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30 settembre 2008

Commenti

Inviato da Alberto Giulini il 10 dicembre 2008 18:19
In tutto questo po' di silenzio sono le mie
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
In tutto questo po' di silenzio sono le mie
ultime parole - s'irradiano
oltre i sepolcri imbiancati
di tutte le antiche città post-moderne,
pesi di brulle erbe tutt'intorno calpestate
dove le piccole pietre rotolano tranquillamente
oltre i visi sicuri e sperduti della gente:
passi danzanti di fanciulle quasi invisibili
in cimiteri medievali d'una levità perfettibile
Dove la morte Appare
misura di tutte le cose.
Inviato da Paolo Brera il 05 dicembre 2008 12:24
Siódemka caudata delle scie dei jet

Tramonto dal Castello di Vernazza –
e con questo è vissuta un'altra estate
molto lontana dalla giovinezza.
Tramonto di rimpianto e di bellezza.
Blu chiaro il cielo, con le scie dorate
dei jet in alto in una corsa pazza
che passa senza nulla da mostrare

se non la scia, come le vite umane.
lunedì 26 settembre 2005
Inviato da Michele Ortore il 05 dicembre 2008 11:41
Erano mille petali infiammati:
in ognuno l'espressione di un ricordo,
il socchiuso sguardo delle teche
quando ancora vuote si riempiono di storia
di speranze sfuggenti e inspiegate
e non ancora fossili, code di rettili.
Ruvidi e dolciastri, come la resina sui tronchi,
quei ragazzi abolivano le pause dei giudizi,
i secondi vuoti della razionalità,
l'oggettività sorda.
Conoscevano i selciati del cielo,
se mentre il corteo occupava il ministero
due di loro si amavano sui tetti.
Statistiche e idee, giornali strappati,
giornali fumati.

E la polvere delle statue, al suono
di flauti invecchiati per rinascere,
non si ferma, sgrana i nasi simmetrici
e amputa le perfezioni di braccia e gambe,

cade nell'acqua e forse piove, lascia
il corpo perfetto ed è nell'aria:
fermatevi, non toccate più il suolo
e nei mille silenzi di un attimo, siate unici
fotografie di voi vivi
fotografie vive, un angolo piegato e Dio dietro,
solo per un attimo, solo se nell'attimo.
Inviato da Gianluca Sala il 13 novembre 2008 11:40
OBAMA AND THE DWARF

Knelt to your lips, they’re hanging
from the light of your eyes.
The hope of your speech
the settlement of the rejects
the resurrection of the death
courage. Never buried.
The shame for our lord,
the master of all the puppeteers
behind the setting benches.
The dwarf keeper, he says ‘bout you:
“Sun tanned
Pretty ‘n’ Young.
I’ll give him some advice”.
What a shame Mary Jane.
We smart people
but even all the little
pumpkinheads of all small towns:
we’re having pain and there’s no party.
Truth is hunger, concrete the rage
against the firing messages
from all the offices.
The falling stocks, who cares the bills…
Just give’em back one chance!
Return the dreams, tear off
those faded pics: three guys hanging
now are all un-coloured, three dancing
mirrors spinning ‘round the wind
blowing out the cynic mouths.
Just autumn branches the gaunt outline
of the poplar tree.
By then, strange fruit is rotten.
But vivid, laughs still crack the tracks.
Just a new face. But what a guess.
If only you could be as hard
and true as it might be:
one petal in the storm.
An intact velvet film
that no pressure could never graze.
That no gold could ever budge.


*******
OBAMA E IL NANO

Pendono dalle tue labbra, appesi
alla luce dei tuoi occhi.
La speranza nel tuo discorso
la sistemazione dei reietti
la resurrezione del coraggio
morto. Mai seppellito.
La vergogna per il nostro capo,
il maestro di tutti i burattinai
dietro gli scranni del potere.
Il nano guardiano, che dice di te:
“Abbronzato
giovane e carino.
Gli darò qualche consiglio.”
Che vergogna Mary Jane (1).
Per gli intellettuali,
ma anche per tutti
gli scemi di tutti i villaggi:
noi stiamo male anche senza festa.
La verità è fame, la rabbia palpabile
contro gli annunci delle sforbiciate
in tutti gli uffici.
Le borse in crisi, chi pagherà le fatture…
Ridateci almeno una possibilità!
Ridateci i sogni, strappate
quelle foto sbiadite: i tre uomini appesi (2)
ora non hanno colore, tre specchi
danzanti che ruotano al vento
che soffia dalle ciniche bocche.
Semplici rami d’autunno la sagoma
scheletrica del pioppo.
Oramai è marcio il frutto esotico.
Ma ancora vive, le risate sbarrano ogni rotta.
Solo un volto nuovo. Ma che aspettativa.
Se solo tu fossi sul serio così vero
e tenace come sembra:
un petalo nella tempesta.
Una patina di velluto così pura
che nessuna pressione può scalfire.
Che nessuna ricchezza può corrompere.

_____
1 “What's The New, Mary Jane”, The Beatles, 1968 (in Anthology 3, 1996)

2 “Strange Fruit”, Abel Meeropol, 1939 – Billie Holiday (1939)
Inviato da Marco A. Ciaccia il 11 novembre 2008 23:29
IL BOSCO SULLA STAZIONE

I lampioni alonati alti
sulla ferrovia illuminano
la fragranza del respiro umido,
profondo, del sonno
che hanno le foglie nelle chiome
– anche se ovunque vedo
tracce del loro pensiero,
fili lanosi di foschia
che ammantano i clivi
di una crema immota
come spirito tranquillo e fecondo.
Inviato da Antonellat il 08 novembre 2008 21:09
Sei schiena, sacralità dell’osso

rene, carotide, bicipite contratto.

Ti schieri con la mia carne per demolire

la resistenza della sera, il peso d’un prato nero

sul giallo della foglia.

Ascolta quanto si placa

la lunga assenza delle ore mentre affondiamo

a occhi stretti

in questa terra lentissima.

Inviato da Giuseppe Cappello il 03 novembre 2008 21:27
I CROMATISMI DEL TYNE

Il ferro dei binari inchioda il grigio uggioso del cielo sulla città del Tyne
Il sibilio arrugginito degli scambi
Stridono i freni sugli ultimi metri della corsa
Scendono con gli strusci neri del carbone sulle guance
La cipria della fatica sul volto dei minatori
Lentamente avvolge le strade la scura cosmesi della notte
Nel locale, fra il fumo, le birre e lo slang,
una voce e il ferro delle quattro corde
Inchiodano la notte alle leggi del cielo
Armonie che tessono le danze dei pianeti nel firmamento
Nelle carni delle nebbie e del carbone, del ferro e della pioggia,
scorre fra le anime il bagliore del blues


Giuseppe Cappello
Inviato da Marilena Cataldini il 31 ottobre 2008 00:29
TUTTO IL MONDO


Dal suo soprabito chiuso
Nella secca perifrasi della sera
L’occhio rosso del semaforo
Guarda la strada
In quel punto dove
La lamiera sanguina
In quel punto della strada della sera
Quando il soprabito stretto
Aprendosi lascia sfuggire
Lacrime come piccole sfere
Dentro cui è riflesso
Tutto il mondo.



maggio 2007
Inviato da Virginia Milici il 30 ottobre 2008 18:59
Montiglio in Poesia 2006

Nel caldo mattino estivo
vaga il mio sguardo
sull'antico borgo
sulla pelle scivola
il brivido
di carezze ardenti
memorie di sguardi
che giocano ansiosi
mani trepide nel
lento disvestire
s'inoltrano in cerca
di petali schiusi
all'amore
mentre labbra
s'inebriano
di dolce rugiada
ogni cosa sparisce
lieve attorno a noi
resta solo un lungo
amplesso d'amore rapito.

Virgy 2008
Inviato da Federica Nightingale il 30 ottobre 2008 18:43
NEI SENSI AL LIMITE

Sono i sensi
in un vuoto a perdere,
fra camelie sfiorite
a ingigantire le ombre

Detestare l’adagio delle parole inutili,
spiegando che le chiese non
s’aprono agli infedeli
né le labbra posseggono
il vermiglio di ieri,
assoggettate alle notti inferme
nel raccogliere consensi

Ed ecco la mano non ritorna fra le tue,
scende sola al limitare dei denti
nel brillio muto dello sforzo tenace

Fra un solco d’abbandono
d’ una fioritura a termine
stritola un paletto di ferro un glicine
robusto
E le nubi stese s’appendono in cima
come se guardare la vita fosse un volo,
innocuo e senza artigli pronti a graffiare

Ricordo appena le immagini chiare
d’un vestito tolto alla finestra chiusa,
s’incanta la mente che non vuole,
fra gli scuri ciechi d’un mattino
spremuto sul corpo
che oggi deserto rende indietro i frutti.

Federica Nightingale
Inviato da fernirosso il 29 ottobre 2008 17:34
Per un testo -

Sono venuto da lontano dentro il buio

seminando erbe alberi e parole.

Camminavo verso la mia morte come un prima

cui dirigevo dalla vita stendendo la mia pelle come un paese

una collana di paure e desideri

pen(s)ando divinità che oracolavo dentro misteriose orazioni

in quel buio che mi aveva partorito.

Senza un segno o un segnale dirigo ai cardinali

punti di una terra che mi porta ancora dentro il ventre

senza parentela e canto senza rimpianto.

Di era in era un perfetto scorrere di assenti.

Lievi leggeri ronzii

i nostri pensieri si sfogliano

cercando la cattura dell’insetto

l’origine e la direzione dentro una pupilla che sta lì

persa nel cosmo nel tempo

nel vuoto che disancora la scienza

e la trasforma in epifania di un fuoco

che mi brucia in un corpo mi addensa come un sole

mi dilegua nella luce.

Capovolte tracce

suoni di altre profondità

ancoraggi a qualcosa che resta prematuro e antico

oltre la misura di questo tempo elementare

fatto di farina e bestemmie di ozio e fatica

di fame e sonnolenta veglia

vigilie di un ascolto oltre l’udibile

di una presenza che si fa messaggio dell’oscuro altrove

sempre. Sempre un lido ancora un’altra terra come una sposa

una casa una conquista e sempre

il vento nel pugno stretto attorno al nostro sangue

decapitato oltraggiato manomesso venduto osannato deificato

scempio di qualcosa sempre

sempre oltre ogni segno forma pensiero parola

sempre oltre il silenzio di quella bocca spalancata

che tutto mastica e contiene tra la vita e la morte

in sommossa.

Oltre la pietra oltre ogni porta

cerco ancora chi sono

abito me stesso senza avere memoria

mi affido alla benevolenza del ricordo che m’infossa

dentro il turbine pietoso dell’oblio

della dimenticanza e

là ancora una volta muovo il mio piede incerto

incauto afferro una donna ne faccio luogo del seme

e credo di aver rovesciato il cielo dentro la mia casa

una progenie di stelle e di favi

il fato scritto negli àuguri che ci toccano le mani

da dentro senza poterli vedere.

Sempre in questa nave

in volo tra i pianeti e il mistero

attraversando soglie di tempo e inganni

andiamo, cercando di conoscere ciò che per sua natura

è solo metamorfosi e silenzio.

fernirosso
Inviato da Ada Crippa il 25 ottobre 2008 01:22
La Zanzara


Ancora succhia la zanzara
-nei raggi serali d'autunno -
la vita scarlatta

flebile calore il tramonto al solstizio
sufficiente per l'ultimo affondo.
Inviato da Simona Cannazza il 24 ottobre 2008 13:32
Difficile non scrivere di te,
del tuo splendore,
quello che in campagne di ulivi
vedo,
sento,
annuso.

Il vento ti disfa i capelli
e così i tuoi figli
t'abbandonano,
mia splendida,
senza mai rinnegarti,
senza mai tagliare
quella cordata,
che li unisce a te...
Inviato da alessio vailati il 19 ottobre 2008 11:41
OGGI ANCORA IN CITTÀ

Oggi ancora in città su quel giro di fumo
che disegna nell’aria i suoi anelli
e dissolve gli amori, i ricordi

è la tua sigaretta che tutto confonde
ed è nebbia la nebbia che nasce
come fior dalle labbra.

Sempre taci e ritagli il tuo volto
nel cielo col taglio degli occhi
ed insinui più cauta un segreto:

nel tuo sguardo la guerra e la fame
non hanno più un senso.

Poi nel giro di fumo, nell’aria
invernale è di nuovo silenzio.

(Alessio Vailati)
Inviato da Cosimo de Bari il 11 ottobre 2008 22:40
L'APPUNTAMENTO

Mi piace pensare
a queste ore passate
le sento già
nei ricordi
del per sempre
sono una parte
misteriosa degli uomini
per gli uomini
l'appuntamento
senza appuntamento
come fa il cielo
con la notte
con il giorno
come hanno fatto
le ore della vita con noi

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