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Gabriella Albertini: M'illumino d'azzurro (G. Di Lisio)

29 gennaio 2009


 

M'ILLUMINO DI AZZURRO

 

 

 

 

 
 

 

"Si sta / come d'autunno / sugli alberi / le foglie"...

Triste metafora germogliata dal canto di lirici greci e da Omero, poeta chiaroscurale della vita e della morte. Ma per Gabriella Albertini non è così: una foglia cadente non porta con sé la morte, parafrasando Rilke, non adombra la vita, ma porta con sé l'abbaglio del sole che è luce e calore. Ogni foglia, nel suo Bestiario Immaginato, è sogno rivissuto nella magia di un attimo, in un mondo che non c'è. Ogni foglia è incontro che si svela in altro da sé, è riso bisbiglio pigmento di vita. Gioiosa intuizione d'immenso, un bestiario- ‘frammento' che nega il frammentismo esasperante della contemporaneità, e illumina d'azzurro, d' un azzurro "cicladico", per usare l'espressione del Prof. Gian Mario Anselmi.

Un bestiario ripensato a piccoli quadri di vivaci cromie, in cui spiccano, a piccole campiture, i gialli e i verdi della natura, mescolati al viola e al lilla: intense sfumature di controcanto alle molteplici sfaccettature della vita. Meraviglia di un viaggio che attinge non solo a decori di gusto orientaleggiante, ma a mondi primigenei, alla cosmogonia d'ispirazione ovidiana, al mito dell'età dell'oro (l'artista, non a caso, avvolge il sole con pigmenti aurei), un viaggio in cui elementi metanarrativi medievali si sovrappongono in un continuum franto di immagini, che sbocciano, come la vita, in una miriade di simboli, in dimensione onirica. I piccoli ritagli di cielo, di luna, di arbusti, rifugio inconscio dell'artista, sembrano ‘anime amanti' che "paion sì al vento esser leggieri"; le figurette vezzose in tensione emotiva, come la fenice dall'ali vegetali, che danza nel variegato cromatismo spaziale, sono animate dal mondo interiore dell'Albertini, con delicati schizzi. Le superfici sono appena delineate da andamenti curvilinei o di gusto astratto, ripensate nel gioco dell'immenso, quasi riassorbite dal cosmo infinito che sfugge all'orizzonte del suo mondo divertente e divertito. Il senso escatologico, rivissuto lontano dal gusto grottesco dell'Alto Medioevo, sta nella costante elevazione di animali, alberi, ali. ‘Cantuccio' per vivere e sognare la teologia dell'essere umano partecipe dell'umanità del divino.

                                                                                                                   

Grazia Di Lisio

 

 

Gabriella Albertini

Gabriella Albertini è nata Pescara doce vive e lavora. Dopo aver superato gli esami ginnasiali presso il liceo Classico "Gabriele D'Annunzio" di Pescara, ha frequentato il Liceo artistico nella stessa città conseguendo la maturità. Si è diplomata in pianoforte, come privatista, nel Conservatorio "G.Rossini" di Pesaro e, successivamente, in scenografia presso l'Accademia di Belle Arti a Roma. Docente di Educazione Artistica, ha contemporaneamente curato i suoi interessi per la pittura, partecipando a numerose mostre.
Dal 1977 si dedica all'incisione; ha conseguito più di 150 acqueforti presso lo Studio Calcografico "Urbino>" di Pescara, diretto da Marina Giordani, succeduta allo scomparso fondatore, Luigi Giannotti.
Si è applicata allo studio di alcuni aspettidel mondo dannunziano e dell'arte, appoggiando l'attenzione soprattutto sul patrimonio cultutale abruzzese. Ha pubblicato tre libri; suoi scritti sono editi in riviste specializzate; dal 1975 collabora alla rivista "Oggi e Domani". nel 1978 ha condotto la rassegna "Spazio-Arte" nel programma RAI (sede regionale). Al 1989 risale la realizzazione di 16 disegni per il documentario Il Piacere, a cura di Ivanos Ciani, prodotto dal Centro studi Dannunziani di Pescara. Partecipa, con coversazioni su argomenti d'arte, presso varie associazioni (Italia Nostra, Archeoclub, Accademia d'Abruzzo, tinozzi, Ammi, Università della Terza Età di Pescara e di Teramo, touring Club Italiano, Amici Museo Cascella) e alcuni circoli culturali.
Le sono stati attribuiti riconoscimenti per la pittura, la saggistica, la didattica. Suoi lavori sono conservati a Pescara nel Palazzo del Comune e in quello della provincia, inoltre in collezioni pubbliche e private nazionali e internazionali.
Nel 2004 le è stato conferito il Premio per la cultura "Guerriero di Capestrano".
Nel 2005 ha firmato bozzetti per le tre vetrate verticali nella Parrocchia di S. Pietro Apostolo a Pescara.
Nel 2006 le sono stati attribuiti il Premio Internazionale "D'Annunzio-Michetti" per l'arte e il Premio Internazionale "Dante Alighieri Comitato di Pescara" per l'arte.
La documentazione completa della sua attività è depositata presso l'Archivio per l'Arte del Novecento a Firenze e parte nell'Archivio dell'Università "Gabriele d'Annunzio", Chieti-Pescara.

 


 

 

 
omaggio a  Richard Avedon
 

... Sei macchia d'animo

di timido rossore

sulla mia pelle,

linfa lene che gorgoglia

del tempo il suo fluire,

farfallula che gioca

a sollevar la gonna

a una donzella ballerina

stratta stretta a un vago

cavaliere.

S'accorda al mio sentire

il guizzo tuo d'azzurro!

Mentre mi porgi l'acqua

(come in un sacro rito)

divento fiaba anch'io

e nuvola di sogno,

ma ecco... uno stupore

d' arancio e di violetto

m'abbaglia maggiolino:

è  una ‘reliquia' stinta

a disegnare sul tuo volto

l'inafferrabile destino

Grazia Di Lisio

 

 

 

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