I. Interesse su Curci
"Il frutteto": Vittorino e il word's jazz
Tra i primi libri di poesia diffusi quest'anno si colloca "Il frutteto" di Vittorino Curci. A dare alle stampe il volumetto è LietoColle, editrice con la quale il poeta e musicista di Noci ha già pubblicato "La stanchezza della specie" (2005) e "Un cielo senza repliche (2008). Curci viene subito al sodo : niente pre o post fazione, nessuna nota critica, solo parole, dalla prima all'ultima di novanta pagine. Un torrente verbale che scorre nel rispetto dei salti e delle svolte, delle strozzature e degli allargamenti che un invisibile spartito sembra suggerire (ricordiamo che il nostro è raffinato sassofonista jazz). Più che "rovello di fatali coincidenze", il frutteto di Curci ci sembra un inesauribile scrigno di immagini da cui l'autore attinge a piene mani per scagliarle sulla pagina. Ma il disordine, la casualità delle combinazioni così determinate come nel gioco del mikado e di cui la pagina si fa testimone, è solo apparente. Concatena queste combinazioni un messaggio un poco criptico da cui il lettore è spesso escluso, per quanto non del tutto dal momento che la forza delle immagini a sé stanti ‘prende' e lascia il segno (l'opera in lutto lancia i dadi della sorte - le pantofole sono ferme alle dieci e dieci - falene suicide - madonne amputate - i sinonimi spiaggiati dell'infanzia....). C'è in ‘Il frutteto' una musicalità che striscia e seduce. Come un treno in corsa, la lettura cancella la memoria del verso precedente e anticipa l'odore di quello successivo, sicché a dare respiro alla silloge di Curci è un senso dell'immanenza della parola, sorta di presente verbale dai connotati vaghi e inquieti dove la parola diventa suono inestricabile, idioma sconosciuto e inconoscibile. Se ad ogni sillaba si assegna un accordo, l'ultima opera di Vittorino Curci assomiglia ad un concerto jazz per solo sax. Verrebbe da parlare allora di word's jazz, di concerto per parola allo stato puro. E ancora fra le righe si occulta l'invito al gioco. Volendo, potrebbe il lettore, raccogliere dalle pagine le ‘combinazioni' di cui sopra (parole, versi, immagini) e ricomporle a proprio piacimento come si fa con gli elementi del Tangram (ne diamo qui un esempio personale : Nel fiato della terra / dove ansima un filo d'erba / dietro la siepe del rosmarino / raggelati sui rami, i passeri / hanno il coraggio di lucciole a febbraio). E' un uomo sfinito dai tempi questo Curci. Il suo guardarsi attorno e intridersi di emozioni, spesso negative, e intorno alle stesse tessere l'ordito intricatissimo di un riflettere ossessivo alla fine lo lascia stremato. Tuttavia nel finale, pur provato da questa "veglia in prosa", il poeta ritrova energia : "Su... cerchiamo guardiamo.. / non siamo saliti fin qui / per niente". Un frutteto, quando ben tenuto, ha ragione anche del sole e del gelo, e dà frutti (e "i frutti maturano nel caldo fulgore dei mattini"). E pur posto in apertura del libro, questo verso bellissimo richiama l'ultimo soffio emesso dal sassofonista a musica finita.
Italo Interesse
articolo pubblicato su Quotidiano di Bari, 14 gennaio 2010
