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Lillo Antonio - 'L'innocenza del male'
02 febbraio 2009
UNA SBIRCIATA
“L’innocenza del male” sembra scendere a slalom tra le dimensioni terrestri de “Il male minore” e la riserva linguistica de “Il male” tout court che, in lontananza, ebbero modo di conoscere gli spiriti più disincantati di questi decenni. Lillo non dà retta alla nonna, come dice in un testo, e non sta zitto mai, perciò eccocelo nelle pagine vivacemente a conversare. I poeti contemporanei li conosce e persino li cita, ma alla fine, quasi sempre, come annacquandoli l’uno nell’altro. La battigia sembra essere un guscio, continuamente provocato, nel dubbio se varcarlo completamente e andarsene nello spazio minaccioso e senza più forza gravitaria. Dato un giro alla chiave per tendere maggiormente le corde dello strumento, i versi si avviano generazionalmente parlando. Niente di nuovo sul fronte occidentale, sembra incamminarsi a proporre provocatoriamente, la sequenza dei testi. Se non abbiamo molto da sperimentare, come faremo a dire? Lillo sente che il mondo si ameboidizza in un grande omogeneizzato. Alle volte ci scrolla con un soppesato testo dialettale, come a dire che, per quanto ci si situi, non è quasi più possibile neanche la regionalità. C’è un gusto notturno, con incursioni nel disorientamento che, a quello nostro interiore, fa corrispondere l’altro geografico e viceversa. La legge che si coglie sullo sfondo sembra essere quella del pesce che serve per alimentare l’altro più grandicello. I protagonisti sono pochi, spesso si è a due. La parlata chiara, plastica e tensiva ad un tempo, genera la direzione d’ascolto verso il motto di spirito e dell’amarezza verso l’irrevocabilità. Anche così si affaccia una generazione, con tenzone e piccolissima irriducibilità, con blitz d’assalto e voli di avvitamento verso un destino, che forse ci sarà.
Guido Oldani
***
DAL SONNO
Di bava sottile il filo mi trattiene
al camporosso del cuscino. Sogno lettere d'amore
già scritte mai scritte, tutte le lettere
di Vittorio Sereni. Sono anch'io nel sogno.
Propongo i miei versi, m'aizzano contro il cane
delle cinque.
Formicolanti le mani inutili ad opporsi
chiedo quanto per una certa guida, ben lieto di scordarmi
l'altra guida, l'altra che ieri sono stato, a poco prezzo.
Ma
scuotendo il lungo braccio mi fa segno di no
no
sul lato opposto del fosso, l'interpellata guida:
è un falsomondo mi grida, e poi aggiunge
inudita: è un falso problema.
PASOLINI
Da alcuni anni ormai e senza farci troppo caso
sono costretto al rientro a passare fra i rami
del salice - l'ingresso trionfale o romantico
e un po' retró nel vicolo stretto che conduce
al portone di casa. Mi avvolge l'albero
nel suo noto dolore ma appaiono ai miei occhi
oscurati una fresca brezza serale una
tenda di perline orientali e i rami molli leggeri.
Stasera però voglio fermarmi a pensare
qui fatta mia la capannina accidentale
ché mi protegga dall'oscurità e dai fari a lui
partito in tutta fretta senza lasciare
traccia di sé se non un biglietto col mio nome
e una foto che andrebbe incorniciata...
Solo sotto l'albero ho scartato al posto suo
il regalo fattogli... Ho pensato a Pasolini.
Strano come ora in questi giorni
ritorni a farsi vivo presente continuamente a me
di fronte che sia impossibile
ignorarlo. Comprendo meglio alla mia età
i suoi dubbi i suoi sentimenti che
benché sia passato tanto tempo sono pur sempre
comuni agli uomini. Pasolini che fu ragazzo
e innamorato e poi uomo perennemente in guerra
e come me solo contro le baionette nemiche.
Pasolini che adesso definisco mio amico
pur non avendolo mai incontrato e che forse
avrebbe potuto non apprezzarmi oppure chissà
provarci con me.
IL RATTO
La poesia si nutre di poesia.
La ragione di silenzio, per
assorbire il tutto. E la mia gelosia
si nutre dei tuoi piccoli segni
che taci con ragione. Ma di quanta
gelosia io son capace non sapevo
prima di avvertire il ratto
scavarsi gallerie e strade d'accesso
dentro al corpo, gioiosamente
in corsa, brutale, vorace.
Non so che farmene dei tuoi
silenzi, né delle tue ragioni.
Avverto brucianti i morsi, le ferite
aprirsi naturali e poi acuirsi
se sbatto contro gli angoli di casa. E
mi trascino ubriaco contro i muri
per aumentare forse
il magico potere delle mie visioni
di te e di come ti fai usare.
Mi trascino in strada fra le auto
di passaggio, per quel santo momento
di vuoto o svenimento, per una
caduta o un fortunato inciampo...
È durata un giorno la furia
del ratto e già sono devastati
i campi ideali, le città interiori...
Tutto va in pezzi, tutto a brandelli
o rapinato dal ratto alla viva carne
con perdite tali che, ora,
mi rendono così poco umano
verso di te, che mi facevi buono.
Devo difendere il mio, ciò
che mi resta di me. Restare
integro è l'ordine...
Non conto di rivederti. In fondo
la poesia si nutre di poesia.
Dell'amore, se questi o quelli,
i tuoi taciuti, sono i segni
dell'amore, posso fare
a meno.
RECUERDO
Sarà il nostro recuerdo
il grido del gatto guerriero a notte fonda
che lasciò svegli e inquieti
fino alle sei del mattino, quando
la morte venne a visitarci
in odor di vendemmia.
Bussò a chiederci un po' d'acqua
e per lui piovve.
(Si abbeverarono i superstiti alle pozzanghere
o nei sottovasi sui balconi, si spensero
le cicche gettate negli angoli di strada
dai compagni notturni).
In pochi traversammo tini nel pantano.
ZEN
Mariangela costruiva un giardino
di sassi e foglie e i nodi
delle mani proseguivano i navigli
fino agli occhi aveva la fronte
alta e i calzettoni arcobaleno
e la voce beh la voce
era nella tempesta l'attimo sereno
DE PÒSTE
Stoche de pòste jint'a nu purtone
addò batte ‘u sole
i stoche aspétte nu cumpagne
i tire a sciarpe atturn'o'quidde
i pénze a cum'jier'a'jèsse bèlle
ce ‘u munne tutte venève ‘ddò
appirs'a méje, pe se treménte da fuòre,
pe stè calle n'duò.
ASPETTANDO
Sto aspettando in un portone/ dove batte il sole/ e aspetto un compagno/ e tiro la sciarpa attorno al collo/ e penso a come doveva essere bello/ se il mondo tutto veniva qui,/ appresso a me, per guardarsi da fuori,/ per stare caldi in due.
NOTE
Quasi tutte le poesie sono del 2007 e la raccolta dovrebbe infatti intendersi come un diario di un anno fondamentale per l'autore.
Le poesie in vernacolo sono scritte nel dialetto di Locorotondo, in Puglia.
Le poesie in vernacolo sono scritte nel dialetto di Locorotondo, in Puglia.
SULLA STRADA DI ANCONA è stata scritta in occasione dell'iscrizione dell'autore nelle Graduatorie d'Istituto, come professore di storia dell'arte, in provincia di Ancona.
DE PÒSTE. Tradurre l'espressione "stoche de pòste" (letteralmente "sto di posto") non è facilissimo. In sé e per sé significa "sto in attesa" di qualcuno o qualcosa ma vi è una sfumatura che è difficile da trasmettere in altra lingua: si aspetta con ansia, con tutti i sensi all'erta.
DE N'ÀMICHE. In alcune zone del Sud, si chiama "capasone" una grossa
anfora di creta usata per contenere il vino. Si dice che una persona è un capasone quando si vuole intendere che è un po' ottusa.
DE PÒSTE. Tradurre l'espressione "stoche de pòste" (letteralmente "sto di posto") non è facilissimo. In sé e per sé significa "sto in attesa" di qualcuno o qualcosa ma vi è una sfumatura che è difficile da trasmettere in altra lingua: si aspetta con ansia, con tutti i sensi all'erta.
DE N'ÀMICHE. In alcune zone del Sud, si chiama "capasone" una grossa
anfora di creta usata per contenere il vino. Si dice che una persona è un capasone quando si vuole intendere che è un po' ottusa.
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Antonio Lillo è nato nel 1977 a Putignano. Vive a Locorotondo. Numerosi e differenti i lavori svolti; laureato, opera nel settore del giornalismo. L'innocenza del male è la sua opera prima.
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