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30 settembre 2008

Commenti

Inviato da Alessandro Di Nucci il 07 giugno 2009 15:19
L’attimo


Forse perso, forse del tremore stelle non credevan che di luce capissi,
albore!
Temevi già il mio volto sull’appassir di frementi fiori?
Ne più coprirò di pianto un universo che non capirebbe il dono,
del ramo macchi d’ali, passero il tenero tratto alla terra
dove il mio corpo macchia la natura ma la passione la rende vera.
Inviato da Antonio Paoletti il 03 giugno 2009 17:28
VISI DI UNIVERSO

Siamo mistero,
un cielo di ombre,
un orizzonte calato
nella luce,
un mare riempito
di oceano.
Siamo rive senza confini,
ruscelli che si aprono
in fiumi,
mari che hanno negli occhi
l'immagine del cielo,
siamo stelle che vivono
di firmamento,
lune che sognano
in aloni di immenso.
Siamo strade sconosciute,
scoscese,
impervie,
siamo uomini,
con visi di universo!

Antonio Paoletti
Olginate 3-06-2009 ore 17.27

Inviato da Veronica il 29 maggio 2009 17:11
L’ABBANDONO
[fine]

In frantumi vanno
le porte dell’addio.
Occhi disciolti
dentro lacrime di acido
e solchi
sul viso corróso.
Albero sradicato dal cuore
– in gesti convulsi
con mani di febbre –
l’amore.
Inviato da Davide Valecchi il 28 maggio 2009 13:14
STAGIONI IRRIPETIBILI, 3

Oggi si chiude l'opera del tempo:
ritorna terra l'ultimo frammento
di asfalto che ha conosciuto i tuoi passi
spaccato dalle radici dei pini
ricoperto di erbe popolari
disgregato da secoli di luce
libero da ogni attributo umano
materia per montagne non ancora
sorte, fondamenta di stagioni
che non potranno neanche immaginarci.
Inviato da alessio il 16 maggio 2009 14:06

Se la bellezza, se la tua bellezza
quella del tuo volto a me sconosciuto
quella del tuo corpo immaginato
a docile vestito d’uno sguardo

ostinato alla vita, riaffiorato
come scoglio e saldo nella luce
del tuo sentire, infine del tuo dire,

poi dopo la burrasca così placido
sopra la furia domata dei marosi;

se la bellezza che tocca nel profondo
le corde sottese in fondo all’anima
-e s’inchioda al sottosuolo e scava
giù per oscuri cunicoli e cantine-

è parte d’una sorte estranea
a me ad alla mia gente
(non alla tua né a te, predestinata)

ogni tuo silenzio sarà già Vita, ogni parola vera
più di quella che brulica e che grida
dentro questo sottocielo di carta.

(Alessio Vailati)
Inviato da Daniele Paone il 16 maggio 2009 11:44
Migranti.



Mare di Sabbia in un cuore di Terra,
Uomo d'odio estraneo all'amore,
Piegato dal Vento che distrugge e ti afferra.
da quanto hai dimenticato il dolore.


In un tempo anche troppo recente,
lo stesso dolore abbiamo vissuto,
abbiamo condiviso lo stesso niente
quando in mare il cuore abbiamo perduto.


Tu che pensi quel tempo distante
vivi nel mondo da straniero,
hai smesso d'essere anima errante,
dove tutto è passeggero.

Fingi di non capire,
che la libertà non è apparente
ti Illudi nel tuo servire,
che questo è il presente.


Rinchiudi le anime migranti,
nella tua indifferenza,
come pensieri danzanti,
vittime nel vuoto della coscienza.
Inviato da Peppistrillu il 15 maggio 2009 14:57
dalla raccolta Maledetta Ghirba di Peppistrillu

MIA MADRE SI RICORDA QUANDO HA VISTO ME LA PRIMA VOLTA.
IO NON RICORDO, EPPURE L'AMO.
Inviato da Maria Gisella Catuogno il 12 maggio 2009 23:17
Profumo di mare

La mia scuola profumava di mare:
batteva là sotto quand’era scirocco
e alghe e sale piangevano i vetri.
Il pane sapeva di zucchero e burro
d’inchiostro e di carta assorbente.
Una stagione duravano le maestre:
le consumava la nostalgia di casa
le sfiniva quel posto di frontiera.
Prima e seconda insieme: agli uni
il dettato, agli altri un bel problema
e poi a quelli il disegno, a questi il
pensierino [parla dei tuoi giochi, dei
tuoi amici, dei tuoi fratelli, di quello
che ti pare, anche del tuo paese, certo]
Io parlavo di Poppy, il bambolotto,
un occhio tenuto aperto da un pezzo
di stecchino o di mio padre, che non
c’era mai e stava su una nave in mezzo
al mare, oltre gli spruzzi, oltre l’orizzonte.
Avevo grembiule bianco e fiocco rosa
caschetto bruno e cappottino rosso
sussidiario e sogni dentro la cartella.

M’incantava la vista del traghetto
che arrivava, di notte, tutto in festa
superbo di lucine sfavillanti:
io lo guardavo dai vetri di cucina
appannati dal mio respiro caldo
e dal calore buono della stufa a legna.




Inviato da Virgy (Virginia Milici il 11 maggio 2009 21:42
IL verso degli Uomini
"Bellezza"

Cerca nello scrigno dell'anima vermiglia
Umana finitezza riconoscimi
Nel verso degli uomini ultima ossessione
della bellezza divina
Sogno necessario
Disperazione da dare al proprio stare
Senza bellezza quest'epoca tracolla
Cade nella disperazione nuda
Nel fango dello stagno
Cade......................
il verso degli uomini
Inviato da maria grazia casagrande il 10 maggio 2009 10:03
LASCIAMI

Lasciami sognare e
fammi ricordare
come si fà
a volare.

Non riesco più
a stare con
questa paura
d'amare.

Fatti annusare e,
lentamente
nei tuoi occhi
lasciami entrare.
Che lo voglio
vedere
il colore
del mare.

Le tue labbra
lo sò,
mi sapranno
baciare.

Il mio collo,
paziente,
le saprà
aspettare.
E la mia bocca,
curiosa,
le vorrà assaggiare.

Le tue mani,
già le sento
giocare.
Fra i miei
capelli vorranno
danzare.
E le mie
caviglie
sapranno adulare.

Senza fiato
mi farai restare.
E con la gola,
arsa,
per il
troppo amare.

Ne son certa
oramai.
Non posso
più aspettare.

Lasciami.

Ti prego.

Lasciami sognare.

Inviato da Enio Marfoli il 07 maggio 2009 10:51
Dopo la sera
Camminare sull'erba fredda,in una notte fredda.
E avere il cuore caldo e sentirsi intatto,
in un mondo che ha ancora cose belle da dare.
Non m'era mai successo.
La luna non fa chiaro questa notte,
ma io non conosco più il buio.
Enio Marfoli
Inviato da Paoletti Antonio il 29 aprile 2009 17:20
Olginate 23-04-2009


STENDIMI NELL'ANIMA


Porgimi nelle mani
il sole,
l'alba e il tramonto,
l'aurora e la sera.
Regala alle mie dita
i raggi del tuo giorno,
lo sfavillìo delle fiamme,
l'incontenibile tuo amore,
gli infiniti della passione.
Donami agli occhi
i fulmini delle stelle,
i lampi del cielo,
dell'universo,
ammanta di usignuoli
i miei cespugli,
i miei rami,
i miei boschi.
Stendimi nell'anima
la tua malinconia,
il tuo verso,
la tua poesia!

Antonio Paoletti
Inviato da Rita Pacilio legge Ennio Meloni il 28 aprile 2009 13:08
L'altro giorno nel prato,
ho visto dei fiori
recidersi il gambo,
perché, dai mie occhi, han capito,
che mai lor potranno
competere con te.
Ed ho visto, al ritorno,
il sole cercarti
casa per casa, dalle finestre,
perché vorrebbe, in futuro,
investir la sua luce
sol su di te.

(Ennio Meloni)

LEGGO GLI INEDITI DI ENNIO MELONI

Poesia di quiete contemplativa, riposo per la mente che non deve faticare a capirne i sensi: si avverte l'amore ferito e il torto subito ma soprattutto la forte ricerca del bene come rinascita. Domande come bagliori siderali, puri. Riflessi dal cosmo come ritorno liberatorio alla luce dopo una lunga pausa buia. I versi di E.M. alludono al sottile confine tra visibile e invisibile, tra intimità con noi stessi e svelamento dell'anima. Sono il tentativo continuo di moltiplicare le nostre identità accogliendo i bisogni cangianti nello scorrere del tempo e delle esperienze, nel fluire della nostra vita tra dentro e fuori. Sono un rimando ai colori pastello.

.'Ed ho visto, al ritorno,
il sole cercarti
casa per casa, dalle finestre,
perché vorrebbe, in futuro,
investir la sua luce
sol su di te.'

La psicoanalista freudiana Eugènie Lemoine Luccioni direbbe che si tratta del rimedio provvisorio ad una realtà che non ci rende felici del compromesso tra l'identità che viviamo e il desiderio di essere diversi. Possibile.

.'Il tuo cielo
è più freddo.
E' buio, ora.
... e vorresti sederti,
fermarti ad aspettare,
che ripassi la vita.
Ma non sai
neanche
se la vuoi,
una vita
altra.'

E. M. non ci fa camminare sul filo del dirupo dove l'ansia di essere risucchiati nel nulla sale, ma blocca le nostre vertigini. Ci fa sperimentare un senso del sé fragile e pericolante prendendoci per mano, offrendoci appoggi sicuri.

'Ti regalo
il mio amore,
tenero e immenso,
perché nei tuoi giorni
più freddi e più bui,
tu possa scaldarvi
il tuo cuor ora incerto.
... e tu,
donami un giorno,
il tuo amore prezioso
come l'acqua più pura.
Tu, sai che io vivo
per bere quell'acqua,
tu sai che io vivo
per amare solo te.'

Una poesia che riscalda e fa sentire al posto giusto. Dove abbiamo costruito la nostra storia, dove abbiamo messo radici, dove nascono i nostri desideri contrastanti: di fuga, di sosta, di attrazione, di timore. Senza copioni prestabiliti la mente viene avvolta dai versi rilassati con cui il lettore avvia il percorso di empatìa.

'... e per quanta
sabbia
e sassi
e rovi
noi
ci buttiamo addosso,
riemerge prepotente
e dilaga,
un fiume di tenerezza
che ci sommerge.'

Non si tratta di un Autore che si concentra su se stesso preoccupandosi di raggiungere la gloria personale. Quando nel Poema muore Patroclo, il più caro amico di Achille, l'Eroe sembra dimenticarsi di tutto e di tutti. Nonostante i suoi compagni muoiono sul campo di battaglia, si ritira e si concentra solo sul suo dolore e sulla sua disperazione. Un comportamento egoista che forse lo rende più umano ma che mette in difficoltà gli altri. E.M. è un buon esempio di dono poetico, invece: intuisce l'umore del lettore, lo ascolta, si prende cura della sua valutazione. Lo rispetta. Lo accoglie. Lo ringrazia.

.'Grazie, a voi,
volti ormai sfocati,
che avete
talvolta accompagnato
il mio mutismo affettivo.
E grazie a te,
che ora estrai, generosa,
da questo ulivo,
ormai rinsecchito,
sospiri di vita
e distillato d'amore.'


Questa una conquista difficile che spetta a pochi!


Rita Pacilio
Inviato da Emily il 27 aprile 2009 18:41
eccolo lo sento
stà arrivando
boato durante la notte
apro gli occhi, la mia camera trema,
nn mi spiego perchè, cade tutto
la batteria ha un suono come in un grande concerto
una voce mi sveglia mi grida di scappare,
non riesco a scendere la scale
sento il cuore accelerare
l'ansia non riesce a farmi ragionare

corro nel terremoto, con 1000 pensieri, 1000 paure,1000 lacrime che attraversano il mio viso e tanta paura neglio occhi.

1000 case cadute, memorie resettate,
vite spezzate
la disperazione della gente che era felice
e che adesso non ha più nulla
corpi nudi di persone morte sotto le macerie,
corpicini freddi di bambini senza vita
nei loro lettini, con un peluche rotto
come è stata rotta la loro infanzia

fiumi di lacrime
fiumi di sangue
non finirà mai questo dolore
questa paura nei volti della gente
questa antica città rasata al suolo,
questo tremore continuo che sembrava non finire mai
molta gente ha fatto la sua comparsa-scomparsa nella notte
la speranza dei soccorritori di riuscire
a trovare qualcun'altro in vita
scavano, vedono dei piedi,
tirano fuori il corpo freddo,
è senza vita, la speranza si spegne
il soccoritore cade in lutto
i suoi occhi si ingrandiscono
si riempiono di lacrime
è UNA BAMBINA....





X l'Abruzzo terremotato....
da
una ragazza k il 6-04-09 l'ha vissuto in prima pesona..
Inviato da Conny Stockhausen il 24 aprile 2009 00:24
I pescatori di rose si svegliano presto la mattina
che ancora la luce deve venire, ma loro ci vedono bene.
Si ritrovano in posti come questo, dove avrebbero potuto vivere
o dove forse non sono mai stati.
I pescatori di rose sanno di preciso dove si nasconde la felicità,
tra ninfee sempre verdi e lettere dʼamore,
si muovono in acque profonde.
I pescatori di rose ignorano la corrente e tornano indietro,
con i loro spettri coprono il rumore degli insetti e lasciano segnali
per trovare il loro punto di attrazione.
Ci eravamo promessi di tornare qui un giorno, a cercarli.
Son passati anni, e quasi questo posto non lo ricordavo più.
Capisco solo ora, tutto il tempo che è passato
Mentre aspetto, i pescatori di rose.

Conny Stockhausen
Inviato da Maria Gisella Catuogno il 21 aprile 2009 23:14
Mater dolens

Lasciale asciugarti i capelli
e poi arricciarteli col ferro,
come sa fare bene;
e poi seguirti passo passo,
nel corridoio
mentre procedi lenta
col tuo deambulatore:
attenta come una scolaretta
a non intrecciare i piedi
ma a trascinarli diritti
nelle tue passeggiate giornaliere.
Violetta è lì con te, mentre compi
l’impresa, prima di sederti,
sfinita sulla carrozzina,
davanti alla tivù che ti distrae
accanto al divanetto col tuo cestino
pieno degli oggetti di sempre:
gli occhiali, il telefono, l’agenda.
Di fronte le foto dei nipoti:
Valentina che danza, piccolina,
con lo chignon raccolto sulla nuca,
Tommaso che prega, a mani giunte,
nel giorno della prima comunione:
la tua, quella che ho fatto incorniciare
d’azzurro e margherite bianche
nella gloria dei tuoi acerbi sedici anni
[massa di riccioli composti sorriso fiducioso]
l’hai fatta nascondere, non la vuoi vedere.

E quando arrivo io, lo vedo, nel tuo sguardo
un barlume di gioia e di sollievo
e mi fai domande, ti accerti di ricordare bene:
il tuo terrore è perdere il passato;
una volta hai sognato una carovana
di cammelli che procedevano lenti
nel deserto, carichi dei tuoi ricordi.
-Mamma, hai memoria più di me!-
e fingo d’ignorare quando sbagli
quando ti ripeti: ti porto fuori al sole
t’indico il mare che respira sotto
i pini enormi che sfiorano la casa
la pergola di vite americana che resiste
i rosai che promettono un maggio di colori
ti colgo un fiore, che assorba le tue pene.
Inviato da Antonio Paoletti il 17 aprile 2009 19:25
Olginate 13-04-2009

I CONFINI DELL'ETERNO

Quando il cuore si distilla
nei suoi battiti,
nei suoi sogni,
nell'azzurro appare il cielo,
e frecce di luce
scoccano dal sole,
dall'anima:
le stelle, nel firmamento,
formano perle, collane,
di lampi, di fulmini!
Quando la profondità
scoppia dalle vastità,
di poesia si copre il vento,
e viaggiando gli immensi,
tocca i confini,
dell'eterno!
Antonio Paoletti
Inviato da Monica Osnato il 17 aprile 2009 10:03
UN SORTILEGIO MI TIENE IN VITA

La sera che vaga
ha segreti osceni,
annunci di risvegli
e voci di somiglianze
o forse messaggi prigionieri dei corvi.
Io sono già andata via
chiusi i lembi dell'oltre
viaggiatrice nel buio
ho un mare alto in gola,
e un tuo bacio
mille volte recintato.

Come non cercarti ora
dove il mondo non ha ritorni
e solo un sortilegio mi tiene in vita
animandomi
mentre un'acqua occulta
di nuovo m'annega.

Monica Osnato 17 aprile 2009
Inviato da Maurizio Soldini il 11 aprile 2009 15:24
TREMORE DEL TEMPO

La morte slitta lenta

Nel tremore del tempo

Di dirupate sembianze

Che acchiappano fantasmi

Nelle crepe di urla addolorate.

Precario stallo di futura vita.

Maurizio Soldini

Roma, 11 aprile 2009
Inviato da Maurizio Soldini il 07 aprile 2009 09:16
TERREMOTO NELLA SETTIMANA SANTA

Trafittura di chiodi che scricchiano

Uscendo dal legno di croci murate

Nel cemento che sgretola fumi

Di polvere a catasta sul buio notturno.


Lo illumina di silenzio dopo il fragore

Del nulla che si approssima al mondo

E versa lacrime asciutte di dolore.


La settimana santa di afflizioni

E tremori di scosse di terra

Di petti e di occhi laceri di pietà

Si piegano in genuflessione ai piedi

Della Croce che è tra noi.

Un cielo sereno guarderà

All’indomani un’alba di Resurrezione.

Le domande sono sempre le stesse.

Le risposte riposano nel mistero

Del raggricciarsi del buio davanti alla luce.

Maurizio Soldini

Martedì, 7 aprile 2009
Inviato da antonio sangervasio il 29 marzo 2009 01:51
volto di fiamma

Prima che il tutto ruoti,
la fiamma frange ancora questi sguardi,
lacrime calde e visi rossi
conto le dita per perdere tempo,
i fuochi son ghiaccio
visti al contrario.
Ogni volta
si stanca di piu' la vista,
mettere al centro un desiderio
significa arderlo,
muto sgomento inutile a dirlo,
le lacrime apparenti
son gocce di vetro ,
le soffio prendono forma
le tingo al vento
dei colori ibridi che trovo al momento,
sto volando,
non so da quanti anni,
allora in silenzio ti parlo
e mi senti
e diciamo nulla
davanti a un incendio senza senso.
Inviato da Ada Crippa il 24 marzo 2009 15:03
READING


Arrivano le molteplici parole
su ali di suono al muro frontale
come palmi al palmo di una mano
battendo piano -
poi, fulminee se ne vanno
leggiadre nei loro abiti di velo
su onde d'aria sapendo del suono,
del segno e del senso profuso
assorto oltre la parete

naviganti ad una riva andare
le parole udite.
Inviato da Aldo Ardetti il 13 marzo 2009 09:42
26 maggio 1956
(a mio padre)

Volasti quando ancora scalzo
correvo ingenuo e felice
per pietrose e polverose strade,
arrampicavo secolari giganti
per cogliere carrube.
Quali percorsi poi
la vita ci ha programmato,
quale destino si è impadronito di noi,
quali e quanti indirizzi abbiamo abitato.

http://www.aldoardetti.it/
Inviato da Francesco Ottanà il 11 marzo 2009 21:34
ALLORA



Allora avrei dovuto dirti,

quando i boccioli delle rose si schiudevano,

quando l’aria era impalpabili veli profumati.

Allora avrei dovuto dirti,

quando parlarti guardandoti negli occhi

era come parlare a me stesso.

Allora avrei dovuto dirti,

ma è passato tento tempo.

Chi sa cosa avrei potuto dirti.

Avrei anche fermato

lo scorrere del tempo

per farmi raggiungere da te.

Non sei comparsa all’orizzonte.

Il tempo ha continuato a modo suo,

ne sono sicuro.



Inviato da Francesco Ottanà il 11 marzo 2009 21:33
LA SPIAGGIA



Su grani di lucida sabbia

lasciamo le impronte che il vento

con fare impietoso cancella.

È grata di canna il confine

che chiude l’andare del corpo

ma a sguardo e pensiero lontano

non limita strade e speranze.

Il mare è speranza se calmo

riluce e gorgoglia silente,

impervio di baratro fondo

se abbatte con forza di onde

il tenero andare dei passi

col vento che ulula e perde.



Inviato da Maurizio Soldini il 09 marzo 2009 07:28
Ti percepisco come il buio
Attivo la retina alla periferia
Sospendo la visione di luce e metto in moto
Bastoncelli off cells trasmettitori
Nervosi nel niente trasparente
Attivati senza colori nella vista
Del nulla e sei essere che si annulla
Ribadisco te nell’istante come le tenebre
Che danno il senso alla luce dei miei occhi
Basterebbe un concetto neurofisiologico
Per capire ma il cuore vuol comprendere
E si contenta della percezione della tua presenza
Buia come un vestito morbido di seta scura
Che la mannequin ondeggia nella notte
Tu buio che m’illumini d’immenso
Nel limbo dell’ora serrata
(e sia scusata qua la doppia citazione)

Maurizio Soldini

Roma, 4 marzo 2009
Inviato da Maria Gisella Catuogno il 07 marzo 2009 21:39
Il tuo corpo di miele e di dolore
(alle donne vittime rassegnate di compagni violenti)

Sorella, non lasciare che la paura
diventi il tuo pane quotidiano
e t’induca a spengere lo sguardo
sulla vita, che può essere vela
tesa sul vento di maestrale
alba dai petali di rosa
sera dalla veste di velluto;
un compagno violento t’offre
solo briciole bagnate di veleno
stelle mute di luce e di calore
aghi di ghiaccio nel lago del cuore.

Non scambiare per amore o gelosia
lo stillicidio dei soprusi giornalieri
la parola cattiva che ti graffia l’anima
l’umiliazione che cancella il riso;
non credergli, anche se poi si scusa,
se promette rose senza spine
se cerca di comprarti
con un sesso senza tenerezza
e aspro come un’arancia amara.
In te odia forse la femminilità
che non si riduce al puro istinto
ma profuma di dolcezza saggia;
e la forza delle idee, la speranza,
l’intelligenza operosa e la pietà.

Forse ha paura del tuo corpo

di miele e di dolore,

fragile e sublime

a plasmare la vita o rinnegarla?


Inviato da giovanni nacca il 07 marzo 2009 11:23
Al bar ci fu il ritorno del superstite
due sorrisi paralleli quasi s’incrociarono
fra i tavoli dalle incerate nuove
dicendo tutto del tempo consumato.
Il fumo velava l’inerzia di altri avventori
quelli di una stagione da vivere
come l’offesa di un torto da ricevere.
Eppure lì dentro, di me a resistere
rimanevano una miscela di birra e urina
rumorose geometrie di calcio balilla
e l’unto delle carte da gioco.
Ma l’essere fragili perché simili
lo si scopre solo durante la mano finale.
Inviato da Peppistrillu il 05 marzo 2009 18:27
Poesia Tratta Dalla Raccolta Maledetta Girba.

Soddisfatto a metà
perché non avevo i tacchi

Sotto coperte ben piegate,
trovai una scatola a righe.
Ero un bambino e scoprii
che dentro
c’era un vestito.
Indossai l’abito
davanti allo specchio
e anche lo sporco del tessuto
era riflesso.
Camminavo
e guardavo indietro
per vedere lo strascico.
Da quel giorno,
sono certo
che mia madre era bellissima
quando indossò l’abito.
Il giorno del suo matrimonio.

http://www.myspace.com/peppistrillu
Inviato da natàlia castaldi il 01 marzo 2009 23:42
Da Frammenti: La cuna

Si concilia nelle vene
pioggia e fango
in note d'ombra

Incendia ancora nella brina
l'estate delle fiere
nei fregi rubati ai virgulti

ma notte e giorno
dondola la cuna:
bulbillo d’aurora ed indolenza!

Nell’ombra tra le foglie
intarsi di spine
nei nodi dei rimpianti

– Saranno le allodole a cantare
ma ti sento lambirmi le sponde –



http://frammentipoetici.splinder.com
Inviato da Vincenzo Mancuso (Napoli) il 12 febbraio 2009 12:57
Scrivo io


Qui, il mattino si apre canto di gola
a grappoli e nei limi di sterpaglia e fiori
che annodano alle dita curve in penna.
Qui si mostra cauto il cielo,steso d’aria,
grembo ancora gonfio che trattiene
in carte e tasti fatti cenere,
servi striduli nel quasi tempo
in 4/4 passato dentro in filamenti.

Peso poco e volo labile d’inchiostro (e tu)
vienimi a trovare che grido America
dalla nave rada che sfascia sulle anime.
Rosa profumo forte di bocca buona e tulle di parole
vomito assi dalle maniche, battage sicuro affare
arte parlando, sopra i tetti ad ogni slancio.

Scrivo io che grido America -un paio di volte-
sputando bombe sui cattivi e un po’di dollari.
in questa mappa indefinita di new entry per la svolta
per stalle e cerchie, con la faccia gronda sui sipari
pronti a ridere al punto di domanda.

Scrivo coi botti di tosse e pece
nella vita di guaiti muti
limando la “s” di provincia ma onorando i patti
Nessuno ci ricorda fra le folle
mi slego nel meriggio
e volo a bere il mondo ovunque.

Perché ci metto un istante per morire,uno spicchio
masticando aria recitata sull’estremo
lingua a terra e punte in vena
troncate ad una sorte
nel falso retrostante d’etere
che non sente lacrima per lacrima,oggi lascio.

Tu di al padre
che porto risa sulle scaglie
e ordini dal cielo
e alla madre che il ventre è gravido di strofe.
Oggi sputo tutto il liquido
e volo basso via dai nidi, i canti fatti verbo
sono bestia sotto che si sfama
con un Cristo al collo.

Avrò terra promessa e piombo da pisciare
spine ed una news in bocca.
Niente cielo vado sotto fiamma,
ciglia a ciglia! around the world
fra le braccine in sangue.
Oggi mangio guerra(d’ora in ora)
in ali e più avvolte in panni, passite foglie.

Lasciate pace sulla frontiera
torno infermo reso libero
e tu America mia scivola, ho la poesia che muore
in seno alle madri e nel fragore di una bomba
Inviato da Vincenzo Mancuso il 12 febbraio 2009 12:10
Fatue riflessioni

Parlare con se
o con la più paziente
delle anime notturne
è staccarsi dal suolo,amore mio
fino a sfregare colla nuca
stelle e strisce in abbandono
.
Fatue riflessioni
che affondano nel tedio fosco
delle ore cagliate sui pensili
o su una vecchia vetrina di memorie
laminata d'incoscienza
.
Soliloqui, stemperati
dalla vergogna del risveglio
che segna la resa a mani giunte
ai frastuoni dell'esistenza
Inviato da Maurizio Soldini il 12 febbraio 2009 10:24
a Mina
per S. Valentino 2009

In riva al mare la brezza ti sfiora,
I tuoi capelli intrisi di salsedine.

Allora profumi di conchiglia,
Le tue labbra color cocciniglia
A stampo sulle mie.

Grido di vento sulle nuvole
Spiriformi di vertigini.

Vele spiegate a largo
In fuga nei sogni.

Maurizio Soldini

12 febbraio 2009
Inviato da Maurizio Soldini il 10 febbraio 2009 14:36
Ostensorio del cielo il brulicame
D’uccelli nella teca diafana
Del vento colorato di neve.

Trasale nel vortice di storni
Una preghiera lieve di memoria
Che si apre su infiniti mondi.

Maurizio Soldini
Inviato da nitya siddha il 04 febbraio 2009 16:45
ti mi vorrei grande

ti sento e ti ho tra le mie bracia
lunghe e fragili
tutto si dilata e si allunga
diviene verità amore per la vita
pura follia di essere
senza limiti imposti
senza casa senza stanze
senza scale e gradini
capelli al vento,per la vita che in te
mi sommerge.mi fa sentire al mondo
mi annega
mi soffoca in corsa
corpi carne calore follia
parole dette,ascoltate,monologhi e dialoghi
caldi bollenti dentro il sangue
la linfa che viaggia
su piste veloci che bruciano i giorni
dita di mani che stringono forte
sempre più forte le dita che scrivono
sulla tastiera del mio universo
che si espande senza un dove
Inviato da Ada Crippa il 04 febbraio 2009 14:23
AFGHANISTAN


Quella nuvola
ha la forma del mio piede
del mio piede che perde la sua forma

s'allunga

diventa la mia magra gamba
la mia gamba che perde la sua forma

s'avvolge

diventa il mio occhio
il mio occhio che vede la sua gamba
diventare nuvola.

Inviato da nitya siddha il 02 febbraio 2009 07:11
ascolto

sento sussurri piano
sfiori i miei capelli di cielo

le nostre ali intrecciate
nascondono il pudore dei corpi

materia divina
trasformata
ora liberata

candido sentire
ci eleva nel paradiso
oltre il giudizio terreno

tutto si compie
solo per amore
Inviato da Cristina Raso il 28 gennaio 2009 14:08
Nuvole a terra

Ho lasciato armi a terra
preparato bagagli
mani conserte
un sorriso.
Le debolezze distruggono dentro
ma dal di fuori tutto sembra maledettamente uguale;
anime aperte, fiumi che scorrono, parole, parole, parole
e io ingoio.
Un saluto da lontano
con il palmo alzato,
il vento spazza via tutto
io resto qui.

http://chiaveastella.blogspot.com/
Inviato da Liz71 il 27 gennaio 2009 12:54
IL POETA

"Silenzio, la vita si anima
l’inferno ha scorto l’Eden

Canta mio poeta
Urla la tua rabbia
Inghiotti il buio
accendi un fuoco
illumina la luna

Ora è tardi per sfuggire
il destino è raccontare

D’esistenze, di fughe
scomparse e presenze
Del passato che tormenta
una dolce pace, mio poeta

Solo al tuo riposo
sarò rasserenata

Inviato da Alessandro Parrinello il 26 gennaio 2009 18:31
Tu vorresti

Tu vorresti che io m’accendessi di luci,
ti brillassi come gioia nelle mani
ti seguissi come un cane con fiducia
sul sentiero che porta a domani

quasi un vento che spinge una vela
o che spazza una piazza deserta
liberandola di ciò che resta
della polvere dei tempi andati,

ma sai bene che ormai non mi spingo
al di là della soglia in cui nutro
la mia voglia di sesso
la mia fame di abbracci.

Così vagabondo mi lasci a me stesso,
agli avanzi di antiche illusioni,
alla gabbia in cui spesso costringo
ogni nuovo fremito, supino di abbandoni.
Inviato da Enio Marfoli il 25 gennaio 2009 22:42
Come il girasole

Girasole assetato di luce
alla ricerca del sole
nei tuoi occhi.
Chino il capo smarrito
quando tu non ci sei.

Enio Marfoli

*********
31 gennaio 2009

Una chiosa sento di farla al mio omonimo almeno di nome, Enio Marfoli, il quale attraverso una metaforica immagine descrive con efficacia il girasole assetato di luce e la sensazione dell'abbandono, dello scoramento. L'autore avverte l'assenza perchè ha bisogno, si "nutre" della presenza del girasole... come il girasole si fortifica attraverso la presenza del sole... l'anello che congiunge l'intera poesia in chiave ermetica del Marfoli è il sole stesso che riscalda l'umanità, la cui mancanza fa avvertire solitudine e freddo!


Enio Morena
Inviato da Virginia milici il 21 gennaio 2009 21:11
Sogni e ricordi
s'intrecciano con fili d'amore
in un bracciale senza tempo
che orna il polso
del vivere eterno
nel cerchio perfetto
dell'infinito dell'anima.

http://www.virginiamilici.com
Inviato da Abacab il 21 gennaio 2009 12:07
La divisione dell'uguale

Spazio diurno immenso
piede esatto del tempo
foresta invadente dell'essere

Inviato da nadia il 17 gennaio 2009 21:29
maturita'

nodi da sciogliere
uno ad uno,
scivolando nel tempo a ritroso
interrotto
ma non per questo perduto
poiché prendo,
ora,
ciò che temo,
salvandomi.

nadia
Inviato da daniela porati il 14 gennaio 2009 10:59
Artemide

Scrivo messaggi
anche sotto altri nomi
ma sono pur sempre Artemide.
Vago nel pensiero altrui
con curiosità sottile.
Colta da ruvido bisogno
godo del divenire.
Inviato da libretti Cristhian il 12 gennaio 2009 23:31
Nel vagare agl’anni dell’infanzia
quando il freddo sapeva essere più freddo,
le gioie più umili e vere
mi rivedo ancora con sguardi da ungulato
adesso come allora,
radio per percepire qualsiasi vibrazione d’affetto..
e sì che il mio corpo decade e scende
ma i miei sentimenti non paiono conoscere maturazione alcuna.

Decade la corteccia e il tempo segna,
invecchia e muore il fuori,
si fa involucro, e il dentro protegge.
Inviato da Ada il 09 gennaio 2009 23:01
We believe in the Peace

Autore: Ada


Noi crediamo
nella neve che scende,
nel suo valore

- balsamo sulle rughe
dell'inverno ed altre cose -

lasciate gli stormi volare
e che bianca
ci arrivi la neve.

.
Inviato da sabrina meroni il 09 gennaio 2009 12:49
Quando si accendono le luci della sera,
il rumore di stoviglie dalle porte aperte,
coperchi in acciaio che sbattono,
odor di sugo come di sudore rancido.
Il primo caldo dell'estate
i vestiti umidi d'afa
l'eco dei passi nella piazza antica.
E tu a contare i minuti prima della soap delle otto,
ad ascoltare il tuo respiro
che sa di vecchio,
sa di armadio.

Lunedì 30 maggio 2005
Inviato da Alberto Giulini il 10 dicembre 2008 18:19
In tutto questo po' di silenzio sono le mie
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
In tutto questo po' di silenzio sono le mie
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
misura di tutte le cose.
Inviato da Paolo Brera il 05 dicembre 2008 12:24
Siódemka caudata delle scie dei jet

Tramonto dal Castello di Vernazza –
e con questo è vissuta un'altra estate
molto lontana dalla giovinezza.
Tramonto di rimpianto e di bellezza.
Blu chiaro il cielo, con le scie dorate
dei jet in alto in una corsa pazza
che passa senza nulla da mostrare

se non la scia, come le vite umane.
lunedì 26 settembre 2005
Inviato da il 05 dicembre 2008 11:00
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