Siete qui:
- Home
- Posta qui la tua poesia
Calendario eventi
- mercoledì 17 marzo 2010Meda: Cristina BALZARETTI
- giovedì 18 marzo 2010Biasca (Svizzera): F. Alborghetti
- venerdì 19 marzo 2010Milano- ROSSO tra erotismo e santitÃ
- venerdì 19 marzo 2010Roma - Terry Olivi
- sabato 20 marzo 2010Belluno Francesca R. Brandes











Commenti
Mimesi
Tra strade esili
Si nascondevano fremiti
Conservo coppe
E il cuore brinda
Fa il suo cin cin
Abitiamo il freddo spazio
funzione del tempo
elusivo
e inconsistente,
lentamente costruendo il nostro
divenire e il nostro universo
che inesorabilmente lasciamo
indefinito, deserto
e vano.
6 febbraio 2010
Ci sono
Viaggio senza biglietto
di ritorno;
speranza di riuscire
a sentire ancora il rintocco
dell’orologio che
scandisce i minuti,
ora io ci sono…
In fila corpi composti vestiti
solamente dell’Anima,
come una scultura che risalta
pronunciate mandibole,
esili dita e
pupille fuori dalle orbite.
Blasfema,
ingiuriosa,
IN-CON-CE-PI-BI-LE,
la malvagità.
Rivoltante l’odore
di BRACE UMANA,
che arde senza Pietà.
Rimbombano nelle nostre menti quelle
strazianti urla
di dolore atroce e “codarda”
Paura:
e come un Eco continueranno
a gridare,
a singhiozzare,
a supplicare aiuto e
sarà un interminabile “Tormento”
nella coscienza
di chi ha osato,
contro ogni principio
Umano e del Creato,
dettando una volontà:
nel nome di chi?
Ora io ci sono…
Lontano da quel Tempo,
lontano da quel rintocco,
lontano da quel maledetto
viaggio senza biglietto
di ritorno.
Ora io ci sono…
Sabrina Manente
nel vacillare che consuma spiccioli di veglia
dove il piglio si sfrangia sul decorso della penna.
Là, dove un cristallo a colori
reclama boccate di fumo, battage d’ora tarda
slabbrate visioni dal prefisso planetario
fra il chiacchiericcio oltre ringhiera
di qualche gufo a pile chiazza nera
che d’afa non fa che alitare
resta non capitolare all’ora colata
all’indomani riallacciando il segnale.
Altro andirivieni
sbucciando un’ idea ordinaria
masticata dalle luci.
E rapprendo lassi
e spazi vuoti a strascichi
riscrivendo la pagina di prima,
sonno perso in contatti da sintonizzare
scavando l’ultima riga
prima di crollare al margine
nella cornice, fra il solito rituale.
e gigli e gaggie culla o l’àulico
salice ascoso ai suoi occhi.
Al lago segue la losca luce
glauca (la logica glossa?) che
scuce ali al cielo e lega a lise
agogiche la gola. Chi sei elisa?
E io?
E' lucida la mente
che alla panchina di pietra guarda
arrivare e partire i treni. Seduto,
poco distante dal viale affollato
di spalle, per non disturbare,
non ho saputo spiegare
perché continuo a chiamare amico una faccia già vista.
E' venuto vicino un tale, con un cane.
Mi ha salutato, inquieto.
Poi si è messo ad abbaiare – non volevo,
mi ripetevo. E se ne è andato.
Avevo tenuto da parte una bottiglia
di vino buono. Mi ero convinto
che fosse buono. Non so.
Ne ho bevuto un po'.
Seguendo i treni, poi, ho contato
i binari e ho sognato che non erano
pari.
Ogni tanto scrivo.
Così un poco il mondo schivo.
Butto giù vari versi
a riordinar pensieri sparsi
così uso la rima
come il tecnico la dima.
Allor distillo grappa
dalla mia vita bislacca.
Di feccia faccio aroma,
di letame, fior che profuma,
ma di diamanti non saprei
che farmene, direi.
Da fermento interiore
stillo parole e sudore
dal fondo urge e spinge metano
esce e prorompe da profondo vulcano.
Dirla poesia, non penserei.
Essenza di vita, la chiamerei.
Sai il silenzio
Mai puro
E quella scoria di rumore
Ti parla più
Di mille pensieri
La terza regola ho seguito, ora ti conosco...
Osato non avrei,
se il riflesso non catturai,
e dei sensi una mappa non feci.
Vedere dall'alto è solo una metafora.
Il premio decoroso non lo si vive raggiungendolo con una scala.
Curati le ferite.
Ricorderai che la meta sei tu, non un altra paga.
Vuoto è il nido
nell'azzurro che accorcia
gli orli
le rondini le ali
muovono in stormo
tra cobalti
Sento più di quanto vedo,
ma basta per vedere
e dire di averlo vissuto
e viverlo, come un film.
Vivo in un piccolo cinema
dove il mondo si racconta
senza titoli di coda o pubblicità;
si susseguono storie – senza fine.
Capita, spesso, che tutto si blocchi
e cammini ad intermittenza d’un punto,
avanti e indietro, come un replay.
Un replay muto e tremato
in uno schermo logoro di sfregi
con cristalli liquidi che esplodono,
smantellando – cubo dopo cubo –
ogni immagine. Solo frammenti
che lenti si spengono per poi ricucirsi
e tornare a brillare – senza fine.
Un continuo giro di vite.
Un replay di storie senza vita.
(www.myspace.com/bennynonasky)
Scorre il fiume del mio tormento
e porta con sé l’angoscia del tempo.
Sono stato prigioniero
- per scelta o per noia –
di un amore sbagliato.
Ma la culla del destino
è la forza della passione
e con essa sono vivo!
Non più ferite aperte
lacerano il cuore e la mente,
ma solo carezze brama la mia pelle.
Ho sete del tuo sapore;
ho fame del tuo volere.
Tutto ciò che mi circonda
mi ricorda di te.
Mi porta a te!
Ed io ascolto le sirene del mare
intonare il nostro canto
mentre i giorni volano via
e presto sarai di nuovo mia.
Lo stesso podere
è fatto di digitazioni
prive di grandezza
anche se è in un altro
costrutto della grammatica
mi ritrovo a formare il potenziale
per allontanarlo il più possibile
da chi mi dona un sorriso ora
falsificato dalle librerie
che hanno chiuso per ferie
al tuo fiducioso arrendersi
anche nei giorni di sole
come se fossimo diventati
una persona unica
inimitabile
Nascerà un giorno la poesia più bella
letto dello scorrere di tutta un’esistenza.
Dedicata al nostro amarci,
poche righe leggere
lungo i tuoi fianchi ancora amabili.
Nascerà dal tuo lento accarezzarmi
e dalle bocche sorridenti dei nostri figli.
Calda come un sorso di rosso
delle nostre campagne
scorte lungo questi viali
fugacemente, baciando i tuoi seni
impaziente che arrivasse il buio.
Nascerà dai giorni raggianti
e dalle notti col bavero levato
di duro lavoro e stenti;
fra un piatto di frutta fresca
mangiato in piedi
per far posto a chi comanda.
Nascerà sul legno di un’anziana scrivania
fra caterve di libri mai finiti
col segno della tazza del caffè
che ormai non va più via
mentre esalerò il profumo dei panni stesi
in un giorno come gli altri, appena sveglio
salutato da un tuo bacio sulla fronte.
si trascina a piedi nudi
sulla spiaggia del ricordo
con fare sielente;
a lasciar le orme
sulla sabbia
di Fato e Destino.
(Senza senno)
Molteplici e confusi,
i miraggi stralunati,
a limitare il quieto vivere
dal breve sogno d'essere
falco e nuvola,
marchiando a ferro e fuoco
l'ossido del cuore.
(m’insinuo al seno)
L'istante scopre il velo
e lo rinnova,
su bocche rosse
di primavera,
nell'ansimare azzurro
sotto la veste fragile
che notturna invita
tempeste fiorite
sul guanciale di resa
al dolce morire.
(delle tue ore)
quella su cui poggi il magnete verticale dei tuoi occhi
Non e’ pelle da blandire
-dorso di cavalla indomita-
o da desiderare
tamburellando con dita nervose.
E’ pelle da dilaniare con unghia affamate di cane
pelle da s-me-m-br-are.
Dentro
c’è delirio di ossa
e carne vergine che grida l’attesa e sangue crudo che l’asseconda.
Assillo vibrante di ombre distratte
dentro.
Io
dentro
sussulto e fremito
io
piu’ dentro
singhiozzo a tranciare l’orizzonte curvo del tuo sguardo.
Amami. E nell’amarmi annullami.
Io
dentro
vertigine e duttilita’ del sogno
Ineluttabile il risveglio
Io
piu’ dentro.
Amami. E nell’amarmi annullami.
Ritorno
al ventre antico che mi generò
al budello che lo alimentò
al seme che lo fecondò
al coltello che lo attraversò
al cuore che lo guidò
Amami e nell’amarmi annullami
Non c’e’ alcuna pelle da accarezzare,
e se mai c’e’ stata
l’ho strappata a morsi.
T r a p p o l a p e r t o p i l’a m a r t i.
stinte, cantilene stonate.
Da dietro un vetro spio
pazzie come le mie,
parole come gocce
che cadendo son poesie.
la donna del lanciatore di coltelli
perchè l'amore è affidarsi.
è il pensiero che si produce automatico,
ad ogni sibilo di lama.
il colpo secco frantuma la paura:
avverto la vibrazione del coltello,
nel legno alle mie spalle.
amare è esserti spazio da evitare:
è regalarti la gloria
ad ogni bersaglio, di me, mancato.
Tonde pupille di bianco calore
fondono il petto di amorevole ed irresistibile grazia.
L'incomprensibile resistenza in fondo ricaccia il sussulto
ed intanto si spalanca il Cuore a nuove emozioni
...a profumi non più stranieri.
Parlare a luci spente per non veder bellezza
così come tizzoni ardenti gli occhi chiudono
...a consumarsi in niente.
Ascoltare soltanto il suono di amorosa saggezza
aumenta il desiderio di riveder la pupilla
da cui discese a Me quel sensuale fuoco
a riscaldar il natural braciere.
Così ti penso in questa notte buia
come IO son e come sarà al cominciar del giorno.
Avvitiamo vite che non ci appartengono,
finemente ricamate al sole. Hanno i raggi sfrontati,
pedali di rame, piedi a punta, che incidono
le righe tra gli spazi assorti e le cose parlano.
Vorremmo non mangiarne i frutti bianchi,
o ingoiarne le forme perfette, le ellissi brucianti
negli spazi disegnati sotto la pelle,
al sicuro.
Siamo latifondisti dai mezzi voli, di carne calda,
leghiamo al calcare della terra le nostre bulbose
verità.
Ma poi la stagione della raccolta le lascia sui rami
farsi gemma e fiore, e grano da mangiare.
Giungono senza tempo
alle spalle,
magma e violenza
affondano i denti, tracimano dolore.
Vite formica fingiamo di sollevare,
annodate di grappoli ai segni,
ma lasciano nel vento
richiami di ruga senza fondo.
http://ireneleo.wordpress.com/
Si aprirà fra le sue nubi il cielo
e più su la coltre
dopo che avrò tracimato
l’intera nebbia dagl’occhi
il marcio dal petto ed astri ancora.
Dopo tutte le rose sfiorite di spine
ei calli in vampe di verbi e avverbi
lascerò su un foglio
avanzo bianco di sorte
mille caratteri
e gli spazi che ora varco coi versi
e una stella: luce alogena
sul tuo mio serrato civico di strappi
che di stille e parti
ha tinto il cosmo sulle mura.
Cadrà la scorza del tempo
e gli striduli suoni
-profano stormire di fili e rotte binarie-
e oscillando fra code, criniere e vergini fogge
mozzerò cinque punte coi denti
nello strapiombo della sera;
per una gemma spremuta di latte e di polpa
ed ossa spezzate alla volta dei cieli
in ore e ore a bere parabole
allaccerò la mia sorte a una fiamma che arde.
Per una meraviglia,
per tutta la poesia della terra. Per te stella.
2006
*
Guardo la terra che beve
-aspirando dalle sue labbra nascoste-
e seguo immaginando la fatica dell'acqua alla gola
cos'ì ai fiumi sotterranei
-dicono pupille a pensiero-
il sapore della terra
scorre distillato alla sorgente
e capisco la fulgente bellezza dei gerani
dopo i temporali.
COME ANGELI
Quando le luci si raccolgono,
si danno appuntamento,
devono decidere se farsi sole
o divenire stelle!
Quando il cielo, il mare,
non sanno se accogliere l'azzurro,
le onde,
si lasciano andare nel vento:
come angeli,
si mettono a volare!
HO VISTO IL VIOLINO PIEGARSI
SUI GINOCCHI
E IL PIANO MORDERSI LE MANI,
LA FURIA DEL VENTO DELLA CALA
SPINGEVA FORTE IL VENTO
SUGLI SCOGLI.
HO VISTO PIANGERE LE VERDI FOGLIE
STRAPPARSI LE CORDE
INGIALLIRSI E CADERE.
HO VISTO STRINGERSI MANI SUGLI OCCHI
CAPELLI A FACCE
LACRIME A CUORI.
HO VISTO NUVOLE COPRIRSI A LUTTO
E IL CIELO REGGERSI ALLE LORO SPALLE.
HO VISTO IL TRAMONTO DA SOLO.
HO VISTO CAMPANE MALEDIRSI
FIORI RINNEGARSI
E LA DEA DEL SILENZIO SVEGLIARSI.
HO SENTITO IL MIO SANGUE
INCIAMPARE SU UN FOGLIO DI GHIACCIO
E FERMARSI.
LA BOCCA E LA GOLA INSABBIARSI
ED I VERSI SPOGLIARSI
DI TUTTE LE PAROLE.
TUTTO QUESTO HO VISTO
O SOGNATO
NEL FRAMMENTO DI TEMPO BEFFARDO
QUANDO LA MANO MISTERIOSA
DELLA POESIA
VENNE AD ACCAREZZARTI.
XIX V MMIX
JAPICO
della pienezza dell’acqua
gonfia per l’alta marea;
della spiga di grano matura;
delle more nere
sulla sommità del rovo!
Fuga i pensieri d’ombra
come stormi di passeri dai rami
penetra del tuo sole vibrante
ogni fibra esausta del suo essere
perché imbevuta della tua luce ardente
si senta ancora viva, nonostante.
Tracimano i pensieri all'imbrunire,
quando il moto caotico rallenta
per dare il passo alla voce solista
ritmata dai battiti del cuore.
E già si vela lo sguardo,
annegando nell'impossibile
e nell'altrove negato.
Marginali appaiono, ora,
gli ultimi raggi del sole
come tepori di lontante assenze
e ruvidi attriti del reale.
(flameonair)
Qualcosa che mi percuote,
qualcosa che mi lacera,
qualcosa che sangue mi fa sputare
e che del sangue ha l’odore…
Persino quando piango
mi si tingono gli occhi di rosso.
E nell’immagine sfocata,
la mia vista ti cerca.
Ti cerca e non ti trova,
in questo giorno senza Sole.
Seduto alla scrivania faccio l’inventario dell’anno
con i segni sull’ultimo giorno del calendario.
La camera è di molti metri quadri all’Andel’s di Praga;
la finestra raccoglie gli umori della neve
qualcosa attraversa lo spiazzo e s’imbuca.
L’assenza è nel tuo respiro regolare
nel non sapore del cesto di fiori secchi
al centro del tavolo, nel geco che ieri sera
si appiattiva sotto le luci dell’insegna, estraneo;
nei luoghi vuoti e persi
dove ruotavano le ipotesi essenziali,
nei ricordi che ci corteggiano.
Transitano come gocce non travasate dagli alambicchi
-con le spalle rivolte alla memoria di Jan Palach
la lunga piazza era l’altrove del cuore, imprevisto,
parlato in prima persona come il dialogo
dalla casa in riva al mare nel percorso
inverso dell’onda-
fino al midollo
nel tempo di un cocktail.
quelle tue carezze
all'ombroso volto di una sera
estiva
evanescenti salivano emozioni
in petto come
alibi al tuo non essere...
felice!
Invano puntavi il dito
all'orizzonte stinto
da scialbe lacrime
-svampite estasi di
una normalità suprema
in una quotidiana non verità-
E salgo rapida sui crini della
Notte
madida d'un'insolita attesa
di un rumore
che sia parvenza di Vita.
La tua!
Archivio lenzuola - intessute e sgranate - non fa differenza,
le lascio appese a questo ventaglio di scirocco. Cauterizzo
lo strappo dai piedi di ali spiumate; non so altro per ora.
Ma le braccia mi dolgono per l'avanzo della mancanza di strette,
apro le tende pesanti, che il sole non invade la faccia,
e afferro l'ultima bruciatura intessuta alle mura e agli stipi.
Spossato ricado su una coltre di cuscini, finestra spalancata,
il fischio dell'ultimo treno snerva l'attesa.
Queste poesie son vere
Così il mio penare.
Perchè mi dici che son fole
Legate al mio sognare?
Tutta la vita ad occhi aperti
Ho atteso il sogno più fermo.
E non venirmi a dire
Che nell'attesa si muore
Se tu che non attendi nulla
Sei già a te stesso spettro.
Dietro i vetri scuri del taxi.
Qualcosa e’ cambiato, tre anni
Rendono la vita piu’ seria e noi piu’ lontanti,
ma il sangue e’ lo stesso, avanza e s’infittisce
diventa piu’ freddo e radioso, e noi una sola persona
nel mondo.
L’istante in cui l’arma si fa omicida,
in cui la depressione si suicida,
in cui questo colpo di sonno sbanda,
in cui l’infarto arresta un cuore.
Accade tutto in un solo istante.
Dirai che la tua vita è fatta
di migliaia e migliaia di istanti:
quel giro di rondini in città
scavate nel tufo o un riflesso
di sole sulle vetrine o anche
il primo sguardo da cui nascerà
l’ultimo dei tuoi stupidi amori.
Ma la tua è solo una sciocca bugia.
Accade tutto in un solo istante,
che ci coglie davvero impreparati.
E’ un istante che mette il sigillo
a tutti quanti gli altri istanti.
Forse perso, forse del tremore stelle non credevan che di luce capissi,
albore!
Temevi già il mio volto sull’appassir di frementi fiori?
Ne più coprirò di pianto un universo che non capirebbe il dono,
del ramo macchi d’ali, passero il tenero tratto alla terra
dove il mio corpo macchia la natura ma la passione la rende vera.
Siamo mistero,
un cielo di ombre,
un orizzonte calato
nella luce,
un mare riempito
di oceano.
Siamo rive senza confini,
ruscelli che si aprono
in fiumi,
mari che hanno negli occhi
l'immagine del cielo,
siamo stelle che vivono
di firmamento,
lune che sognano
in aloni di immenso.
Siamo strade sconosciute,
scoscese,
impervie,
siamo uomini,
con visi di universo!
Antonio Paoletti
Olginate 3-06-2009 ore 17.27
[fine]
In frantumi vanno
le porte dell’addio.
Occhi disciolti
dentro lacrime di acido
e solchi
sul viso corróso.
Albero sradicato dal cuore
– in gesti convulsi
con mani di febbre –
l’amore.
Oggi si chiude l'opera del tempo:
ritorna terra l'ultimo frammento
di asfalto che ha conosciuto i tuoi passi
spaccato dalle radici dei pini
ricoperto di erbe popolari
disgregato da secoli di luce
libero da ogni attributo umano
materia per montagne non ancora
sorte, fondamenta di stagioni
che non potranno neanche immaginarci.
Se la bellezza, se la tua bellezza
quella del tuo volto a me sconosciuto
quella del tuo corpo immaginato
a docile vestito d’uno sguardo
ostinato alla vita, riaffiorato
come scoglio e saldo nella luce
del tuo sentire, infine del tuo dire,
poi dopo la burrasca così placido
sopra la furia domata dei marosi;
se la bellezza che tocca nel profondo
le corde sottese in fondo all’anima
-e s’inchioda al sottosuolo e scava
giù per oscuri cunicoli e cantine-
è parte d’una sorte estranea
a me ad alla mia gente
(non alla tua né a te, predestinata)
ogni tuo silenzio sarà già Vita, ogni parola vera
più di quella che brulica e che grida
dentro questo sottocielo di carta.
(Alessio Vailati)
Mare di Sabbia in un cuore di Terra,
Uomo d'odio estraneo all'amore,
Piegato dal Vento che distrugge e ti afferra.
da quanto hai dimenticato il dolore.
In un tempo anche troppo recente,
lo stesso dolore abbiamo vissuto,
abbiamo condiviso lo stesso niente
quando in mare il cuore abbiamo perduto.
Tu che pensi quel tempo distante
vivi nel mondo da straniero,
hai smesso d'essere anima errante,
dove tutto è passeggero.
Fingi di non capire,
che la libertà non è apparente
ti Illudi nel tuo servire,
che questo è il presente.
Rinchiudi le anime migranti,
nella tua indifferenza,
come pensieri danzanti,
vittime nel vuoto della coscienza.
MIA MADRE SI RICORDA QUANDO HA VISTO ME LA PRIMA VOLTA.
IO NON RICORDO, EPPURE L'AMO.
La mia scuola profumava di mare:
batteva là sotto quand’era scirocco
e alghe e sale piangevano i vetri.
Il pane sapeva di zucchero e burro
d’inchiostro e di carta assorbente.
Una stagione duravano le maestre:
le consumava la nostalgia di casa
le sfiniva quel posto di frontiera.
Prima e seconda insieme: agli uni
il dettato, agli altri un bel problema
e poi a quelli il disegno, a questi il
pensierino [parla dei tuoi giochi, dei
tuoi amici, dei tuoi fratelli, di quello
che ti pare, anche del tuo paese, certo]
Io parlavo di Poppy, il bambolotto,
un occhio tenuto aperto da un pezzo
di stecchino o di mio padre, che non
c’era mai e stava su una nave in mezzo
al mare, oltre gli spruzzi, oltre l’orizzonte.
Avevo grembiule bianco e fiocco rosa
caschetto bruno e cappottino rosso
sussidiario e sogni dentro la cartella.
M’incantava la vista del traghetto
che arrivava, di notte, tutto in festa
superbo di lucine sfavillanti:
io lo guardavo dai vetri di cucina
appannati dal mio respiro caldo
e dal calore buono della stufa a legna.
"Bellezza"
Cerca nello scrigno dell'anima vermiglia
Umana finitezza riconoscimi
Nel verso degli uomini ultima ossessione
della bellezza divina
Sogno necessario
Disperazione da dare al proprio stare
Senza bellezza quest'epoca tracolla
Cade nella disperazione nuda
Nel fango dello stagno
Cade......................
il verso degli uomini
Lasciami sognare e
fammi ricordare
come si fà
a volare.
Non riesco più
a stare con
questa paura
d'amare.
Fatti annusare e,
lentamente
nei tuoi occhi
lasciami entrare.
Che lo voglio
vedere
il colore
del mare.
Le tue labbra
lo sò,
mi sapranno
baciare.
Il mio collo,
paziente,
le saprà
aspettare.
E la mia bocca,
curiosa,
le vorrà assaggiare.
Le tue mani,
già le sento
giocare.
Fra i miei
capelli vorranno
danzare.
E le mie
caviglie
sapranno adulare.
Senza fiato
mi farai restare.
E con la gola,
arsa,
per il
troppo amare.
Ne son certa
oramai.
Non posso
più aspettare.
Lasciami.
Ti prego.
Lasciami sognare.
Camminare sull'erba fredda,in una notte fredda.
E avere il cuore caldo e sentirsi intatto,
in un mondo che ha ancora cose belle da dare.
Non m'era mai successo.
La luna non fa chiaro questa notte,
ma io non conosco più il buio.
Enio Marfoli
STENDIMI NELL'ANIMA
Porgimi nelle mani
il sole,
l'alba e il tramonto,
l'aurora e la sera.
Regala alle mie dita
i raggi del tuo giorno,
lo sfavillìo delle fiamme,
l'incontenibile tuo amore,
gli infiniti della passione.
Donami agli occhi
i fulmini delle stelle,
i lampi del cielo,
dell'universo,
ammanta di usignuoli
i miei cespugli,
i miei rami,
i miei boschi.
Stendimi nell'anima
la tua malinconia,
il tuo verso,
la tua poesia!
Antonio Paoletti
ho visto dei fiori
recidersi il gambo,
perché, dai mie occhi, han capito,
che mai lor potranno
competere con te.
Ed ho visto, al ritorno,
il sole cercarti
casa per casa, dalle finestre,
perché vorrebbe, in futuro,
investir la sua luce
sol su di te.
(Ennio Meloni)
LEGGO GLI INEDITI DI ENNIO MELONI
Poesia di quiete contemplativa, riposo per la mente che non deve faticare a capirne i sensi: si avverte l'amore ferito e il torto subito ma soprattutto la forte ricerca del bene come rinascita. Domande come bagliori siderali, puri. Riflessi dal cosmo come ritorno liberatorio alla luce dopo una lunga pausa buia. I versi di E.M. alludono al sottile confine tra visibile e invisibile, tra intimità con noi stessi e svelamento dell'anima. Sono il tentativo continuo di moltiplicare le nostre identità accogliendo i bisogni cangianti nello scorrere del tempo e delle esperienze, nel fluire della nostra vita tra dentro e fuori. Sono un rimando ai colori pastello.
.'Ed ho visto, al ritorno,
il sole cercarti
casa per casa, dalle finestre,
perché vorrebbe, in futuro,
investir la sua luce
sol su di te.'
La psicoanalista freudiana Eugènie Lemoine Luccioni direbbe che si tratta del rimedio provvisorio ad una realtà che non ci rende felici del compromesso tra l'identità che viviamo e il desiderio di essere diversi. Possibile.
.'Il tuo cielo
è più freddo.
E' buio, ora.
... e vorresti sederti,
fermarti ad aspettare,
che ripassi la vita.
Ma non sai
neanche
se la vuoi,
una vita
altra.'
E. M. non ci fa camminare sul filo del dirupo dove l'ansia di essere risucchiati nel nulla sale, ma blocca le nostre vertigini. Ci fa sperimentare un senso del sé fragile e pericolante prendendoci per mano, offrendoci appoggi sicuri.
'Ti regalo
il mio amore,
tenero e immenso,
perché nei tuoi giorni
più freddi e più bui,
tu possa scaldarvi
il tuo cuor ora incerto.
... e tu,
donami un giorno,
il tuo amore prezioso
come l'acqua più pura.
Tu, sai che io vivo
per bere quell'acqua,
tu sai che io vivo
per amare solo te.'
Una poesia che riscalda e fa sentire al posto giusto. Dove abbiamo costruito la nostra storia, dove abbiamo messo radici, dove nascono i nostri desideri contrastanti: di fuga, di sosta, di attrazione, di timore. Senza copioni prestabiliti la mente viene avvolta dai versi rilassati con cui il lettore avvia il percorso di empatìa.
'... e per quanta
sabbia
e sassi
e rovi
noi
ci buttiamo addosso,
riemerge prepotente
e dilaga,
un fiume di tenerezza
che ci sommerge.'
Non si tratta di un Autore che si concentra su se stesso preoccupandosi di raggiungere la gloria personale. Quando nel Poema muore Patroclo, il più caro amico di Achille, l'Eroe sembra dimenticarsi di tutto e di tutti. Nonostante i suoi compagni muoiono sul campo di battaglia, si ritira e si concentra solo sul suo dolore e sulla sua disperazione. Un comportamento egoista che forse lo rende più umano ma che mette in difficoltà gli altri. E.M. è un buon esempio di dono poetico, invece: intuisce l'umore del lettore, lo ascolta, si prende cura della sua valutazione. Lo rispetta. Lo accoglie. Lo ringrazia.
.'Grazie, a voi,
volti ormai sfocati,
che avete
talvolta accompagnato
il mio mutismo affettivo.
E grazie a te,
che ora estrai, generosa,
da questo ulivo,
ormai rinsecchito,
sospiri di vita
e distillato d'amore.'
Questa una conquista difficile che spetta a pochi!
Rita Pacilio
stà arrivando
boato durante la notte
apro gli occhi, la mia camera trema,
nn mi spiego perchè, cade tutto
la batteria ha un suono come in un grande concerto
una voce mi sveglia mi grida di scappare,
non riesco a scendere la scale
sento il cuore accelerare
l'ansia non riesce a farmi ragionare
corro nel terremoto, con 1000 pensieri, 1000 paure,1000 lacrime che attraversano il mio viso e tanta paura neglio occhi.
1000 case cadute, memorie resettate,
vite spezzate
la disperazione della gente che era felice
e che adesso non ha più nulla
corpi nudi di persone morte sotto le macerie,
corpicini freddi di bambini senza vita
nei loro lettini, con un peluche rotto
come è stata rotta la loro infanzia
fiumi di lacrime
fiumi di sangue
non finirà mai questo dolore
questa paura nei volti della gente
questa antica città rasata al suolo,
questo tremore continuo che sembrava non finire mai
molta gente ha fatto la sua comparsa-scomparsa nella notte
la speranza dei soccorritori di riuscire
a trovare qualcun'altro in vita
scavano, vedono dei piedi,
tirano fuori il corpo freddo,
è senza vita, la speranza si spegne
il soccoritore cade in lutto
i suoi occhi si ingrandiscono
si riempiono di lacrime
è UNA BAMBINA....
X l'Abruzzo terremotato....
da
una ragazza k il 6-04-09 l'ha vissuto in prima pesona..
che ancora la luce deve venire, ma loro ci vedono bene.
Si ritrovano in posti come questo, dove avrebbero potuto vivere
o dove forse non sono mai stati.
I pescatori di rose sanno di preciso dove si nasconde la felicità,
tra ninfee sempre verdi e lettere dʼamore,
si muovono in acque profonde.
I pescatori di rose ignorano la corrente e tornano indietro,
con i loro spettri coprono il rumore degli insetti e lasciano segnali
per trovare il loro punto di attrazione.
Ci eravamo promessi di tornare qui un giorno, a cercarli.
Son passati anni, e quasi questo posto non lo ricordavo più.
Capisco solo ora, tutto il tempo che è passato
Mentre aspetto, i pescatori di rose.
Conny Stockhausen
Lasciale asciugarti i capelli
e poi arricciarteli col ferro,
come sa fare bene;
e poi seguirti passo passo,
nel corridoio
mentre procedi lenta
col tuo deambulatore:
attenta come una scolaretta
a non intrecciare i piedi
ma a trascinarli diritti
nelle tue passeggiate giornaliere.
Violetta è lì con te, mentre compi
l’impresa, prima di sederti,
sfinita sulla carrozzina,
davanti alla tivù che ti distrae
accanto al divanetto col tuo cestino
pieno degli oggetti di sempre:
gli occhiali, il telefono, l’agenda.
Di fronte le foto dei nipoti:
Valentina che danza, piccolina,
con lo chignon raccolto sulla nuca,
Tommaso che prega, a mani giunte,
nel giorno della prima comunione:
la tua, quella che ho fatto incorniciare
d’azzurro e margherite bianche
nella gloria dei tuoi acerbi sedici anni
[massa di riccioli composti sorriso fiducioso]
l’hai fatta nascondere, non la vuoi vedere.
E quando arrivo io, lo vedo, nel tuo sguardo
un barlume di gioia e di sollievo
e mi fai domande, ti accerti di ricordare bene:
il tuo terrore è perdere il passato;
una volta hai sognato una carovana
di cammelli che procedevano lenti
nel deserto, carichi dei tuoi ricordi.
-Mamma, hai memoria più di me!-
e fingo d’ignorare quando sbagli
quando ti ripeti: ti porto fuori al sole
t’indico il mare che respira sotto
i pini enormi che sfiorano la casa
la pergola di vite americana che resiste
i rosai che promettono un maggio di colori
ti colgo un fiore, che assorba le tue pene.
I CONFINI DELL'ETERNO
Quando il cuore si distilla
nei suoi battiti,
nei suoi sogni,
nell'azzurro appare il cielo,
e frecce di luce
scoccano dal sole,
dall'anima:
le stelle, nel firmamento,
formano perle, collane,
di lampi, di fulmini!
Quando la profondità
scoppia dalle vastità,
di poesia si copre il vento,
e viaggiando gli immensi,
tocca i confini,
dell'eterno!
Antonio Paoletti
La sera che vaga
ha segreti osceni,
annunci di risvegli
e voci di somiglianze
o forse messaggi prigionieri dei corvi.
Io sono già andata via
chiusi i lembi dell'oltre
viaggiatrice nel buio
ho un mare alto in gola,
e un tuo bacio
mille volte recintato.
Come non cercarti ora
dove il mondo non ha ritorni
e solo un sortilegio mi tiene in vita
animandomi
mentre un'acqua occulta
di nuovo m'annega.
Monica Osnato 17 aprile 2009
La morte slitta lenta
Nel tremore del tempo
Di dirupate sembianze
Che acchiappano fantasmi
Nelle crepe di urla addolorate.
Precario stallo di futura vita.
Maurizio Soldini
Roma, 11 aprile 2009
Trafittura di chiodi che scricchiano
Uscendo dal legno di croci murate
Nel cemento che sgretola fumi
Di polvere a catasta sul buio notturno.
Lo illumina di silenzio dopo il fragore
Del nulla che si approssima al mondo
E versa lacrime asciutte di dolore.
La settimana santa di afflizioni
E tremori di scosse di terra
Di petti e di occhi laceri di pietà
Si piegano in genuflessione ai piedi
Della Croce che è tra noi.
Un cielo sereno guarderà
All’indomani un’alba di Resurrezione.
Le domande sono sempre le stesse.
Le risposte riposano nel mistero
Del raggricciarsi del buio davanti alla luce.
Maurizio Soldini
Martedì, 7 aprile 2009
Prima che il tutto ruoti,
la fiamma frange ancora questi sguardi,
lacrime calde e visi rossi
conto le dita per perdere tempo,
i fuochi son ghiaccio
visti al contrario.
Ogni volta
si stanca di piu' la vista,
mettere al centro un desiderio
significa arderlo,
muto sgomento inutile a dirlo,
le lacrime apparenti
son gocce di vetro ,
le soffio prendono forma
le tingo al vento
dei colori ibridi che trovo al momento,
sto volando,
non so da quanti anni,
allora in silenzio ti parlo
e mi senti
e diciamo nulla
davanti a un incendio senza senso.
Arrivano le molteplici parole
su ali di suono al muro frontale
come palmi al palmo di una mano
battendo piano -
poi, fulminee se ne vanno
leggiadre nei loro abiti di velo
su onde d'aria sapendo del suono,
del segno e del senso profuso
assorto oltre la parete
naviganti ad una riva andare
le parole udite.
(a mio padre)
Volasti quando ancora scalzo
correvo ingenuo e felice
per pietrose e polverose strade,
arrampicavo secolari giganti
per cogliere carrube.
Quali percorsi poi
la vita ci ha programmato,
quale destino si è impadronito di noi,
quali e quanti indirizzi abbiamo abitato.
http://www.aldoardetti.it/
Allora avrei dovuto dirti,
quando i boccioli delle rose si schiudevano,
quando l’aria era impalpabili veli profumati.
Allora avrei dovuto dirti,
quando parlarti guardandoti negli occhi
era come parlare a me stesso.
Allora avrei dovuto dirti,
ma è passato tento tempo.
Chi sa cosa avrei potuto dirti.
Avrei anche fermato
lo scorrere del tempo
per farmi raggiungere da te.
Non sei comparsa all’orizzonte.
Il tempo ha continuato a modo suo,
ne sono sicuro.
Su grani di lucida sabbia
lasciamo le impronte che il vento
con fare impietoso cancella.
È grata di canna il confine
che chiude l’andare del corpo
ma a sguardo e pensiero lontano
non limita strade e speranze.
Il mare è speranza se calmo
riluce e gorgoglia silente,
impervio di baratro fondo
se abbatte con forza di onde
il tenero andare dei passi
col vento che ulula e perde.
Attivo la retina alla periferia
Sospendo la visione di luce e metto in moto
Bastoncelli off cells trasmettitori
Nervosi nel niente trasparente
Attivati senza colori nella vista
Del nulla e sei essere che si annulla
Ribadisco te nell’istante come le tenebre
Che danno il senso alla luce dei miei occhi
Basterebbe un concetto neurofisiologico
Per capire ma il cuore vuol comprendere
E si contenta della percezione della tua presenza
Buia come un vestito morbido di seta scura
Che la mannequin ondeggia nella notte
Tu buio che m’illumini d’immenso
Nel limbo dell’ora serrata
(e sia scusata qua la doppia citazione)
Maurizio Soldini
Roma, 4 marzo 2009
(alle donne vittime rassegnate di compagni violenti)
Sorella, non lasciare che la paura
diventi il tuo pane quotidiano
e t’induca a spengere lo sguardo
sulla vita, che può essere vela
tesa sul vento di maestrale
alba dai petali di rosa
sera dalla veste di velluto;
un compagno violento t’offre
solo briciole bagnate di veleno
stelle mute di luce e di calore
aghi di ghiaccio nel lago del cuore.
Non scambiare per amore o gelosia
lo stillicidio dei soprusi giornalieri
la parola cattiva che ti graffia l’anima
l’umiliazione che cancella il riso;
non credergli, anche se poi si scusa,
se promette rose senza spine
se cerca di comprarti
con un sesso senza tenerezza
e aspro come un’arancia amara.
In te odia forse la femminilità
che non si riduce al puro istinto
ma profuma di dolcezza saggia;
e la forza delle idee, la speranza,
l’intelligenza operosa e la pietà.
Forse ha paura del tuo corpo
di miele e di dolore,
fragile e sublime
a plasmare la vita o rinnegarla?
due sorrisi paralleli quasi s’incrociarono
fra i tavoli dalle incerate nuove
dicendo tutto del tempo consumato.
Il fumo velava l’inerzia di altri avventori
quelli di una stagione da vivere
come l’offesa di un torto da ricevere.
Eppure lì dentro, di me a resistere
rimanevano una miscela di birra e urina
rumorose geometrie di calcio balilla
e l’unto delle carte da gioco.
Ma l’essere fragili perché simili
lo si scopre solo durante la mano finale.
Soddisfatto a metà
perché non avevo i tacchi
Sotto coperte ben piegate,
trovai una scatola a righe.
Ero un bambino e scoprii
che dentro
c’era un vestito.
Indossai l’abito
davanti allo specchio
e anche lo sporco del tessuto
era riflesso.
Camminavo
e guardavo indietro
per vedere lo strascico.
Da quel giorno,
sono certo
che mia madre era bellissima
quando indossò l’abito.
Il giorno del suo matrimonio.
http://www.myspace.com/peppistrillu
Si concilia nelle vene
pioggia e fango
in note d'ombra
Incendia ancora nella brina
l'estate delle fiere
nei fregi rubati ai virgulti
ma notte e giorno
dondola la cuna:
bulbillo d’aurora ed indolenza!
Nell’ombra tra le foglie
intarsi di spine
nei nodi dei rimpianti
– Saranno le allodole a cantare
ma ti sento lambirmi le sponde –
http://frammentipoetici.splinder.com
Qui, il mattino si apre canto di gola
a grappoli e nei limi di sterpaglia e fiori
che annodano alle dita curve in penna.
Qui si mostra cauto il cielo,steso d’aria,
grembo ancora gonfio che trattiene
in carte e tasti fatti cenere,
servi striduli nel quasi tempo
in 4/4 passato dentro in filamenti.
Peso poco e volo labile d’inchiostro (e tu)
vienimi a trovare che grido America
dalla nave rada che sfascia sulle anime.
Rosa profumo forte di bocca buona e tulle di parole
vomito assi dalle maniche, battage sicuro affare
arte parlando, sopra i tetti ad ogni slancio.
Scrivo io che grido America -un paio di volte-
sputando bombe sui cattivi e un po’di dollari.
in questa mappa indefinita di new entry per la svolta
per stalle e cerchie, con la faccia gronda sui sipari
pronti a ridere al punto di domanda.
Scrivo coi botti di tosse e pece
nella vita di guaiti muti
limando la “s” di provincia ma onorando i patti
Nessuno ci ricorda fra le folle
mi slego nel meriggio
e volo a bere il mondo ovunque.
Perché ci metto un istante per morire,uno spicchio
masticando aria recitata sull’estremo
lingua a terra e punte in vena
troncate ad una sorte
nel falso retrostante d’etere
che non sente lacrima per lacrima,oggi lascio.
Tu di al padre
che porto risa sulle scaglie
e ordini dal cielo
e alla madre che il ventre è gravido di strofe.
Oggi sputo tutto il liquido
e volo basso via dai nidi, i canti fatti verbo
sono bestia sotto che si sfama
con un Cristo al collo.
Avrò terra promessa e piombo da pisciare
spine ed una news in bocca.
Niente cielo vado sotto fiamma,
ciglia a ciglia! around the world
fra le braccine in sangue.
Oggi mangio guerra(d’ora in ora)
in ali e più avvolte in panni, passite foglie.
Lasciate pace sulla frontiera
torno infermo reso libero
e tu America mia scivola, ho la poesia che muore
in seno alle madri e nel fragore di una bomba
Parlare con se
o con la più paziente
delle anime notturne
è staccarsi dal suolo,amore mio
fino a sfregare colla nuca
stelle e strisce in abbandono
.
Fatue riflessioni
che affondano nel tedio fosco
delle ore cagliate sui pensili
o su una vecchia vetrina di memorie
laminata d'incoscienza
.
Soliloqui, stemperati
dalla vergogna del risveglio
che segna la resa a mani giunte
ai frastuoni dell'esistenza
per S. Valentino 2009
In riva al mare la brezza ti sfiora,
I tuoi capelli intrisi di salsedine.
Allora profumi di conchiglia,
Le tue labbra color cocciniglia
A stampo sulle mie.
Grido di vento sulle nuvole
Spiriformi di vertigini.
Vele spiegate a largo
In fuga nei sogni.
Maurizio Soldini
12 febbraio 2009
D’uccelli nella teca diafana
Del vento colorato di neve.
Trasale nel vortice di storni
Una preghiera lieve di memoria
Che si apre su infiniti mondi.
Maurizio Soldini
ti sento e ti ho tra le mie bracia
lunghe e fragili
tutto si dilata e si allunga
diviene verità amore per la vita
pura follia di essere
senza limiti imposti
senza casa senza stanze
senza scale e gradini
capelli al vento,per la vita che in te
mi sommerge.mi fa sentire al mondo
mi annega
mi soffoca in corsa
corpi carne calore follia
parole dette,ascoltate,monologhi e dialoghi
caldi bollenti dentro il sangue
la linfa che viaggia
su piste veloci che bruciano i giorni
dita di mani che stringono forte
sempre più forte le dita che scrivono
sulla tastiera del mio universo
che si espande senza un dove
Quella nuvola
ha la forma del mio piede
del mio piede che perde la sua forma
s'allunga
diventa la mia magra gamba
la mia gamba che perde la sua forma
s'avvolge
diventa il mio occhio
il mio occhio che vede la sua gamba
diventare nuvola.
sento sussurri piano
sfiori i miei capelli di cielo
le nostre ali intrecciate
nascondono il pudore dei corpi
materia divina
trasformata
ora liberata
candido sentire
ci eleva nel paradiso
oltre il giudizio terreno
tutto si compie
solo per amore
Ho lasciato armi a terra
preparato bagagli
mani conserte
un sorriso.
Le debolezze distruggono dentro
ma dal di fuori tutto sembra maledettamente uguale;
anime aperte, fiumi che scorrono, parole, parole, parole
e io ingoio.
Un saluto da lontano
con il palmo alzato,
il vento spazza via tutto
io resto qui.
http://chiaveastella.blogspot.com/
"Silenzio, la vita si anima
l’inferno ha scorto l’Eden
Canta mio poeta
Urla la tua rabbia
Inghiotti il buio
accendi un fuoco
illumina la luna
Ora è tardi per sfuggire
il destino è raccontare
D’esistenze, di fughe
scomparse e presenze
Del passato che tormenta
una dolce pace, mio poeta
Solo al tuo riposo
sarò rasserenata
Tu vorresti che io m’accendessi di luci,
ti brillassi come gioia nelle mani
ti seguissi come un cane con fiducia
sul sentiero che porta a domani
quasi un vento che spinge una vela
o che spazza una piazza deserta
liberandola di ciò che resta
della polvere dei tempi andati,
ma sai bene che ormai non mi spingo
al di là della soglia in cui nutro
la mia voglia di sesso
la mia fame di abbracci.
Così vagabondo mi lasci a me stesso,
agli avanzi di antiche illusioni,
alla gabbia in cui spesso costringo
ogni nuovo fremito, supino di abbandoni.
Girasole assetato di luce
alla ricerca del sole
nei tuoi occhi.
Chino il capo smarrito
quando tu non ci sei.
Enio Marfoli
*********
31 gennaio 2009
Una chiosa sento di farla al mio omonimo almeno di nome, Enio Marfoli, il quale attraverso una metaforica immagine descrive con efficacia il girasole assetato di luce e la sensazione dell'abbandono, dello scoramento. L'autore avverte l'assenza perchè ha bisogno, si "nutre" della presenza del girasole... come il girasole si fortifica attraverso la presenza del sole... l'anello che congiunge l'intera poesia in chiave ermetica del Marfoli è il sole stesso che riscalda l'umanità, la cui mancanza fa avvertire solitudine e freddo!
Enio Morena
s'intrecciano con fili d'amore
in un bracciale senza tempo
che orna il polso
del vivere eterno
nel cerchio perfetto
dell'infinito dell'anima.
http://www.virginiamilici.com
Spazio diurno immenso
piede esatto del tempo
foresta invadente dell'essere
nodi da sciogliere
uno ad uno,
scivolando nel tempo a ritroso
interrotto
ma non per questo perduto
poiché prendo,
ora,
ciò che temo,
salvandomi.
nadia
Scrivo messaggi
anche sotto altri nomi
ma sono pur sempre Artemide.
Vago nel pensiero altrui
con curiosità sottile.
Colta da ruvido bisogno
godo del divenire.
quando il freddo sapeva essere più freddo,
le gioie più umili e vere
mi rivedo ancora con sguardi da ungulato
adesso come allora,
radio per percepire qualsiasi vibrazione d’affetto..
e sì che il mio corpo decade e scende
ma i miei sentimenti non paiono conoscere maturazione alcuna.
Decade la corteccia e il tempo segna,
invecchia e muore il fuori,
si fa involucro, e il dentro protegge.
Autore: Ada
Noi crediamo
nella neve che scende,
nel suo valore
- balsamo sulle rughe
dell'inverno ed altre cose -
lasciate gli stormi volare
e che bianca
ci arrivi la neve.
.
il rumore di stoviglie dalle porte aperte,
coperchi in acciaio che sbattono,
odor di sugo come di sudore rancido.
Il primo caldo dell'estate
i vestiti umidi d'afa
l'eco dei passi nella piazza antica.
E tu a contare i minuti prima della soap delle otto,
ad ascoltare il tuo respiro
che sa di vecchio,
sa di armadio.
Lunedì 30 maggio 2005
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
In tutto questo po' di silenzio sono le mie
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
misura di tutte le cose.
Tramonto dal Castello di Vernazza –
e con questo è vissuta un'altra estate
molto lontana dalla giovinezza.
Tramonto di rimpianto e di bellezza.
Blu chiaro il cielo, con le scie dorate
dei jet in alto in una corsa pazza
che passa senza nulla da mostrare
se non la scia, come le vite umane.
lunedì 26 settembre 2005
Migliaia di soldati come corona di spine s’affannano su un pallido fiore,
egli lì, mirando d’un vento la fucilazione,
sull’ultimo ordine si appella al riparo delle dita d’un corpo decorato,
caduti senza esserne meravigliati.