Polidori Marinella - "Alfabeto nel silenzio"
LietoColle - Collana Erato
Un silenzio che non va inteso come quiete passiva o mutismo, bensì situazione propedeutica al dialogo interiore; non assenza di suoni perché il mulinare dei pensieri crea armoniche attinte dal ricordo, dagli affetti, oppure stridenti frizioni suggerite da quesiti esistenziali o dal dolore; o, ancora, trilli generati dall'ironia a cui Marinella spesso si consegna; vibrano poi le corde della sorellanza, elemento squisitamente femminile di condivisione e soffiano dolci le melodie che la poesia sa modulare; martellante e ossessivo resta il rumore del tempo: quel tempo di cui non si riesce a disporre, entità dominante della nostra quotidianità...
Diana Battaggia
Via 8 marzo 3
Dentro un data tonda faccio quadrato un segno
e vivo alla fine di una strada, la tua.
L'incerto e la probabilità vogliono interrogarmi
o farmi scema, ma io delle tortore ascolto il verso
perché tu, padre mio, principe di donna e principio mio,
un otto gelido di marzo hai scelto per morire,
ed io qui vivo.
*
Dovrei annotare il tepore e ogni
melodia che scende su di me la sera
come il penzolìo dei glicini viola e delicati.
Calano piano nell'aria senza ritmo
parole che sfumano lente
in suoni senza voce.
Versi non annotati
nel sonno dimenticati.
*
Certo è fatica questa accidentale, forse
altra opera virtuosa non avrei trovato:
ho scavato dove l'ordine c'era
dentro i confini segnati da Pigrizia.
Non sono certa, però, di quanto m'aspetti
oltre questo piacere
che lascia muta di serpe
e prende posto di più spensierati diletti.
Forse sarà salvezza delle canute stagioni
o forse fatuo fuoco che nasconderà
più vivi colori alla vista.
Certo che minatrice adesso altro
non sento se non l'ossessivo amore per questo
mio buio dove dal silenzio
la parola estraggo.
*
Mai netto fu reciso quest'ombellico adamantino
donne in strana sorellanza d'amore antico.
Sabina io, da sempre:
rapita al seno, alla sua terra
pure a me stessa infine.
Oggi posso gridare per evitare
a te destino e strazio
per non dover più dire:
"Sappi che sei sabina quanto me,
d'un ratto".
*
Chiedo tempo.
Almeno un po' che devo togliermi via spine e cocci
sotto l'unghia, dentro al cuore
che a forza di restare in apnea,
in risalita poi sorrido inebetita e sgorga sangue inaspettato.
Tappatemi le orecchie e fermatemi la giostra
legatemi se serve
per esalare respiri fermi, colmi di tepore,
dell'attesa, del sogno, di un ricordo.
Poi, dimenticatemi davvero
un po' più a lungo della noce di minuti
tra il pranzo e quella cena che rassetta la giornata.
Esaudita, crederò
che sarà mia la scelta e riprenderò la corsa
ma ora ho bisogno del mio tempo.
Marinella Polidori, nata in provincia di Viterbo (1963), vive e lavora tra Sasso Marconi e Bologna. Completati gli studi in Lettere, glottologia, si è dedicata da subito ai problemi del disagio scolastico e di relazioni scuola famiglia. Dirigente e titolare d'azienda, attiva nell'associazionismo sociale, ha coltivato la passione per la scrittura poetica che ha ricongiunto con interessi di tipo linguistico e filosofico (J.Kristeva e M. Zambrano). Convinta sostenitrice della scrittura in rete, apprezza nuove forme dell'espressività, le contaminazioni artistiche, la fotografia concettuale, la video-poetica. Suoi testi sono pubblicati in antologie. Alfabeto nel silenzio è la sua opera prima.
Opere di Maria Micozzi.
In copertina: Segni chiusi, 2009
olio e inchiostri su tavola e materiali vari - cm 50x60
all'interno: Codici, 2008
olio e inchiostri su tavola e materiali vari con inserti di rete metallica - cm 124x77


