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Pinto Lucia - "Amare, null'altro"
LietoColle - collana Erato
Rosso è il colore della copertina di questo volume. Un doppio omaggio: alla terra natia dell'autrice - Torre Annunziata - che sorge in quella che viene definita "zona rossa" in quanto più prossima al Vesuvio, e alla scrittura di Pinto che mi sento di definire vulcanica.
La calata lavica delle parole scende incessantemente lungo i pendii del verso: non esistono punti fermi nei testi, quasi a rimarcare un continuum tra la propulsiva energia interiore e il tracimare dell'inchiostro come magma, rovente nell'incedere, inesorabile mentre trascina pensieri combusti in una fusione di mente e materia. Ma, a differenza degli effetti funesti di un'eruzione, non c'è distruzione nella poesia di Lucia: il fuoco liquido del suo poetare ingravida la terra di speranza affinché ne nasca, rigoglioso, "l'immenso prodigio della vita": l'amore.
dall'introduzione di Michelangelo Camelliti
Rigagnoli di parole
Riconoscere
senza memoria
Unico
srotolato lembo di pelle sensibile
sull'immenso prodigio della vita
E taccio al mondo
con rigagnoli di parole
Li chiamano versi
ma sono tronchi... e
ri-versano in me
con l'impeto dell'assalto
Voci
Smania d'insonnia amabile
durare su legni e sassi
organze in trasparenze
or che la notte
sincopa i misteri
e porta suoni in voci
senza lingua
Tramaglio per le viscere
insidia nelle crepe
breccia in ventaglio e sangue
ai flussi miei
Refolo del passato
pronto per il presente
Revoca d'ogni tempo
E amalgama di luce
con gli occhi fitti e nuovi
L'amore non chiede mai permesso per entrare
Ore cinque
Voglio insaccarti
rafficoso come un maestrale
dentro le cose che nessuno sa
Dentro le cose delle cinque del mattino
dove ancora le tregue si allargano
e seducente m'inghiotti
nell'angolo acuto
della tua vastità
Sarà che un cane latra in
lontananza
e mi rintrona dentro come il
mondo intero
Sarà che i rombi d'auto sono
radi
e il cinguettar di passero
colora il corvo nero
in rapida battuta sotto i rami
Mentre il Sole deciso
afferma che la cura
è riscaldar nel petto
ogni sogno di luna
Per certe cose
non c'è da sbagliare
un po' come l'amore
che non ti chiede mai
permesso per entrare
E non arriva mai nei tempi
pallidi
l'amore
Li ho visti i giorni esangui
stesi protesi bianchi
Lo spettro dell'ardore
perfino lui
s'è defilato stomacato
spettatore
Ma i desideri
quando si fanno sangue
e poi si fanno secoli
millenni
eternità
ti tornano esauditi
fagotti incandescenti
nastràti dentro la sacralità
E tu quel Sacro
tu ben non lo comprendi
e stai colpito come una spina
dura
perché difformi sono le cose
d'uomini
e un uomo sono
confutato in accordato
sentimento
accolto in accorato
discernimento
Allora
senza cruccio
dando di fiato agli occhi
deraglierò l'assetto
orizzontale
d'ogni fallace riepilogo
minimale
Sono le cinque del mattino
e il cuore mio non regge
E reggerà
Non ho tempo da perdere
Non ho tempo da perdere
osservo diligente
con premura
Esploro
senza misurare
Seguo
senza appoggiare
Obbedisco... in fondo
senza piegare
Trascorro la sollecitazione
della percezione
M'innamoro...
perdutamente
dell'intuizione
ma trascendo la distrazione
osservo diligente
con premura
Obbedisco... in fondo
Seguo
senza appoggiare...
il viticcio
di una intimità clandestina
nel torace di una immensità
che non smette di soffiarmi
dentro i fianchi
E so che non ti bacerò
fino a quando
il sorriso
non mi piangerà nelle ginocchia
Mi lascio un po' stasera
Mi lascio un po' stasera
perché tu mi riconosca
nel tuo noto ignoto
Lascio appese le collane
Svolazzi monili
ai tramezzi
di un principio
lontano dalla tua prudenza
dalla mia pazienza
E vengo estiva
e frugale
al tuo sorriso imbottito
Livrèa della mia inconsistenza
della mia robustezza
Quando mi avanzo
e non hai sete ancora
eppur mi dai fondo...
Il tuo
Dove io affioro
Annegando
Lucia Pinto lavora come grafico pubblicitario, con esperienza teatrale e di pittura.
Immagini di Lucia Pinto:
fotografie e rielaborazioni grafiche
