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Neri Giampiero - "Erbario con figure"

09 luglio 2008

LietoColle - Collana Il Graal

Victoria Surliuga – Per un’introduzione al tema della natura in “Erbario con figure”
 

Un erbario, in quanto selezione di piante tenute in perfetto ordine, costituisce un tentativo esplicito di catalogazione della natura. Si potrebbe così pensare che in questo Erbario con figure di Giampiero Neri (Lietocolle, 2000) la schedatura botanica corrisponda alla serie dei testi. Un lettore potrebbe anche ipotizzare una collocazione idilliaca di queste poesie, in un ambiente stilizzato e dai tenui sfondi paesaggistici in cui il male, il dissenso e il conflitto rimangono assenti. Non è così. La staticità dell’immagine evocata (la serie di esemplari botanici) rimanda invece a componimenti concisi, in cui sono sottese situazioni di violenza e sopraffazione, emblematiche dei rapporti sociali all’interno dei consorzi animali, vegetali e umani. La natura è presente non come oggetto da contemplare, ma in quello che si può chiamare “lo sguardo naturale”. Con questo termine intendiamo riferirci a una particolare angolatura che riporta in scrittura una visione obiettiva, senza palliativi, di spazi e ambienti presenti ormai solamente più nella memoria di chi scrive. Se natura c’è, è quindi all’interno dei testi che va cercata. Non è una consolazione a loro esterna.
I luoghi, dunque, di questo Erbario sono soprattutto la città, piccoli giardini e angoli di paesaggi, nei quali le situazioni, illuminate dal tagliente sguardo di Neri, avvengono nel tempo della narrazione o nella memoria del dopoguerra, ma sempre in uno spazio mentale dove i contorni degli avvenimenti sono cesellati dalla riflessione. La scrittura, come viene indicato in Keramicos, viene incisa nell’evocazione di ricordi “di guerre e di memorie” (p. 6). Come i resti archelogici a cui si fa riferimento nel testo, però, il ricordare viene sminuito dallo svanire stesso degli avvenimenti. Lo stesso accade anche per una casa sopravvissuta alla guerra, che resiste al tempo come un relitto di una storia ormai svanita per sempre (p. 20).
Sono anche sfondi paesaggistici, quelli della natura di Neri, le cartoline perfettamente inquadrate in uno stilizzato spazio della memoria, ad esempio: “di lì si vedeva la pianura / e la cornice delle colline / verso il fondo” (p. 9). È la staticità, che può far pensare ingannevolmente a un’idilliaca tranquillità, a costituire un punto di vista, la cui ricerca apre all’occhio del lettore scorci di parchi e immaginarie scenografie teatrali. Su questi sfondi, in realtà, si creano cortei di persecutori alla ricerca di vittime predestinate, ci sono giovani che vengono ricordati mentre correvano nel coprifuoco, una bambina cade correndo attorno ad un tavolo mentre un libraio consiglia di leggere Dostoevsky.
Nell’immobilità di questi bozzetti, la natura si presenta anche con improvvise scene di violenza. Il testo che apre la raccolta, Intermezzo, si apre su uno stormo di uccelli in picchiata su un albero. Il traguardo, o la posta in gioco, è la vita stessa, che giustifica questo volo impetuoso, dove la velocità dei volatili è il prodotto di un innato istinto di auto-difesa, nonostante il nemico non sia visibile e, in questo caso, nemmeno presente. Non sono solo gli animali a difendersi, ma pure le piante, anch’esse impegnate in una lotta per la sopravvivenza mentre vivono e soccombono, come accade Nel giardino (p. 5). Inoltre, anche la scoperta di una semplice coda, pur esteticamente gradevole, lascia aperto l’interrogativo sulla vita dell’animale a cui apparteneva, forse un ghiro, come premonizione o segno di una violenza avvenuta e che rimarrà indicibile (p. 16).  
            In un’ultima analisi, la natura, in Neri, va intesa come sfondo su cui agiscono i protagonisti animali, vegetali e umani, ma soprattutto come sguardo che incorpora prima di tutto il guardante. Non si tratta mai di uno scenario completamente statico e nemmeno di un paesaggio idilliaco. Gli eventi che vi accadono impediscono che lo sia. Non vengono proposte vie d’uscita e nemmeno si prospettano lenitivi. L’unico spazio naturale, in realtà, è quello mentale, dove il tempo continua a riportare il passato in un eterno presente cristallizzato nella scrittura, luogo nel quale non è permesso che nulla vada perduto.

 
 

Victoria Surliuga (Londra, 1972), torinese, insegna lingua e letteratura italiana alla Rice University di Houston, in Texas. Si occupa di poesia italiana contemporanea e ha dedicato particolare attenzione alla poesia di Giampiero Neri, di cui ha curato il volume di prose La serie dei fatti (Lietocolle, 2004), e sulla cui opera poetica ha in corso una monografia dal titolo Uno sguardo sulla realtà, l’opera poetica di Giampiero Neri. 
 
 

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