N. Vacca su Bernardi
24 giugno 2009
Bernardi scaglia la prima pietra
di Nicola Vacca
(recensione pubblicata su Linea quotidiano del 24 giugno 2009)
Dove sono finiti i poeti incendiari? Quelli capaci con pochi versi di infrangere le regole e le convenzioni, di dire con poche fulminanti parole quelle cose disincantate e scomode sulla senso della vita che atterriscono gli ottimisti della ragione.
In questi tempi dormienti, anestetizzati dal cloroformio di un pensiero unico, la libertà si sta riducendo proprio perché abbiamo terribilmente paura di lasciarci svegliare dalla cifra autentica del disincanto.
In questo grande gelo perenne non è diffusa la poesia che squaderna il nostro tempo con atti rivoluzionari interiori. Mancano davvero i poeti che hanno il coraggio di scoperchiare questa ideale scatola di chiodi nella quale viviamo, e lanciare come dardi le parole per mandare in frantumi la decadenza che decompone la realtà.
Daniele Bernardi, classe 1981, è un temerario che ha deciso di osare scrivendo versi come sassi.
Il suo esordio è felice e problematico, perché finalmente possiamo dire di aver trovato un poeta che ha deciso di andare controcorrente con un pessimismo vitale che apre gli occhi sulle cose e sul mondo. Intingendo l'inchiostro negli annali della polvere, Bernardi dà alle stampe una raccolta , una cronaca ragionata dell'inverno del nostro scontento. Versi come sassi (LietoColle, pagine 43, 10 euro) inchioda tutti noi alle ferite che non vogliamo curare.<<Scrivo/più che versi/sassi/orfani/di fiume/frane senza padrone/di cui non si vive/di cui non si muore>>.
Il poeta si immerge con schegge di versi che feriscono nel vuoto, per pungere la vita che si riduce a niente.
Le sue poesie brevi sono frecce che pugnalano il tempo, agonizzante perché non sa pensare il suo divenire.
Quella di Daniele Bernardi è una scrittura che ferisce e travolge tutto. Ogni verso esplode sulla pagina, è una mina che squarcia con l'intento di provocare un risveglio nelle coscienze addormentate.
La decadenza ci annienta perché non siamo più capaci di pensare. Il nichilismo attraverso il suo vuoto ci incatena al suo caos: abbiamo smesso di capire la banalità del male. La forma della vita si è arresa al colore nero.
I sassi di Daniele Bernardi fanno centro . Annunciano tumulti le sue parole schiette che vengono fuori da una lacerazione interiore.
La sua poesia farà male, perché è scritta con parole che scioccano. Dentro l'oscurità delle cose qualcosa si muove quando il poeta arma la parola che racconta <<la vita ridotta a niente>>.
Daniele Bernardi è un poeta che parla nella deriva dei giorni in affanno. Dalla sua penna escono versi che non riescono a stare sulla pagina. Sono talmente potenti che si scagliano come sassi. Quando colpiscono, lasciano il segno: il sangue che ride nelle ferite. La sua poesia incendia, scuote, sveglia. Le sue parole non riescono a stare buone sul foglio, perché sono state scritte con l'intenzione di fare i conti con l'inferno in cui viviamo.
Bernardi, prima di scrivere versi come sassi, ci regala una citazione di Daniil Charms: <<Bisogna scrivere versi tali che a gettare/una poesia contro la finestra/il vetro si deve rompere>>.
Di sicuro, questo suo quaderno di versi va maneggiato con cura. È sconsigliato vivamente a chi non vuole fare i conti con i propri demoni. Ma soprattutto a chi crede che la malinconia non possa colmare e occupare da sola tutta una vita.
Nicola Vacca
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