Marina Cvetaeva: "Il paese dell'anima"

 

 

(...) Ogni libro è un furto alla propria vita. Più leggi, meno sai e vuoi vivere tu stesso. E' terribile! I libri sono la rovina. Chi legge molto non può essere felice. Perché la felicità è sempre inconscia, la felicità è solo inconscio.
Leggere è come studiare medicina e conoscere alla perfezione la causa di ogni sospiro, di ogni sorriso e -  suona sentimentale - di ogni lacrima (...).
La colpa è dei libri, e ancora della mia profonda sfiducia nella vita vera, reale (...). Beato chi riesce a dimenticarsi!
Io dimentico me stessa unicamente quando sono da sola, soltanto in un libro, su un libro! (...)
I libri mi hanno dato più delle persone. Il ricordo di un essere umano impallidisce sempre di fronte a quello di un libro - non parlo dei ricordi infantili, no, solo di quelli dell'età adulta! Nel pensiero ho vissuto tutto, ho preso tutto. La mia immaginazione corre sempre in avanti. Apro i fiori non ancora sbocciati, tocco bruscamente il più tenero, e lo faccio senza volerlo, non riesco a non farlo! Significa che non posso essere felice? "Dimenticarmi" artificialmente - non lo voglio. Simili esperimenti mi disgustano. E in modo naturale non ci riesco - a causa del mio sguardo troppo acuto, rivolto in avanti o all'indietro.
Resta la sensazione di una solitudine totale, per cui non esiste cura. Il corpo di un altro essere umano è un muro, non lascia vedere la sua anima.

Oh, come odio quel muro! (...)

 

 

Marina Cvetaeva

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