Marina Giordani (editore)
23 giugno 2009
Ogni mattina, accanto al miele al latte e ai miei cereali, nel necessario rituale della mia colazione, c'è sempre una poesia. Nel mio rito di saluto al nuovo giorno c'è la calma, anche se ho solo pochi minuti, il silenzio di attimi nel guardare com'è il cielo e come cambia il mio piccolo giardino urbano, e una poesia.
Ho cercato la poesia da sempre, una esigenza insostituibile, nei miei studi, nel mio lavoro nell'arte contemporanea e di editore d'arte. L'incontro con gli artisti è stato sempre una scelta mirata, cercata. Ho cercato e scelto di lavorare con gli artisti che seguivano la ricerca della bellezza.
La poesia è il filo conduttore di ogni ricerca artistica che persegue la bellezza; sia essa arte figurativa realizzata con qualsiasi strumento, anche il più tecnologico, sia essa musica o scrittura e ogni altra arte che nel tempo, anche meravigliosamente nuova come il cinema, si è affacciata.
C'è un filo di arianna nei secoli che, pur nel continuo rinnovarsi di metodi e di linguaggi, attraversa e compie ogni vera opera d'arte. È la poesia.
Della poesia amo la sua verità, la sua essenzialità, la sua nudità.
Vorrei abbracciare forte il poeta quando riesce a esprimere così bene quello che provo profondamente ma che non riuscirei mai a dire in modo così compiuto, essenziale, bello.
Credo profondamente nella funzione dell'arte e credo pure che la produzione artistica debba produrre bellezza. Credo che la bellezza davvero possa cambiare il mondo e, anche quando non dovesse riuscirci, sia certamente necessaria alla sopravvivenza di valori alti.
La ricerca, che esige la poesia, gratifica ed esalta il senso di valore dell'uomo.
Credo che la bellezza sia l'unica cosa che possa opporsi alla ricchezza, al potere della ricchezza.
Quando la ricchezza viene a trovarsi in mani sensibili e intelligenti cerca di tramutare gli obiettivi di accumulo e inizia a sostenere la bellezza.
Non è un contro senso proporre oggi poesia in una società come quella in cui viviamo, che sentiamo franare intorno, dove sembrano crollare e vanificarsi le millenarie faticosissime conquiste dell'umanità. Anzi è un dovere.
La gran parte del lavoro della mia casa editrice è legato al cardine della stamperia d'arte, da cui inizialmente è partito, al servizio dell'arte contemporanea.
Non è facile definire cos'è una stamperia d'arte. È un luogo ormai rarissimo da trovare: nasce vive come lavoro a gomito con gli artisti, durante il loro percorso creativo fino alla sua realizzazione.
Il nostro impegno prioritario è sempre stato quello di valorizzare il lavoro dell'artista cercando di instaurare con lui empatia, dandogli apporto di idee e soluzioni tecniche.
L'obiettivo più profondo, quando si genera questa condivisione e, soprattutto quando si crede al valore artistico di una nuova creazione, è quello di aiutare a far venire alla luce un'opera. L'opera è una creatura vitale, utilissima che rischia di rimanere nel nulla.
Abbiamo sempre lavorato inversamente alle note regole di marketing che consigliano di confezionare un prodotto su richiesta del mercato. Così, cerchiamo di far venire alla luce qualcosa di inatteso che disorienti, incuriosisca il fruitore e che diventi dono interiore anche per altre persone. Il mercato non ci comanda ma la fede sì nell'unicità dell'opera.
Non voglio demonizzare il guadagno, per altro auspicabile e necessario anche perchè poi permette di realizzare altri progetti, ma non voglio renderlo il mio fine ultimo. E nemmeno farne il presupposto iniziale. La mia costante preoccupazione, invece, è diffondere al meglio quanto si è contribuito a realizzare.
Ho lavorato con artisti molto affermati, spesso cercati e scelti, perché innamorata del loro lavoro. Artisti che, in qualche modo, nell'arte figurativa, hanno segnato il novecento, come Alberto Burri, Bruno Munari, Piero Dorazio, Omar Galliani, Luigi Veronesi, Walter Valentini, tra gli altri. Allo stesso modo, con passione identica, ho collaborato con giovani emergenti, soprattutto quelli che con rigore, serietà ed eleganza, usano le nuove tecnologie, inventano nuovi linguaggi ma senza dimenticare gli insegnamenti della storia dell'arte.
Particolarmente coinvolgente è stata l'esperienza di collaborazione con un poeta della musica come Paolo Conte e un cantautore geniale e irrequieto come Ivan Graziani, con i quali è nato un lungo e bellissimo rapporto di amicizia e per i quali abbiamo realizzato in stamperia opere in incisione e curato mostre.
Dalla fine degli anni ottanta ho voluto proporre il progetto di arte integrata con l'architettura. Questo è stato un grande impegno di fede nella necessità della presenza dell'arte contemporanea in contesti urbani fruibili da tutti. All'inizio, gli stessi artisti rimanevano perplessi. Solo successivamente, ormai sicuri della mia intenzione, aprivano dai loro scrigni progetti di opere permanenti. Sono nate così opere di arte totale, grazie anche all'incontro con committenze illuminate, in edifici che restano tuttora testimonianze indelebili, pari a quelle del passato che ancora oggi ci nutrono. Luoghi in cui, oltre alla creazione artistica, vive un altissimo artigianato, oggi così sofferente e costretto alla ripetitività perché privo di stimolo della nuova ricerca.
Questo è stato uno dei miei impegni più forti. All'epoca mi cimentavo da pioniere, tanto da fondare l'associazione La Città Ideale, con l'obiettivo di diffondere la filosofia del progetto artistico integrato. Noto ora con compiacimento che questi concetti, solo venti anni fa utopistici, cominciano ad affermarsi nel mondo dell'arte contemporanea; si riparla della legge del 2%, si realizzano opere di arte pubblica.
Anche attraverso la riproposta del progetto integrato ho desiderato riproporre la necessità della bellezza e della poesia che la origina. Della ricchezza creativa che scaturisce dalla interazione.
La nostra collana editoriale è un ulteriore impegno e cammino in questa direzione.
Ultimamente l'incontro con l'assoluto poetico si è concretizzato in un lavoro di editoria libraria, con il varo della collana Segni e Segni. battezzata con il libro "Segni"( poesie di Anna Maria Farabbi su opere di Stefano Bicini) attraversata appunto dalla poesia.
Ho sentito forte il bisogno di dare importanza alla poesia tale da indurmi a creare investimenti Mi sono appena affacciata in questo ramo editoriale, e mi dispongo aperta accogliente dialogante, per ogni collaborazione con altri editori di poesia. Per un confronto di qualunque natura
Nonostante abbia un grande rispetto per i curatori, quando sono davvero tali, quando cioè mettono cura professionalità cultura ed esperienza al servizio della propagazione delle arti, ho preferito pensare come curatori, insieme a me, gli stessi autori e la cerchia dei miei amici artisti e scrittori.
Nessuna scuola nessuna corrente di pensiero definita, che non sia quella del rigore di ricerca, di una identità creativa forte e originale dell'autore. Continuo a mantenere i miei cardini: l'eleganza, il rigore, la bellezza, il senso del dono, la relazione profonda con l'autore. Concepisco l'opera libro come un qualcosa di prezioso e in divenire tra le mani del lettore. Come lo è ogni opera d'arte.
Con la speranza di riuscirci.
L'ultimo progetto intorno alla poesia a cui sto lavorando ora è "IL SEME", particolare idea che riunisce il lavoro manuale della stamperia con la creazione poetica. Ho pensato a una edizione a tiratura limitata, realizzata in incisione e stampata a secco, numerata e firmata dal poeta. Pensata come simbolo della considerazione altissima che rivolgo alla poesia. Qui la poesia diventa opera d'arte tangibile con la stessa dignità di un dipinto. La poesia non solo sarà da leggere ma anche da esporre in quadro: autore il poeta.
Ho immaginato di rendere la forza della poesia con l'impressione calcografica a secco e, contemporaneamente, di animare l'astrazione dei segni con l'emozione della parola: sentire la preziosità della carta su cui agirà il seme davvero come una miniatura di crosta terreste verso cui accogliere il mistero della sua fertilità.
Il pensiero al seme è venuto proprio per la caratterialità di questa collana poetica: l'essenzialità del fare poetico ed editoriale, e nell'essenzialità l'attenzione assoluta al dettaglio e l'unicità del testo (una sola poesia).Il seme è una delle parole più brevi del nostro vocabolario, tuttavia ha in sé un significato di estrema potenza: invisibile ad occhio nudo, proprio perché dentro la terra, spinge la crosta e la rompe e sorge con il suo progetto vitale di pianta. È l'inizio della radice ma anche il futuro della chioma. È in sé un'individualità unica con un destino, con un viaggio di crescita:
la fortissima energia solare lirica, al punto da proiettare nel lettore un'impressione interiore simile al calco sul foglio: qualcosa di imperdonabile direbbe Cristina Campo.
Qualcosa che continuerà a crescere nell'intimità di un ascolto.
Marina Giordani, editrice dello studio calcografico Urbino, Pescara.
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