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Nasr Meeten - 'Al traguardo di Malaga' - Poesie 2000-2009
05 aprile 2009
LietoColle - Collana Aretusa
Il volume, di 140 pagine, incorpora l'intera raccolta "Atlante del nomade" e propone liriche inedite scritte nel periodo 2000-2009; è articolato in otto sezioni, due antefatti, due segni e simboli, tre traduzioni e un congedo: un ventaglio ampio di proposte in cui l'eccellenza della scrittura poetica di Meeten Nasr - in cui si fondono cultura e vita vissuta - trova riconferma.
IL CORVO
Sfarfallìo di penne sull'armadio
in camera da letto. Quante volte
di notte sillabando alla mia immagine
allo specchio insistente mi chiedevo
se il tempo che trascorre, il martellare
dei clacson, dei motori, quel brusìo
degli umani fra strepiti e sirene
di ambulanze alla fine per forza
avrebbero prevalso costringendo
noi sulle soglie di tanta nullità.
"Giammai!" gracchiava allora il corvo.
Dunque addio, mio io, nuvola passeggera,
lascia l'asilo del mio corpo, spenta voce,
sciogliti al far dell'alba, nero abbaglio.
RELITTO A CAPRERA
Già dal canneto avvisti una protesa
costola incatramata del gigante
che giace a riva. Un colpo di scirocco
insabbiò la gran trave del suo dorso
troppo superbo e spense sfrigolando
il pulsare tenace del suo diesel.
Mille sospiri seguirono l'impatto.
Oggi pervadono l'arco delle rocce
i tonfi dei marosi fra le antenne.
Qui l'aquila di mare tenne il nido,
là si riverbera un canto che accompagna
il trasmutare dei vivi nel corallo.
COSTA DI AGLIENTU
Oggi la porta aperta lascia entrare
la verdissima gloria del mattino
il fragore dell'onda che si volve
contro la costa e il soffio di ponente
che sfoglia un canovaccio sull'altare.
Altrettanto compiuta fu bellezza
che t'accolse giungendo a questo esilio
Silverio che nel nome
ci dichiari foreste di cipressi
pini d'Aleppo e cedri oscuri
del tuo Libano afoso. Presto qui
avrai potuto immaginare Cristo
eretto e macro fra i mirti e l'elicriso
con gli spruzzi del mare benedire
le nostre solitudini petrose.
E questo stazzo diventare chiesa.
PAESAGGIO
Vedi Milano all'alba, l'interrotta
linea dell'orizzonte, lei regina
dell'acqua e dei navigli. La pianura
si arrende al flusso aurato che scavalca
foreste tardogotiche di marmi. E tu
mutante, tu paziente sei pervasa
dal barbaglìo dei monti oltre la Grigna.
Qui a ogni corso del vento il sole
stende un mantello di luce, mattinale
visione che riduce o che dissolve
l'usura che ci rode. Il tuo sentore
di acquitrini, rotaie, panni stesi
svelerà che sei cumulo accentrato
di controverse vite, di destini.
Essenziale un impulso che dilati
il nostro soffio interno oltre i confini
o ci offra un anfratto. Sei, città,
rifugio del precario che ritrovo
nel verdeggiare delle tue periferie,
modelli di non luoghi, paradigmi
del nostro andare incerto, solitario.
NEL BOSCO
(da una stampa giapponese)
I
Scorre il giovane tempo mentre attendi
che un destino si compia. Forse temi
il tori di quel tempio, lignea porta
verdastra, beffarda o minacciosa,
varco attraente che tutela il nulla.
Ma il grande pruno ti offre protezione,
quasi ti abbraccia. Le dita tue intrecciate
rivelano il tormento dell'attesa
di vederlo apparire. Là, nel vago,
fissi lo sguardo al mare (forse un lago),
volgi le spalle all'astro della notte,
alla dimora serena dei ricordi
più di te solitaria. In questa mossa
scuoti le nere trecce scompigliate
dalle insonni battaglie col guanciale.
QUARTO MOVIMENTO
Del mio corpo già conosco le fratture,
i valloni più in ombra, il gorgoglìo
dei rivi ormai senz'acqua, la sua sete
di conoscenza e gloria. Ma del tuo
ogni giorno mi figuro la magrezza
che fa di te qualche inviolabile mistero.
Anche ammiro l'inquietante gentilezza
che mi consegna intero al tuo volere.
Lascia dunque ogni inutile incertezza!
Ti mostrerò la strada e tu entrerai
in aspri luoghi d'acerbe verità
che ci diranno chi siamo, che vogliamo.
(dalla sezione Amores)
1.
M'ero fermato sulla curva
di una stretta strada di montagna
- credo - negli Appennini.
Lei scende lasciando la portiera aperta,
si accoccola sull'erba e piscia.
A stento distolgo lo sguardo
quando vedo il bianco della pelle
mentre mi sale la vampa del rossore.
Lei ritorna e sorride disinvolta.
Io l'amo, l'amo e qui vorrei
diventare tutt'uno col suo corpo
ma soltanto
appoggio la mano sul suo fresco
ginocchio di cresciuta ragazzina.
10.
Filosofa padovana contadina,
taciturna e dedita all'amore
con diligenza e cura. Ma il suo nome
proprio non lo ricordo. Eppur rivedo
i fianchi un po' maschili e quel boschetto
che quasi ogni giorno visitavo
per renderla - lei diceva - più felice.
Un giorno affittò casa e cambiò amante
senza molti commenti. E presto smisi
di sentire un rovello, la puntura
d'averla poco amata. Ma ogni volta
che in treno passavo presso Padova guardavo
se per caso fosse questa la vigna o quello il campo
dove il padre vangava o seminava
per rendere la figlia più felice
nella grande Milano un po' nebbiosa.
IL VOLO
L'ultimo dei miei amori, rilucente
di sguardi riflessi, leggero di passo, scorrendo
sulla trama malferma che ti strugge,
si perde quale risucchio d'acqua nella roggia
sassosa, freatico richiamo all'umidissima
fessura onnipresente. Un rauco grido
oggi conclude al peggio i fremiti e le attese,
gli spergiuri tutti di routine. Ma se il tuo bacio
che ancora mi ricerca segnerà
col suo amaro la vicenda alterna che m'infrange
e mi scuote e riscuote, nel domani
questo amore sarà volo e canto, già essenza
dei giorni che verranno. Oh sguardi, oh febbri!
ARS POETICA
Vieni, candida musa, luminosa
falena al mio richiamo
intonato dai bordi dell'attesa
di un evento spontaneo. La tua mano
tieni però sul mio capo, diffondi
luce e sapienza sul malcerto
moto di sillabe. Così
taglia un caicco la laguna
scuotendo vite minimali, frammenti
di cellule e rami, impantanati
rospi e conchiglie dal fondo
che risponde: un rimbombo
ci invia l'immagine attenuata
come riccio di forcola o convegno
di guizzanti pagelli.
A & Ω
Scritto sulla mia pietra abbraccerà la vita
intera, ogni storia possibile, quell'arco
fra due estremi tuttora indecifrato.
Ora s'intende il gesto che la terra
invoca a testimone mentre il vento
rigonfia il suo mantello e nel cappuccio
alita senza sosta. L'altra mano
sembra invece svolazzo di commiato
rivolto là ove un miraggio invita
a terminare l'ìmpari partita.
Meeten Nasr, nato a Pesaro da madre sefardita, si è laureato in filologia greco-latina e ha poi insegnato letteratura italiana in un istituto tecnico statale. Traduttore e saggista è fra l'altro autore di una traduzione poetica degli Epigrammi di Callimaco tratti dall'Antologia Palatina. Nel 1998 ha vinto il Premio Montale per l'inedito e quindici suoi componimenti sono stati pubblicati nel volume "7 Poeti del Premio Montale" edito da Vanni Scheiwiller, All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1999. Nello stesso anno una sua poesia intitolata "Il volo" è stata pubblicata dalle Edizioni Pulcinoelefante (N° 2906) assieme a frammenti dipinti dall'artista Simonetta Ferrante. Nel febbraio 2001 è stata edita da Book Editore una sua raccolta di poesie dal titolo "Dizionario", con una nota di Giampiero Neri. Nel 2004 sette sue poesie illustrate da incisioni e litografie di Simonetta Ferrante sono state pubblicate in edizione numerata da Giorgio Upiglio Impressioni Originali di Milano col titolo "Il solco del pennino". Nello stesso anno altre sette poesie, riunite sotto il titolo "Più luce" sono state presentate al pubblico da "signum edizioni d'arte" di Bollate come 104° volume de "La collana dei numeri", accompagnate da disegni e pastelli del pittore Fernando Picenni. I testi di queste due ultime edizioni sono stati riprodotti, con una sola variante e con lo stesso titolo, rispettivamente nella prima e seconda sezione della raccolta di poesie "Atlante del nomade" (poesie 2000-2004), LietoColle, 2005, giunta oggi alla quinta edizione. Successivamente altre due poesie (intitolate "Pesaro" e "Calangianus") sono state inserite in un pieghevole di Madame Webb col titolo complessivo di "Amores". Nel 2008 cinque nuove poesie sono state accolte alle pagg. 9-15 della antologia "Orchestra - Poeti all'opera - numero due" a cura di Giampiero Neri edita da LietoColle. Con altre poesie e scritti critici è presente in varie pubblicazioni e riviste letterarie quali Il Segnale, La Mosca di Milano e altre. Dal 2006 dirige la rivista di poesia e di ricerca Il Monte Analogo.
In copertina: Fretum
Gaditanum et Herculeum, sec. XVI;
all'interno: stampa giapponese colorata a
mano, sec. XIX.
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