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P.Carollo su D'Andrea
03 luglio 2008
Lo
sperimentalismo e il classicismo di Gianluca D'Andrea
Gianluca D'Andrea è un giovane (a
giorni ventottenne) futuro insegnante (o almeno vi aspira: segue, infatti, il
corso di abilitazione all'insegnamento post-laurea a Messina, la sua città
nativa), e porta nel sangue, sia per gli studi fatti (facoltà di lettere) sia
per indole introspettiva, la passione per la poesia. Ha già lasciato traccia di
sé in varie riviste, antologie e in rete (date pure un'occhiata), ma "Il
laboratorio" per le edizioni della LietoColle è la sua prima vera silloge,
edita a stampa. Le poesie che sostanziano "Il laboratorio" sono a
tratti sperimentali (per rimanere in rima col titolo) e a tratti quasi
classicheggianti, di pascoliana memoria (così come afferma anche Giovanna Frene
in prefazione). Diverse, dunque, le modalità espressive usate dal nostro
‘letterato', come diverse sono le vesti che incarna ergendosi a poeta: ora i
panni di un profeta, ora di un prigioniero, ora di un bambino, ora di un padre,
ora di un amante, ed infine di un uomo di mezza età. Ma - si sa - a questo
porta un cammino di scrittura: a trasfigurarsi come per incantesimo, nell'arduo
tentativo di carpire meglio se stessi e le proprie sfaccettature (uno, nessuno,
e centomila: Pirandello docet) ma anche gli altri (universi mai perfettamente
conosciuti). Di qui l'incastro delle parole che D'Andrea ha messo su carta,
nella solitudine della sua stanzetta suburbana, tra lo scintillio di sigarette
mezze spente.
Patrizia Carollo
da ottobre su www.balarm.it
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