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Nel segno di Eros (C. Benecchi)

26 settembre 2008



 

 

 

 

A te non è concessa altra guisa di esistere

se non  questo mio ricercarti e fuggirti, né

altrimenti posso conoscere  di essere...

 

G. Manganelli                                   

 

 

Scrive Aristofane: "E nel seno sconfinato di Erebo/ Notte genera anzitutto un uovo /da cui nelle stagioni ritornanti in cerchio sboccia Eros il desiderabile, con il dorso rifulgente per due ali d'oro."

L'atto creativo nell'espressione artistica sia esso riferito ad un'opera pittorica, letteraria, musicale o ad altro ancora, è di per sé genesi e come tale rapportato ad un primario seppur virtuale concepimento in cui Eros larvato o esplicitamente palese è manifesto.

Inscindibile e connaturato all'essere, questo palpito, questo soffio va oltre la razionalità che lo ingloba, sia arcano estui dai recessi più reconditi della nostra essenza, sia derivi da altre entità cosmiche. Questa brace d'inesauribile incandescenza è delta generante pulsioni di dinamica vitale e stati emozionali differenti per intensità e durata.

In "Lezioni di estetica" Hegel annota: "La vera essenza dell'eros consiste nell'abbandonare la coscienza di sé, nell'obliarsi in un altro se stesso e tuttavia nel ritrovarsi e possedersi veramente in quest'oblio."

Dunque in questo animico sfarsi e divenire del sé in altro, equilibrio precario sconfinante tra finitudine ed Infinito, Eros è estremo stato della coscienza, sentimento sinistro, percezione di una dimensione quasi demonica dell'irrealtà della realtà. Perdurante ed ineffabile incantamento di opposti, Dio dell'amore e grande Demone evocato da Socrate nel "Simposio" platonico, esso è aspirazione e appagamento, smarrimento e perdizione, profano e aura sublime, polarità alternante tra carnale e mistico, astrazione che si concreta nel concreto che si astrae, un reiterato dissolversi e ricomporsi in un'unione metamorfica fisica e mentale.

Mai come nella creatività artistica ed intellettuale, questa numinosa quanto invisibile presenza ha modo di estrinsecarsi, poiché ogni atto creativo- appunta Lou Andreas Salomé nel saggio- "Riflessioni sull'amore"- " ha il proprio presupposto non nello stato mentale più lucido ed astratto, bensì nella capacità di ricongiungersi sempre di nuovo, dalle limpide altezze intellettuali, in un potente connubio con tutta la vita che parla segretamente in noi, che preme e si spinge fin nelle più oscure e recondite radici del nostro essere. Rivolta a tale profondità creativa della vita, la nostra mente mostra nel pieno offuscamento erotico, forze che prima non possedeva mentre ne perde altre di cui era in possesso".

Di un Eros pregnante così si rivela la pittura di Schiele. Distillato, allo stato puro senza traccia che lo mascheri, il suo è un erotismo intriso di dolore nelle figure lacerate dal vizio, nei corpi senza  languore devastati dall'ansia, manierati e perversi, esasperati oltre ogni limite. Sottili e acerbi gli sguardi desolati che penetrano impietosi gli abissi dell'anima sono involucri di solitudine e di panico che la gestualità amorosa non colma d'estasi ma di folle paura. Espressione di una sessualità repressa e deviata che l'artista mai superò e che traspose su gran parte delle tele.

"Un sogno eterno, colmo della più dolce esuberanza di vita / irrequieto-con l'angoscia di un'intima sofferenza chiusa in me. / Fiammeggia, brucia, cercando la lotta, -spasimo convulso del cuore./ Pondero- e sono follemente animato da una passione incontenibile./..." ( autoritratto)

 

 

 Lirico e sensitivo l'Eros nell'universo iconografico di Klimt: femminile è la corrente fluttuante delle immagini in una quieta decantazione della temperatura emotiva. Eleganti ed asciutte le sue figure penetrano lo spazio astratto campeggiato da motivi ornamentali di reminiscenza bizantina, da fascinazioni oniriche e ornati simbolici. L'estatico abbandono racchiuso nella sensualità circolare delle forme si riflette sui volti di donna in una dolcezza uterina, nostalgica quasi obliosa.

" La malattia, la follia, la morte. La voluttà e la lussuria, l'eccesso. L'angoscia che rode. In alto i desideri degli uomini volano via./...Il desiderio si placa nella poesia. Le arti ci conducono nel regno ideale /...Gioia, meravigliosa scintilla divina/."

Eros nel cromatismo acceso e sensuale  nei ritratti e nelle nature di Van Gogh. Trascinato e dilacerato dalle potenze vitali che in lui s'infiammano, pulsa timbrico il  colore nell'eccitazione gestuale del suo tocco, simbiotico al ritmo interiore che lo anima e lo devasta, lo colma e lo svuota del tutto e del nulla. Scriverà al fratello Theo: "In un quadro io vorrei dire qualcosa di consolante come una musica. Vorrei dipingere degli  uomini o delle donne con un non so che di eterno, il cui simbolo era una volta il nimbo, e che noi  cerchiamo mediante l'irradiazione di per se stessa, mediante  la vibrazione dei nostri colori." ( epistolario )

 E ancora  Eros, contenuto e sublimato nei tratti angelicati delle donne preraffaelite, in cui l'esaltazione di una piena femminilità pur non disgiunta da venature erotiche si trascrive in rarefatte atmosfere di luce spirituale. L'immagine della donna eterea ricolma di un eros romantico ma passionale, traduce in modo raccolto ed elegiaco sempre una liliale compostezza: quasi un richiamo alla pittura del tardo Quattrocento fiorentino con riferimenti ad inquietanti ed oscure presenze pagane. Questa "brezza" che aleggia velatamente nell'arte preraffaelita rimanda ad evocazioni sensuali del sapere femminile attraverso la possessione e la follia divina.

Invocato, anelato, vagheggiato, Eros deità umanizzata anche nel lirismo classico di Saffo: "Eros che scioglie / le membra/ nuovamente mi scuote/ dolceamara/ invincibile belva.

La  poesia diviene dunque immagine e specchio vitale per l'uomo, il cui bisogno personale di identificazione si attua attraverso quel linguaggio riflesso e filtrato, arcano rivelatore dell'arte poetica: vale a dire quel potere di sublimare in modo qualitativo, musicale ed estetico apparenze illusorie ed effimere o presenze nel contesto temporale e quotidiano o nell'ordine naturalistico dell'universo. Il tutto tradotto in una pulsione catartica idealizzata ed espressa con un "logo" diversificato e proprio, dietro il quale l'uso di profili metaforici serve a velare e disvelare intrichi del fluire esistenziale. Ed è in questo complesso ordito che l'ermetismo animico  del poeta si dispiega per farsi voce dell'immaginario e dell'incantamento, in cui egli appare l'artefice di un percorso eletto, catalizzatore di percezioni fuggevoli, fra silenzi  e dubbi, lacerazioni, ideali estatici  che intramano il suo essere. E' sulla via dei perché, delle necessità di carpire qualcosa di ineffabile dalla vita per attribuire a ogni atto e gesto un significato, che l'io poetico oscilla fra l'essere e il non essere, il non più e l'ancora, forse per aspirare a ricomporsi in un'intesa agognata e mai totalmente  posseduta, se non attraverso quell'empirico "elisir" a cui fa riferimento il simbolista Rimbaud, tra folgorazioni ed allusioni brucianti in un deragliamento dei sensi: " Il poeta si fa veggente attraverso un lungo immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme di amore di sofferenza, di follia: cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni per conservare la quintessenza. Indicibile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto e il sommo Sapiente".

Oscillazioni fra essere e voler essere in un trasognamento erotico nella poetica di   Baudelaire, densa di contrapposizioni simboliche, esaltazione di concetti opposti e inavvicinabili, in un connubio di rispondenze nascoste e percettibili solo emotivamente. "Chissà se i fiori nuovi che vado sognando troveranno, in un terreno lavato come un greto, il mistico alimento cui attingere forza..." ( I fiori del male)

Eros velato nell'ambiguo versificare di E. Dickinson, a volte oracolare altre per interposta persona. Per lei " natura, Eros, cielo " luoghi eletti del suo immaginario si riversano in un assunto poetico di estrema rarefazione, che appare come prodigioso, perturbante magma eruttivo. Da una scelta di claustrale solitudine, la Dickinson distilla in quel volontario esilio cristallizzato del corpo e dello spazio, una visione estatica dell'infinito, del metafisico e del divino. L'estasi allusa non è mistica, ma compositiva di una materia che si fa canto: "Sottraetemi tutto tranne l'estasi e allora sarò più ricca di tutti".

E il suo poetare sensualmente larvato è magico rituale liberatorio. "Mutare? Quando i monti muteranno! /Dubitare? Se il sole dubbi avrà / sulla perfetta gloria del suo lume! Saziata dirmi? Quando di rugiada / sarà colmo il narciso. Di te sazia, / signore, allora solo anch'io sarò!.

Eros delirante e provocatorio nel dettato letterario di Anne Sexton, archetipo di donna borderline. Innovatore e spregiudicato il suo versificare sovverte i canoni estetici della poetica tradizionale in un lirismo del tutto inusuale, fortemente autobiografico. Fisicità e fervido erotismo si traducono in un linguaggio disinibito di forte provocazione emotiva su temi legati ad esperienze strettamente personali, dall'incesto all'aborto, dall'adulterio all'autoerotismo, al languoroso appagamento sensuale. L'eros mediatico di una scrittura fortemente carnale non è salvifico né purificante per la Sexton, in quanto la sublimazione dei conflitti interiori arde nell'intemperanza e dissolutezza, nelle inclinazioni morbose ed ossessive del suo essere. Nella fluidità umorale di "eterna bambina" irrisolta nella sua identità di donna, il suicidio si configura per lei estremo messaggio di un disagio esistenziale, penetrante ed invasivo. Solo il radicale abbandono terreno la rimanda alla condizione di un'infanzia asessuata, a quell'immaginifica beatitudine spirituale, come se da quella scelta espiatrice, lei epurata , aspirasse ad un misticismo redentore.

"Ti restituisco il cuore./ Ti do libero accesso /...Lei è così nuda e unica. /E' la somma di te e dei tuoi sogni./ Montala come un monumento, gradino per gradino./Lei è solida./...Quanto a me, io sono un acquerello./ Mi dissolvo".

 

Eros, ubiquità straniante, mistero e trasalimento, arcaica presenza propiziatoria, apertura all'imaginale e al sogno, polarità dionisiaca e sensuale, dualismo di opposti che si contengono e si scindono.

Il chiedersi allora  quale sia l'impasse emotivo davanti a un'opera d'arte e se nella sua forza vitale si possa avvertire una pregnanza erotica più o meno intensa, arduo sarebbe quantificarne la percezione, poiché nell'impatto visivo delle raffigurazioni pittoriche, la penetrazione materica è diretta, nondimeno nell'universo letterario, laddove la scrittura può tacitamente sommuovere le sonde più intime, o ancora nell'espressione musicale, in quanto la percettività del suono, pur nella sua immediata ricezione, necessita un crescendo di movimenti, intervalli, vibrazioni frammentate, per coglierne l'acme. 

... Sublime Eros, sostanziale alchimia dell'Essere, inquietante nella duplicità della sua natura,  erratico sempre nel suo arcano trasmutare.


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