscienza femminile?

 

R) Sarebbe generoso e nobile poter scrivere che questa di oggi è una società dell'uguaglianza. Quella di oggi è invece una società dell'individualismo imperante, del maschilismo legittimato/tollerato e del razzismo di ritorno. Una società che non riconosce e non accetta le/la diversità, a qualsiasi livello esse siano, è una società in cui non regnerà mai l'equità e l'uguaglianza, ma che si sentirà sempre legittimata a creare barriere e steccati tra il sè e l'altro (distante da sé / non ri-conosciuto nell'identità e nelle differenze biologiche e sociali).

Ma è un discorso ampio. Ritornando alle donne, posso dire che i condizionamenti storico-culturali, familiari, religiosi, r-esistono e così tanti pregiudizi e luoghi comuni... essi sono forse più facilmente riconoscibili nelle nostre periferie, nelle aree più decentrate o marginali, perché più scoperte ed esposte, più facilmente identificabili. Ma esistono dentro le città, nei nuclei più insospettati e  apparentemente più evoluti/civilizzati (?), sui  posti di lavoro, nelle istituzioni, a livello politico e culturale, insomma, laddove gli atteggiamenti sono meno dichiarati, più subdoli e striscianti, ma non per questo meno invasivi.

Il mio libro, "La ragazza con la valigia" (un viaggio nell'universo femminile nel tentativo di recupero della propria dimensione e della propria identità), mette da un lato in evidenza questi aspetti, dall'altro quelli tipici di una realtà di per se stessa distratta e disattenta nei confronti dell'altro, di chi vive una vita solitaria e ai margini.

A dispetto di tutto però Marta, Carla, Adalgisa, sono donne che sognano, progettano, cadono, ricadono, agiscono, rischiano tutto per essere tutto ciò che sono in grado di diventare, sono responsabili delle proprie scelte, e delle conseguenza delle proprie scelte. Penso che ci sia molto realismo e poco fatalismo in questo libro, molto coraggio e poco vittimismo, nessuna commiserazione o autocommiserazione, insomma nulla di accomodante! C'è la gente com'è, non come vorrei che fosse, quella che si misura ogni giorno con il reale e con la vita.

 

 

D) Nella raccolta vi sono figure femminili in ansia, che mutano la propria essenza, divenendo madri e sviluppando la difesa dei figli. Protezione e affetto che si riverberano sul fagotto del peccato, sulle bambole di pezza con cui danzare leggere, sui sette figli da proteggere con il burka. E' la maternità un altro incantesimo delle donne?

 

R) A questa domanda, sull'importanza e la grandezza della maternità (sul senso della maternità, insomma) rispondo con una bella e significativa citazione di Natalya Baranskaya "Le donne avranno sempre paura della guerra più degli uomini in quanto sono madri. Una donna avrà sempre un bambino in braccio, suo o dei suoi figli. Sarà tormentata dalla paura d'essere un giorno testimone della loro morte".

 

 

D) Tu vai oltre anche nelle mutazioni psico-fisiche della femminilità e scrivi: "Quella notte prima dell'inverno fu padre, madre e figlia..." Qual è la vera essenza della Donna?

 

R) L'attraversamento e la capacità di entrare nella triade madre/padre/figlia è una condizione alta di consapevolezza e valorizzazione del proprio ruolo e della propria identità. Ogni creatura vivente quando ama è sempre donna, uomo, bambino insieme.

 

 

D) Il concetto di Madre evoca anche quello di Natura e nella raccolta ci sono descrizioni della terra, davvero possenti: "...la salvarono gli alberi, le squame dei tronchi, le radici sospese ancorate ai dirupi..." E' l'arcana e fascinosa Lucania che qui prorompe. Leggendo le poesie si avverte la presenza culturale della tua Terra.

 

R) "Troverai più nei boschi che nei libri - scriveva San Bernardo Da Chiaravalle - Gli alberi e le rocce ti insegneranno le cose che nessun maestro ti dirà".

Ecco, dal contatto con la terra-madre-culla e la natura più selvaggia e incontaminata ho imparato il valore e il rispetto per la vita, la cultura e la tradizione.

Della mia infanzia in Basilicata, al ritorno dalla Svizzera, ricordo soprattutto la casa di campagna mio nonno. Una cascina dove vivevo lunghi periodi dell'anno, tra l'erba, il fieno, la terra, le paure bambine e le tante diverse lune diafane e carnali che solcavano il cielo dei miei sogni. E forse mi dico è stato lì che ho imparato tutto l'amore di oggi per la campagna, la natura, gli animali, la vita contadina che da sempre s'inarca sotto pioggia e grandine, sole e vento.

Tutto questo per dire che noi siamo quello che vediamo, ascoltiamo, respiriamo, tocchiamo, assaporiamo: la Lucania è il punto di partenza della mia scrittura.

 

 

D) Il tempo nella raccolta assurge ad una dimensione quasi infinita e sicuramente tormentata. "Una clessidra polverosa capovolta da vent'anni sulla porta". Anche le dimensioni brevi sono "a temporali": un domani già iniziato, il presente altrove. Le vite, i giorni e gli attimi sono contemporaneamente eterni e rapidissimi, in tutti i bozzetti della quotidianità che ritagli alle protagoniste della silloge, ma qual è il calendario dell'anima, che hai adoperato per scandire il loro agire?

 

R) I bozzetti di questa raccolta sono folgorazioni che nascono da accensioni fulminee e istantanee, e per questo acquisiscono una dimensione a-temporale che gli dà un senso dell'eternante o dell'eterno (se vuoi). Appaiono e scompaiono talvolta come spettri, talvolta nella loro consistenza materica, con il loro carico di vissuto, nel tentativo di restituirci una "voce", di chiederci "ascolto", per poi ritornare al loro spazio/tempo d'ombra e di silenzio. Come un'apparizione. Una rivelazione improbabile e inaspettata.

 

 

D) Nella tua nota introduttiva al libro, dici che i versi altro non sono che "...voci che giungono da spazi dimenticati o inesplorati, da angeli ignorati." Voci radicate nella tua storia personale. Ci puoi descrivere la fatica e le emozioni provate nel dare "voce a queste voci"?


R) Tutto ciò a cui si dà voce è sempre dentro la nostra voce. E' una questione di onestà intellettuale. E così le storie, le trame, le piccole  intuizioni che accompagnano la crescita di questa raccolta vivono un processo interiore ed emozionale di rivelazione-identificazione, per staccarsene e appartenere poi, non più a chi le crea (al sé - me) ma a chi le vive. A chi espandendole sa riconoscersi in esse.

 

 

D) La silloge si chiude con una poesia che ha lo stesso titolo "La ragazza con la valigia", che è anche quello della raccolta. E' il compimento del percorso lungo 57 pagine. L'ultima parola che adoperi è: "sorrise". C'è quindi un margine di ottimismo nel percorrere freneticamente e a volte dolorosamente il mondo? Grazie.

 

R) Credo fermamente che la scrittura non può e non debba sottrarsi al dolore, proprio come noi, ma la scrittura ha anche la grande forza di "moltiplicarci" e rendendoci numerosi ci rivela. Quel sorriso finale in chiusura è un sorriso di consapevolezza e verità CONQUISTATA con mani lievitate di terra e luna, un sorriso alla vita che r-esiste nel prima, mentre e dopo. Una rivelazione e un miracolo insieme.

 

 

(Agosto 2008)

 

Raffaele Grimaldi

 

 

Dal nostro catalogo

Ciancio Maria Pina - "La ragazza con la valigia"

ISBN: 978-88-7848-406-1

Anno: 2008

Prezzo: € 10,00 [ Acquista ora ]

Si parla di questo libro:

info@lietocolle.com
LietoColle di Michelangelo Camelliti - Via Principale, 9 - Faloppio (CO) - C.P. 72 - 22020 Parè - P.IVA 01545080135 - C.F. CMLMHL61A08E025N

Powered by Akebia - Content Management System Smart Control