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Mastropirro Vincenzo - "Nudosceno"

04 luglio 2008

LietoColle - Collana Erato



Di Mastropirro colpisce la visceralità della parola, secca e tagliente, la sua attenzione al corporeo e al basso, quasi fosse essa stessa a seminare un'infezione, ad innescare un processo di decadenza del corpo mescolato ad un senso di colpa che quasi geneticamente risiede nella terra, nelle viscere. L'io vive una trasformazione biologica e nello stesso tempo la mente è destinata alla demenza. Solo il ricorso alla musica sembra poter lenire il dolore, tramutandolo in un ritmo interstiziale che spezza il malessere.

Luigi Metropoli






"La bambina cieca e la rosa sonora"  
(Intro)
da un testo di Anna Maria Farabbi
musica di Vincenzo Mastropirro




Ricordati di me
ma dimentica il suono della mia voce,
la poltiglia dei miei occhi,
lo squallore della mia carne.

Fai emergere
il raffinato senso del pudore
chiuditi nelle tue braccia
e contieni quello che ti appartiene.

Il lasso di tempo a venire
distruggerà l'occasione.

La sagoma svanirà
tra confusione e rumore
nella densità del previsto.







Abito in un posto dove volano gli aerei
   la discarica non lontano emana profumo
     la mia testa vola con loro e si nutre di godimento.

Come è bello il posto in cui abito
   la discarica è piena ma i bulldozer scavano
     fanno monti d'immondizia e rassettano copertoni.

Vedo gli aerei come li vedono i vermi
   insieme con essi mi inebrio di romantica follia
     sappiamo entrambi della fortuna che ci tocca.

Non è uno spettacolo comune sapendo che
   in altri buchi c'è gente che ci vive nutrendosi di vomito
     si ciba a piùnonposso e gode della vita come nessuno mai.





eclissarsi di fronte alla pura sostanza
conviene poco, ancorché lo volessimo
vuoi mettere la bellezza di un morbido e avvolgente pigiama di seta
il corpo ne gioverebbe e si affrancherebbe di lavorare
le giornate sono lunghe, interminabili ed io non rinuncio

sto con te periodicamente avvolto nella seta pura
la mente governa lo smarrimento, si acuisce l'inganno
tolgo il disturbo quando vuoi tu e mi eclisserò ogni qual volta
scomparire sarà il mio mestiere da grande e per generazioni
vuoi però mettere come si sta bene in pigiama con te o senza te







I porci ingannano,
il loro sguazzare nel fango
è sintomo d'amore
è la loro felicità.
Provate a tenerli puliti
e non si riconosceranno più.
Le bestiole si accoppiano
per la fragranza del medesimo fetore
per l'unto della loro merda.

Noi, gli umani avvertiamo il disagio
ci profumiamo distinguendoci
ma è solo questione di marche, di mercato.
Puzziamo, non ce ne accorgiamo ma è così
noi sì che maleodoriamo
non ci rendiamo conto
di quanto facciamo schifo.
L'amore tra i porci è sano e duraturo
l'altro sprofonda negli spot.





Il Sole si è spento
pallido ed emaciato
raccatta gli ultimi raggi
e si chiude in sé.

Solo
nel buio di una lunga notte
abroga la luce,
fissa lo strabismo e rimesta il tanfo.





Auspico la porta sbarrata
quando il prezzo della colpa
è troppo elevato.

Bussando più volte
lo spiraglio diventa spelonca
enorme cavità
dove incunearsi e
scoprire cose mai viste
meraviglie inconsuete.

Mi riterrò dannato
se non ti saprò felice
murerò la porta
pagherò caro il mio prezzo.




Vincenzo Mastropirro (1960) è di Ruvo di Puglia, vive a Bitonto (Ba).
Flautista, compositore, personalità eclettica ed irrequieta.
Dal 1987 suona col Trio "Mauro Giuliani" per importanti teatri e sale concertistiche in Italia e all'estero. L'amore per la poesia lo porta a musicare i testi di Alda Merini e compone Ballate - inciso per la Phoenix Classics, Montebelluna (Tv) 1999. Successivamente, su poesie di Vittorino Curci, compone Songs e poi Mater Dolorosa, Stabat in nove quadri su laudi dialettali pugliesi inciso per la Essemmegi, Bari 2003.
Ha inoltre composto alcuni brani per il jazzista Paolo Fresu & Alborada String Quartet e per il duo Sakis Papadimitriou e Giorgia Sylleou.
Alcune poesie selezionate per concorso, sono state pubblicate su riviste e antologie nazionali.
Nudosceno è la sua opera prima.


***
Opere del maestro Paolo Sciancalepore
In copertina : "Il canto di Ermes"(2002) - olio su tela 80 x 120.
All'interno: disegni sui testi della presente raccolta.


 

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