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Le Anime acquee di Ivano Pardi

22 febbraio 2009


Il monte Camicia, che riveste il verde profilo dei colli di Castelli, a strapiombo sulla scarpata dove fluisce il gorgoglio del fiume, può diventare malinconico specchio del Dna del dolore, trafugato in volo da un angelo sospeso. Un paese, un gorgo silente. Ma il verde può evocare l'azzurro interiore come un giglio d'acqua che fluttua nel grumo della mente e rimuove emozioni, affetti lontani. I pigmenti ‘sfilati' del paesaggio di Pardi si slargano di rinnovate emozioni, di colori svaporati in memorie involontarie, magmatiche onde stese a plat con la forza e la morbida plasticità di un vigoroso pennello. Eco di chiaroscuri interiori, di ombre distese sull'erba dell'inconscio. Ma il pastello è il tenue bagliore che illumina e modella pulviscoli cromatici di essenze luminescenti che ondivaghe scandagliano l' altro da sé. Un appiglio in cui nascondere le ombre del passato, in cui disvelare l'attesa di figlio, dietro un muro di alghe mobili, sia pur avvinghiate a cordami di dolore. Pardi stempera la sua visione affettiva in ‘acquarelli dell'anima', in un impressionismo dialettico che sprofonda, con l'accentuarsi del chiaroscuro celeste-azzurro, in cellule motiviche dell'io: le ombre che appaiono e scompaiono dai fondali sono anime d'acqua, fantasmi danteschi in un delirio di coscienza, con volti deformati e imprigionati in rivoli d'acqua. Eppure, come fotoni di luce rimbalzano dallo sfondo, guizzando in trasparenza. Sono le onde del pensiero a catturare i "bissi" di mare che ci legano al destino, a creare immagini e visioni di profughi in cerca di un approdo nell' isola che non c'è, o di un angelo che abbraccia in volo il padre renitente, dilatando il respiro accarezzato oltre l'altrove. I contrasti esistenziali sono resi con tutta la gamma d' azzurro fino al blu profondo di un mare amaro che risucchia e non risparmia. Le identità stravolte diventano ombre sfumate, fili tesi, groviglio magmatico. Tsunami cromatico che ingorga terra e mare!    

                                                                                                                                    Grazia Di Lisio





 

 

 

           

        

"ANNODA FILI ACQUEI" Grazia Di Lisio (Gedit 2008)
Presentazione Prof. Leonardo Persia
Palazzo Cerulli Irelli, sabato 31 gennaio ore 17.30 Corso S. Giorgio, 7 - Teramo
(Associazione Collurania Presidente Prof. Vincenzo Cerulli Irelli)
Lettura Serena Mattace Raso e Prof. Vincenzo Cerulli Irelli
Commento iconografico Ivano Pardi
Elaborazione Francesca Petrella e Grazia Di Lisio



Note

In questa raccolta di versi sembra riemergere un tempo della poesia che credevamo scomparso, annientato da troppi esercizi orfici. Annoda fili acquei è in parte il diario di un donna, in parte la sua negazione. La voce che registra, mai commossa ma non di rado commovente, incontri con una terra venata di miti, che spia le minime alterazioni di un paesaggio fuori dal tempo eppure fatto di tempo, è certo una voce di donna che i colori fa vibrare più del vento. La cronaca di queste vicinanze non si consuma, come sarebbe facile aspettarsi, in memorie gremite di nostalgia, perché il fulcro più duro e prezioso di questa plaquette è una sorta di vocazione e di confessione: il silenzio. Un silenzio vigile che risponde a quello insondabile delle forme naturali, in una gara dai tratti arcani, alla fine della quale il premio non sono solo parole, battute ad una ad una nella bottega fine di un artigiano, ma qualcosa che assomiglia a una promessa di felicità (Bruno Nacci).







Anime acquee


Fotoni stralunati

di profughi marini

di larve che s' avanzano

agli orli d' un sipario, 

pallidi i sembianti...

(Un soliloquio di chiarore

da sferici fondali)..

E' il canto d' un approdo

o scialbo liquefarsi di voci

memoriali d' anime acquee?

Come vanno vinte... e avvinte

nel  bubbolìo silente

tra il ferino e l' umano!

Da forze oscure brividi di vita

 e fiori reclinati in volo di farfalla

(come in un sogno di Jung)

ondeggiano rimbalzano

di  vaga azzurrità






 

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