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Innocenti incanti (C. Benecchi)

20 febbraio 2008



"INNOCENTI  INCANTI"

 

Io non vorrei dipingere una tela -
meglio essere chi
la luminosa impossibilità
contempla con delizia -
chiedermi cosa provino le dita
il cui tocco celeste- misurato
sa evocare ...  
                        E. Dickinson

 

Forse non esiste nell'espressione pittorica un artista che non abbia subito il fascino della ritrattistica infantile o adolescenziale, penetrando con arte libera l'innocente segretezza di quel mondo trasposto e in immagini individuali dei soggetti e in atmosfere di soffuso larvato colore/calore allusivo ad un'intimità maternale appena celebrata. Una parabola iconica ha ritessuto in ogni epoca quest'innocente incantamento, lo si voglia inserito come particolare nella totale campitura di un'opera o espresso da protagonista assoluto della stessa. La seduzione del ritratto puerile colto nell'alfabeto della sua immagine istintiva, nel garbo spontaneo del gesto, del contenuto espressivo, nell'individualità ludica e pensosa della prima esistenza o nel soffuso chiarore della sacralità natale s'inscrive in una cornice di logistica varia, dalle scene en plein air alla spazialità di un habitat conchiuso, affabulatorio di una mitologia affettiva e privata.

 

Dipinti di famiglie nobili e d'elevate gerarchie cortigiane con prole, nacquero per committenza di Signorie e Reali presso le più famose corti europee dove fu esempio superlativo già nella Spagna del 1600 l'arte di Velasquez. Autore che ebbe modo di estrinsecare la poetica cosmica dei prìncipi bambini e delle meninas in pose quasi consapevoli e responsabili dei doveri del proprio rango, attraverso un virtuoso realismo figurale di quell'Infantado, assurto ad una magica fusione ambientale nel contesto prospettico di sfondi aerei ed essenziali.



Sovvenendo del tempo ancora più a ritroso, la prima bimba protagonista di un prestigioso ritratto per opera di Tiziano fu Clarice Strozzi nel 1542, figlia di un illustre esule fiorentino.






L'aspetto strettamente ritrattistico volto all'infanzia si dispiega nell'Ottocento in un vasto corollario compositivo legato ad artisti nazionali ed europei, le cui opere commentavano tecniche d'esecuzione diversificate quali espressioni di stile e tendenze derivanti da correnti di pensiero e di scuole accademiche sui più aggiornati orientamenti pittorici. Parigi si elesse polo referenziale di quella temperie artistica/intellettuale, sebbene alcuni movimenti tesero a svilupparsi in modo autonomo dall'influsso francese con accenti propri o precorrendone certi caratteri. Così avvenne per il divisionismo italiano, inizialmente su posizioni simili al pointillisme francese ma approdando a tutt'altro modulo di forma e contenuti. L'indirizzo artistico di un accademismo puro si convertì per alcuni autori in una ‘sintassi attiva ' pervenendo ad una poetica del ritratto su cui sarebbe affiorata una prima gemmazione di romanticismo o il gusto impressionistico lontano dal disegno definito e netto, inteso invece come abbandono emozionale immediato di una realtà o il simbolismo nelle sue trasformazioni allegoriche di un regno idealizzato.

Nel celebre dipinto di SegantiniL'Angelo della vita' espressione iconografica di una maternità spiritualizzata, che si coglie appieno quella tematica simbolista in un alone misticheggiante concezioni di verità trascendentale. La genesi è rappresentata su uno sfondo essenziale e rarefatto di una natura allegorica nel suo dualismo ambivalente di "-elemento panico- e figurale di -vergine/madre", quale energia generatrice dell'essere. E da un'involuta grafia nodosa di betulla diramata- identificazione dell'albero della vita- sembra affiorare come sospeso in soave levità l'etereo sembiante di donna/angelicata con bimbo. Un'intimità simbiotica di totale abbandono aleggia nell'abbraccio sensuoso dell'angelo con l'infante, consapevole solo del respiro e ignaro ancora della vita, appagato nel soffuso chiarore di un sonno addolcente il roseo incarnato del viso e protetto dall'amplesso materno, a racchiudere nelle pieghe delle vesti la casta nudità delle piccole membra. Le tematiche naturali conservano un'intensa intonazione verista in una stesura pittorica discosta da dense cromie materiche per una coloristica delicata ed omogenea delle forme e della figura emblematica di valori eterni.


Analoghe visioni di soave vaporosità e mobilità luminosa ricorrono nell'arte di Pellizza da Volpedo. I suoi Idilli, dall'accezione letteraria di ‘piccoli poemi' rapportati alle atmosfere pastorali e bucoliche di Teocrito o alle egloghe virgiliane sembrano rimandare ad un misticismo panteista della natura. In ‘Idillio primaverile' d'elevato lirismo pittorico, parallelo per quelle rispondenze d'infanzia ai versi pascoliani, si coglie una corale di fanciulli in girotondo. Soggetti dalle linee fluttuanti ed ondulate ripresi en plein air in una danza avvolgente e cerchiante a connotare il simbolismo totalitario dell'assoluto, del ritorno perenne al tema dell'Eterno. Il modellato figurale riprende con un dinamismo armonico delle braccia in chiusura centinata la circolarità prospettica della natura in fiore. Sullo sfumìo di fondo, al bianco delle inflorescenze -allegoria di un'innocenza ancora intatta- si contrappone in primo piano un'arborea sagoma dalle inquietanti branche artigliate alla cui base, la posa di un serto rubescente sul capo di fanciulla allegorizza l'iniziazione all'adolescenza. Un alone cupreo per densità sui soggetti, per levità sulla vegetazione permea di una valenza quasi sacrale l'intero tondo.




Comunica una concretezza naturalistica mista ad un vago senso del fantastico, pur nella cruda realtà della tematica materiante la viandanza infantile e quella dei menomati, la composizione di John Everett MillaisLa Piccola cieca'. Con accenti di toccante veridicità egli fissa in una regia precisa l'incisività delle immagini e del respiro paesistico animando la composizione di vividi contrasti. E' un giacere quieto quello delle giovani nomadi accampate in primo piano su alto orizzonte di sfondo dalle intense vampe cromatiche di un giallo flavo, ripreso nel duplice arco dell'iride a stemperarsi per l'ombrata azzurrità. Una solare rassegnazione come di quieto incanto  s'irradia sul volto della fanciulla cieca.



Di forte impasse è quella sua stretta di mano con la bimba in grembo, il viso all'alto proteso in posa fabulante dell'Oltre rurale e luminescente, al cui sguardo deprivato della luce non è concesso di goderne la malia. Dello stesso Millais, in altra affabulazione si offre la tenera immagine di ‘Bimba con veroniche'.  Una compostezza  discreta ed aristocratica disvela la piccina dalle fattezze minute, persa nell'arcano del sogno, la postura accosciata, lo sguardo chino e  il gesto garbato delle piccole mani a contenere l'etereo pervinca delle veroniche sulla diafana vaporosità della veste. Intensa e ravvolta risalta la piccola figura nell'aura di un ambrato chiarore effuso sui lembi scoperti dell'incarnato, lei nell'infantile essenza ad obliarsi tra fragranze di petali e virgulti, elementi narrativi di naturale caducità. In un insieme fuso ed ovattato l'unica nota carica di pienezza contrastante che si appunta a rimandi allegorici, è la densa nivea cromia - simbolo virginale- rappresa nell'abito, nella gala fra i capelli e su quanto vaga nelle inflorescenze dattorno recise.


Anticipazione di un sogno simbolista è l'uso del bianco quale colore primario di una gamma tonale d'infiniti bianchi anche nella tecnica compositiva di Jonh Singer Sargent, che intreccia echi d'estrosa impaginazione con l'arte di Monet e di Velasquez. Per accenti d'oggettività quasi fotografica, egli riprende dall'autore spagnolo di cui farà copia dell'opera Las Meninas le stesse atmosfere infantili nel dipinto ‘Le figlie di Edward Darley Boit'. Scene d'interno simulanti spazi teatrali in cui le presenze poste su piani diversi per naturalezza e profondità giocano come in una recita la spontaneità del proprio mondo innocente e segreto. Dalla bimba con bambola seduta sul tappeto a gambe divaricate- già allusiva al ruolo maternale- all'esile giovinetta accorpata alla parete nella staticità di una posa solista, di spalle alle due adolescenti in una visiva penombra. Un soffuso alito surrealista pare conferirsi a questa domesticità familiare.
E quanto affattura la flessibile duttilità, la fluidezza materica di Sargent espressa nell'incantevole idillio floreale ‘Garofano, giglio, giglio, rosa' capolavoro dei primi anni del suo soggiorno inglese, dalla tematica estetico/narrativa di tradizione preraffaellita. Una luminosità tattile si stende sulla vegetazione e sulle due fanciulle a figura speculare animandole dello stesso mobile scintillio. Tutto si fa poroso alla luce, tutto permette che la luce si riversi, si trasfonda, si raddensi e nei calici aperti dei lilium e sui boccioli schiusi di rosa, sulle vesti di un bianco vaporante dai giovani corpi, entro il diafano crespo dei lumi d'esotico tocco, veri e propri scrigni fluorescenti a lumeggiare alterni nella loro pienezza/ vacuità, simboliche essenze d'albe e tramonti trascorrenti. L'atmosfera liliale di cui l'intera opera è permeata si rapporta alla sospesa fragilità del chiarore- elemento naturale/temporale - che nel suo reiterato ingenerarsi qui gioca l'accezione larvata di candidezza/deflorazione sia nei soggetti femminei sia nelle efflorescenze quale linguaggio d'allegorica ambiguità.


Pochi artisti quanto Renoir seppero esprimersi con tale fervore compositivo sul tema dell'infanzia, di cui l'afflato più significante legato anche alla maternità ebbe come radice derivazioni del proprio privato. La sua ‘Maternità' (Maternité dit aussi l'enfant au sein) infatti, si concreta nel tratto muliebre/ filiale di Aline Charigot e di Pierre. Ripresa in epoca coeva con diverse varianti fra cui disegni a sanguigna dal bianco lumeggìo gessato- poiché l'artista riteneva che tale tecnica avrebbe consentito una migliore rispondenza nell'attenuazione cromatica delle forme e delle linee- l'opera eseguita ‘en plein air' risente già di effetti lenificati, di una luce smorzata a graduarsi nei toni degli aranciati e dei castani, negli abbozzi dei verdi frammentati, in un amalgama di tenuità riflessanti sulla rotondità dei volumi dai contorni definiti, nella modulazione armonica di uno sfondo che si compenetra ad essi reciprocamente. Una ‘unio mystica'si condensa sui tratti materni di donna sgravata e su quelli imprecisi quanto ancora vaghi del bimbo a lei involto e quietamente deliziato di quella lattea linfa, nella sua più profonda significazione.

 

 


  

Per quella levità materica ed aerea dosatura tonale ‘Meriggiare' dell'americano Winslow Homer s'inscrive ad una rasserenante visione romantica. Nel dipinto il dato naturalistico della veduta in piena luce sollecita allo sguardo identificazione d'intima risonanza. L'ora meridiana con il suo tempo meditativo e raccolto in un languente crepitio cromatico sull'assolata ansa prativa, esteso sul bianco calcinato del casale e più timbrato sulla figura di fanciullo dallo sguardo ombrato ed indefinito verso una lontananza non solo spaziale ma interiorizzata, sembra contenere note intimiste e rammaricate del diurno trascorrere nella sua corrispondenza ellittica. L'attesa ricettiva della sera nel suo dualismo ciclico/temporale ancora pare essere discosta dalla figura in principiante adolescenza e dall'accosto quiescere del cane, entrambi in una simbiotica giacitura affettiva sul vello erboso.    
Note d'immediato impasse comunica per la straordinaria valenza coloristica ‘La Gamela del papà' di Alessandro Milesi  in cui il bimbo ritratto è figlio dell'artista e le iniziali AM impresse sulla gavetta  potrebbero riferirsi con probabilità allo stesso autore. Uno stilismo di timbratura particolare spicca nella materia cromatica fluente di contrasti vivacizzanti la figura, nell'irregolarità del tratto di un assunto graffiante l'intero modulo. Vi è tutto l'acceso stupore della primissima infanzia sul rosso spiccato delle gote, nella profonda accentazione di uno sguardo meravigliante, nella posa interrogativa della mano sulle labbra appena schiuse, resi con tratti urgenti e discontinui di una plasticità vivamente mobile in ogni particolare. Un bianco pastoso giocato in un registro di toni più o meno intensi modella il soggetto d'effetti a rilievo per quel suo corposo essere bimbo a tutto tondo nell'intera composizione.


Anche per Mary Cassat, autrice americana, il bianco diviene in ‘Colazione a letto' sintesi di completezza modulante il naturale svolgimento estensivo del dipinto. V l'intenso colore/luce sulle figure la sorgente che ne modella le sagome di una tattile fluidezza. Bianco quale onda avvolgente d'ombrate e chiarenti densità tonali a pervadere d'intimismo discreto la silenziosa complicità affettiva dei corpi, avvolti nella tepida oasi del risveglio e ancora sovvenenti dell'onirica malia nell'ovattata loro giacente immobilità. Bianco nel senso più saturo di luce a colorire il nudo incarnato di bimbo nella sua gemmante purezza che l'empito del maternale abbraccio soavemente conchiude in una tacita armonia a due.



E quanta e quale rarefatta chiarità cilestrina effonde la Bambina in azzurro di Modigliani. L'uniforme pittorico senza sbalzi cromatici di fondo si unifica alla figura in primo piano, espressiva di timidezza risolta nella semplicità della posa, per quella lieve inclinazione di sbieco del volto che approssima una maschera malinconica di estrema solitudine, evocata nel gesto racchiuso anche delle mani sul busto quasi a contenere da sé e in sé l'intimo sogno carezzante una mancata affettività.

Come l'arte ricompone esattamente la vita, così attorno alle verità scoperte in noi stessi- scrive Proust - ondeggia un'atmosfera di poesia'... E di quella poesia è la soave essenza infantile colta nelle malinconie e negli ingenui stupori, negli aspetti più teneri e nelle pause ludiche, nelle prime frange ombrate dell'adolescenza e in altro ancora tingersi sbocciante d'immagini, le cui pose figurali deliziarono non solo il Modì dell'ultimo Ottocento ma artisti d'ogni epoca, affatturati da quel candido mondo innocente che fu anche il loro, fantastico e vaporoso come passi di carezze nell'aria, sì fantastico e vaporoso come passi di carezze nell'aria d'un tempo svanente.


                                                                                                                                  


carla benecchi

febbraio 2008


Riferimenti:
in esergo: Emiliy Dickinson (505)  Meridiano Mondadori

Egon Schiele:
Segantini "L'Angelo della vita" (1894)    ed. Art Dossier
Pellizza Da Volpedo "Idillio primaverile" (1896/1901)
John Everett Millais  "La piccola cieca" (1854/1856)  -" Bimba con veroniche"  1) ed. Art Dossier   2) Ed. Gremese
John Singer Sargent "Le figlie di Edward Darley Boit" (1882) - " Garofano, giglio, giglio, rosa"  (1885/1886)  Ed. Hudson Park Press
Auguste Renoir    "Maternità"- Musée d'Orsay, Paris
Winslow Homer   "Meriggiare" (1872)
Alessandro Milesi  "La Gamela del papà"
Mary Cassatt   "Colazione a letto" (1897)
Amedeo Modigliani  " Bambina in azzurro"  (1918)

 

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