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Marigo Adriana Gloria - "Un biancore lontano"

02 novembre 2009

LietoColle - Collana Erato

 

 

Vibra con regolarità apparente, il tessuto della poesia in Marigo, ma il magma tra le righe sfiora la seta delle superfici, s'infila nell'imbuto del ricordo - senza sbavature - e riaffiora con il possesso consapevole del rit­mo, che si tratti di lava incandescente che rotola sulle spalle del vulcano, piuttosto che di un ticchettio di dita sulla superficie del sasso raffreddato.

I perimetri del verso descrivono figure irregolari, hanno lati ora corti - domestici, quotidiani, eppure presidiati, mai in disordine - ora lunghi quanto non se ne vede la fine, perché figli di generazioni cui si ricondu­cono [...]Il biancore è lontano perché spettatore del sangue attraversato, ma è an­cora più distante perché situato nel profondo di sé, dove l'autrice intuisce essere la ragione della propria parola...

 

dalla nota introduttiva di Augusto Pivanti

 

 

UN BIANCORE LONTANO

 

Un biancore lontano di nuvole

regge tutto l'azzurro

profondo allo zenit del giorno

dove la luce che ci ama

ci fa affini

e il lieve passare dell'aria è

lo schiarire dell'ombra.

 

 

 

Sezione I

 

 

IL PIÙ BELLO TRA GLI DEI

 

Fiori e frutti e serti di alloro

per il più bello tra gli dei,

per Euterpe, Tersicore, Polimnia

che incedono accanto al dio,

fonte divina di tutte le armonie

umane.

 

 

 

L'ALCHIMIA DI AFRODITE

 

Per l'alchimia di Afrodite, hanno vita

nel verso l'altro alchemico, Apollo

- delle Muse compagno -

e il "nato due volte" Dioniso.

 

Essi stessi musica

e poesia, e natura e bellezza,

sempre presenti al raggio verde

del vedere umano.

 

 

 

L'OSPITE ATTESO

 

Considero l'"hospes" da cui non posso prescindere:

il demone che mi abita, accolto a lungo

nella stanza degli ospiti.

È tempo di lasciargli lo spazio

che vivo. Anche il giardino.

Sarà un poco disorientato, ma il suo muoversi

prenderà passi leggeri.

Se non sarà un imbonitore, potrà accedere

agli spazi della musica e della danza, con le sonorità

delle sale di una reggia.

 

So, conosco il demone della poesia.

 

Solo per lui provvedo - come un'etoile

d'antan - all'esercizio quotidiano, alla sbarra.

 

 

 

LA PAROLA DELLA NOTTE

 

Scrivere di notte è un mondo altro

di parola dallo scrivere di giorno.

I pensieri sono globi rotanti, si muovono

liberi nel luogo che dilata. Senza sentire,

Pensiero e Tempo viaggiano nel solo andare.

 

La luce del giorno distrae,

distrae il rumore. L'inchiostro usa

il confronto. Soppesa. Sacrifica

spontaneità e intuizione alla grandeur

presunta della mente. Sola,

 

la parola della notte

lascia sparsi a terra i frammenti del mattino

pronti a rifluire nel dolore d'ogni segno.

 

 

 

Sezione II

 

 

 

FINISCE FEBBRAIO

 

Nel variare dell'amore

si schiude azzurro vasto

e dalla terra una musica di gemme

sale in spirale di linfa

all'arco senza principio,

fine, linea, ombra.

Luce che appaga l'attesa,

inizio.

 

 

 

TU NON HAI MEMORIA

 

Tu non hai memoria dell'infinito

al mio sorriderti nella sera d'aprile

alta su Treviso, dopo lo stupore del temporale

che sorprese lo sfarfallio del nostro pensiero.

 

Neppure ricordi la luce intrepida sull'erba

vibrante il fresco dell'acqua generosa,

i petali volati lontani dal fiore,

gli umidi balsami nell'aria, di nuovo azzurra.

 

 

 

IL VELO CHE NON SEPARA

 

La luna gialla d'agosto sceglie

gli uomini, le donne da porre nell'amore.

Usa il raggio che mai stordirebbe, il velo

che non separa. Dilata il reale

della Terra, del Cielo. Frantuma

la zolla scura della tenebra.

 

 

GONDOLE

 

Vivo gondole nere - dentro, scarlatte -

palpiti dello scivolare solitario. Nel grande

sole invernale, un senso assoluto

dell'essere - materia e spirito insieme.

 

Le assaggio, ormeggiate in fila sull'acqua

severe, immobili di cupa bellezza

eppure una linea sottile di

gioia a percorrerle, in ombra al colore.

 

E tutto l'intorno un cuore innamorato,

di gondola - sola, o due accanto - in lotta

col nero potere, l'enigma.

Eros, Thanatos.

 

Lontana, Arabesque, Jane Birkin. Musica dell'andare

oltre il finito. Immagini che sciacquano,

che lasciano - ora che scrivo - memoria.

 

 

 

LA MEDAGLIA

 

Non è la medaglia che ti appunto

al petto - merito, onore

e vanto - testimone dell'impresa

d'aver vissuto il giorno.

 

È il bacio che ti dono, sigillo

rosso, lacca del bene - vita segreta

e aperta - splendore intimo

della forma umana.

 

 

 

SONO TERRA PROVATA

 

Sono terra provata

dall'acciaio che l'ha rivoltata

al sole. Mi riposo stesa al giorno

ed alla notte, disciolgo

i miei cristalli nei grumi minimi

della zolla fumante all'alba,

rosa. Il bacio agrimensore

aspetta, sulla distesa ondulata.

 

 

 


 

Adriana Gloria Marigo è nata a Padova, dove è tornata a vivere per le insolite sincronie della vita.

Bambina, ha lasciato la pianura veneta per le Prealpi Varesine, il lago Maggiore di Luino, città delle prime letture e della nostalgia. Gli studi umanistici l'hanno condotta prima all'insegnamento, poi ad occupar­si di eventi di danza moderna e contemporanea, seguendo un talento versatile, sensibile all'arte, alla bellezza che trova dimora pure "dove l'ombra si gioca della luce".

Un biancore lontano è la sua opera prima.

 

In copertina: fotografia dell'autrice.

All'interno: fotografia archivio LietoColle

 

 

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Dal nostro catalogo

Marigo Adriana Gloria - "UN BIANCORE LONTANO"

ISBN: 978-88-7848-533-4

Anno: 2009

Prezzo: € 10,00 [ Acquista ora ]

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