Pezzato Lorenzo - "Dipendenze, abbandoni e strane forme di sopravvivenza"
LietoColle - Collana Erato
pagg 88
Il conformismo, ..., è altamente produttivo: perché il libero mercato ha bisogno di un pubblico assuefatto e di una cultura massmediatizzata. È paradossale pensarlo ma non resta che ricrederci, abbiamo sbagliato: è produttivo soltanto ciò che conformistico, ciò che si adegua supinamente al conformismo di un gusto irrimediabilmente massmediatizzato.
Lorenzo Pezzato impiega l’arma dell’ironia, fa le capriole, assume pose attoriali, celebra cerimonie, prende possesso del palcoscenico come d’un artificio, d’una messinscena. Il divertimento del poeta desublimato corrisponde alla irriverenza con cui tratta il proprio materiale poetico […] c’è una storia narrata dalla successione dei componimenti che si conclude in perfetta linea con i tempi, senza assunzione di responsabilità da parte di alcuno, l’ennesima occasione di cambiare sprecata, bruciata dalle fiamme della pressione che il contorno esercita su ognuno di noi, una ferita che non si rimargina e continua a procurare dolore […]
Esseri umani colmi di potenzialità che si rendono conto della propria condizione, che si rendono conto anche di quanta fatica costerebbe loro – in ogni senso – trasformarsi, essere diversi, perciò scelgono di anestetizzarsi con le abitudini, i viaggi e lo shopping, l’illusione di una vita riempita di oggetti e cose da fare, inchiodata all’infimo privilegio concesso, svuotata di idee e coraggio
Pezzato… tratteggia una poetica per la poesia a venire, una poesia intelligibile, diretta e scheletrica nella forma ma comunque attenta all’estetica dei suoni e dei ritmi (quasi in antitesi al concetto «classico»), che usa il linguaggio stringato e minimale del XXI° secolo, che propone temi di stretta attualità perché la poesia possa servire a «decifrare» anche il mondo moderno nell’immediatezza della sua rappresentazione, che utilizza l’Io ipertrofico – caratteristica tipica della nostra contemporaneità occidentale – come centro di gravità.
dalla prefazione di Giorgio Linguaglossa
Tutti i giorni mi umilio allo specchio
tutti i giorni mi umilio leggendo i versi di ieri
scaduti da ventiquattr’ore.
Liberi fluidi
Posso accettare la laurea
ad onore la pensione statale
per gli artisti, quel che si vuole
purché sia un riconoscimento
al talento e non una montagna
da scalare un percorso da compiere
con fatica e applicazione
non mi sento a mio agio
se una metrica deve essere rivista
cento volte se per il romanzo
c’è costruzione a tavolino
amo l’attore che riempie la scena
buona la prima!
e solo quella. Una poesia
si cancella, non si riscrive.
La parabola dei talenti
Scagliano versi con fionde rudimentali
come ciottoli da tavole di legge frantumate
nel passaggio al nuovo millennio,
i contemporanei poeti a corta gittata
stelle filanti
talenti in parabola discendente.
Il bucato
Non tratto la vita con disinfettanti
è inutile
infestare di candore la pozzanghera fangosa
il candeggio degli amati dolori
il risciacquo come la centrifuga,
giorni in fila fragranti dello stesso ammorbidente
mi seppellirebbero per sempre
sotto cumuli di panni da stirare.
L’essenziale
Scintillano come pazze le porcellane nella credenza
luminose nella miseria delle stanze
fastidiose per gli scarafaggi
altezzose verso gli altri oggetti
stanno lì in alto a emanare fotoni tronfi di energia.
Seduto su un divano con i buchi non ho bisogno d’altro.
Social networks (e motori di ricerca)
Ti guardo non te ne accorgi
non puoi sono invisibile
traccia labile confusa tra milioni
di connessioni alla rete
dove raccolgo brandelli
delle tue giornate delle ore
che mi sono negate vicino a te
e immagino a piacimento
le parti che mancano, illusioni
che completano il puzzle l’idea
della tua presenza suggerita da Google.
Venetia imago mundi
Ti calpestano provenienti da ogni dove
sulle tue rovine sgocciolano sudore deodorato
crescono l’acqua alta che ti divora sputano cingomme
in quei canali che vorrei colmati con le macerie
dei vecchi palazzi crollanti e lebbrosi
per renderti nuova diversa altra
per sottrarti ai fasti remoti che ti soffocano
per riempirti di luce elettrica e hot-spot
per gridare al mondo che il tempo scorre
bruciando gondole ed esistenze.
Presente prima persona plurale
Dove andiamo
da dove veniamo
a nessuno interessa
più cosa facciamo
mentre ci siamo?
Lorenzo Pezzato, giornalista e blogger, è nato a Venezia nel 1973. Vive a Treviso.
In copertina: Cueva de las Manos, Río Pinturas, Santa Cruz, Argentina, 7350 a. C.


