R. Astremo su "La stanchezza della specie"

22 giugno 2008

"La stanchezza della specie", visioni squarciate del contemporaneo

Vittorino Curci, musicista jazz e poeta di Noci, dopo aver diffuso le sue prime raccolte utilizzando la via alternativa dell'autoproduzione, ha da poco pubblicato "La stanchezza della specie" con la casa editrice LietoColle. Curci è poeta navigato, tra le voci più autentiche della poesia pugliese, già vincitore nel '97 del Premio Bodini e nel '99 del Premio Montale per la sezione "Inediti". Con "La stanchezza della specie" raggiunge risultati di estrema potenza visionaria, consegnandoci una realtà squarciata e infetta, attraverso un dettato linguistico mai sproporzionato, ma sempre ben levigato e razionale, nell'utilizzo dell'analogia non come semplice orpello manierista, ma come occhio che squaderna il contemporaneo, abbracciando il cosmo minimo del privato, con incursioni serrate nel macrocosmo rappresentato dal mondo che fuori si agita: "con espressioni garbate ma ferme / ci inviteranno a lasciare il paese / le persone che amiamo / i rancori di una vita / ci impunteremo per nulla / non era questo il mondo che avevamo in mente". Se di Montale Curci conserva un certo amore per accostamenti atipici che producono significazioni oscure, è grazie all'affezione per i versi di Vittorio Bodini e Rocco Scotellaro che si può comprendere la cifra stilistica del poetare di Curci. Bodini, con il suo sud che deborda dal reale grazie all'insegnamento del surrealismo della poesia iberica, Scotellaro, con la sua disposizione naturale verso una cantabilità ariosa, mossa da fresca spinta vitale, del mondo rurale a cui appartiene, sembrano essere per Curci  padri putativi della sua scrittura: "un giorno o mille anni, che cambia? / di qui non passa mai nessuno / la moglie del fornaio si gratta il culo / i ragazzi guardano". È al sud che Curci guarda, al sud che è stato e che tutt'ora è, visto dal poeta con le sue lenti spinose e lisergiche tanto da trasformarlo nella parte di un tutto in liquefazione: "prendiamo atto di quel che succede là fuori / mai più ambizioni e vestiti bianchi / futurismi che non è facile raccontare / a volte anche noi ci rassegniamo al peggio / riconosciamo il tatto il passo / la lezione sui tempi / l'inabissarsi / in una terra nera / questo no, non si può tacere / si sono estinti in silenzio". Quando la poesia abbandona incursioni forzatamente sperimentali e tematiche personali per farsi marchingegno epico, detonatore narrativo del proprio tempo, allora ci si trova davanti ad opere che resisteranno all'usura del tempo. "La stanchezza della specie" ha tutte le caratteristiche per farsi beffa del tempo.

Rossano Astremo
Pubblicato il 4 agosto 2005 sul blog "VERTIGINE, quotidiano letterario online" a cura di Rossano Astremo

info@lietocolle.com
LietoColle di Michelangelo Camelliti - Via Principale, 9 - Faloppio (CO) - C.P. 72 - 22020 Parè - P.IVA 01545080135 - C.F. CMLMHL61A08E025N

Powered by Akebia - Content Management System Smart Control