Lillo Antonio - 'L'innocenza del male'
LietoColle - collana Erato
vincitore
della sezione C
(opera prima edita di autore che non abbia superato i 35 anni di età)
della X edizione del Premio Letterario Internazionale di poesia
"Laudomia Bonanni". L'Aquila
UNA SBIRCIATA
Guido Oldani
DAL SONNO
Di bava sottile il filo mi trattiene
al camporosso del cuscino. Sogno lettere d'amore
già scritte mai scritte, tutte le lettere
di Vittorio Sereni. Sono anch'io nel sogno.
Propongo i miei versi, m'aizzano contro il cane
delle cinque.
Formicolanti le mani inutili ad opporsi
chiedo quanto per una certa guida, ben lieto di scordarmi
l'altra guida, l'altra che ieri sono stato, a poco prezzo.
Ma
scuotendo il lungo braccio mi fa segno di no
no
sul lato opposto del fosso, l'interpellata guida:
è un falsomondo mi grida, e poi aggiunge
inudita: è un falso problema.
PASOLINI
Da alcuni anni ormai e senza farci troppo caso
sono costretto al rientro a passare fra i rami
del salice - l'ingresso trionfale o romantico
e un po' retró nel vicolo stretto che conduce
al portone di casa. Mi avvolge l'albero
nel suo noto dolore ma appaiono ai miei occhi
oscurati una fresca brezza serale una
tenda di perline orientali e i rami molli leggeri.
Stasera però voglio fermarmi a pensare
qui fatta mia la capannina accidentale
ché mi protegga dall'oscurità e dai fari a lui
partito in tutta fretta senza lasciare
traccia di sé se non un biglietto col mio nome
e una foto che andrebbe incorniciata...
Solo sotto l'albero ho scartato al posto suo
il regalo fattogli... Ho pensato a Pasolini.
Strano come ora in questi giorni
ritorni a farsi vivo presente continuamente a me
di fronte che sia impossibile
ignorarlo. Comprendo meglio alla mia età
i suoi dubbi i suoi sentimenti che
benché sia passato tanto tempo sono pur sempre
comuni agli uomini. Pasolini che fu ragazzo
e innamorato e poi uomo perennemente in guerra
e come me solo contro le baionette nemiche.
Pasolini che adesso definisco mio amico
pur non avendolo mai incontrato e che forse
avrebbe potuto non apprezzarmi oppure chissà
provarci con me.

IL RATTO
La poesia si nutre di poesia.
La ragione di silenzio, per
assorbire il tutto. E la mia gelosia
si nutre dei tuoi piccoli segni
che taci con ragione. Ma di quanta
gelosia io son capace non sapevo
prima di avvertire il ratto
scavarsi gallerie e strade d'accesso
dentro al corpo, gioiosamente
in corsa, brutale, vorace.
Non so che farmene dei tuoi
silenzi, né delle tue ragioni.
Avverto brucianti i morsi, le ferite
aprirsi naturali e poi acuirsi
se sbatto contro gli angoli di casa. E
mi trascino ubriaco contro i muri
per aumentare forse
il magico potere delle mie visioni
di te e di come ti fai usare.
Mi trascino in strada fra le auto
di passaggio, per quel santo momento
di vuoto o svenimento, per una
caduta o un fortunato inciampo...
È durata un giorno la furia
del ratto e già sono devastati
i campi ideali, le città interiori...
Tutto va in pezzi, tutto a brandelli
o rapinato dal ratto alla viva carne
con perdite tali che, ora,
mi rendono così poco umano
verso di te, che mi facevi buono.
Devo difendere il mio, ciò
che mi resta di me. Restare
integro è l'ordine...
Non conto di rivederti. In fondo
la poesia si nutre di poesia.
Dell'amore, se questi o quelli,
i tuoi taciuti, sono i segni
dell'amore, posso fare
a meno.
RECUERDO
Sarà il nostro recuerdo
il grido del gatto guerriero a notte fonda
che lasciò svegli e inquieti
fino alle sei del mattino, quando
la morte venne a visitarci
in odor di vendemmia.
Bussò a chiederci un po' d'acqua
e per lui piovve.
(Si abbeverarono i superstiti alle pozzanghere
o nei sottovasi sui balconi, si spensero
le cicche gettate negli angoli di strada
dai compagni notturni).
In pochi traversammo tini nel pantano.

ZEN
Mariangela costruiva un giardino
di sassi e foglie e i nodi
delle mani proseguivano i navigli
fino agli occhi aveva la fronte
alta e i calzettoni arcobaleno
e la voce beh la voce
era nella tempesta l'attimo sereno
DE PÒSTE
Stoche de pòste jint'a nu purtone
addò batte ‘u sole
i stoche aspétte nu cumpagne
i tire a sciarpe atturn'o'quidde
i pénze a cum'jier'a'jèsse bèlle
ce ‘u munne tutte venève ‘ddò
appirs'a méje, pe se treménte da fuòre,
pe stè calle n'duò.
ASPETTANDO
NOTE
Le poesie in vernacolo sono scritte nel dialetto di Locorotondo, in Puglia.
DE PÒSTE. Tradurre l'espressione "stoche de pòste" (letteralmente "sto di posto") non è facilissimo. In sé e per sé significa "sto in attesa" di qualcuno o qualcosa ma vi è una sfumatura che è difficile da trasmettere in altra lingua: si aspetta con ansia, con tutti i sensi all'erta.
DE N'ÀMICHE. In alcune zone del Sud, si chiama "capasone" una grossa
anfora di creta usata per contenere il vino. Si dice che una persona è un capasone quando si vuole intendere che è un po' ottusa.


