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G. Zazzeroni - Cromatismi
03 febbraio 2009
Apologia delle implicazioni cromatiche
Artista di complessa frenesia espressionista, Gianfranco Zazzeroni è autore di raffinate astrazioni antifigurative. Le opere in mostra a Firenze sono indici di una trattazione dell'arte mirata a soddisfare la necessità di una rivelazione del pensiero senza filtri, tanto meno quelli di natura iconica. La sua è un'indole spontanea ed eteogenea da cui non si può che rimanere affascinati, soprattutto cogliendo tutti quegli elementi di originalità che rendono distinguibile ogni suo atto creativo. È infatti la sua ricerca difficilmente riconducibile a qualche esponente, se non ad alcune sperimentazioni di Willem de Kooning con l'approccio della tela a tutto campo. Non si può certo negare quello stesso modo di imprimere la propria coscienza sulla realtà oggettiva, né tanto meno il totale asservimento alla libertà di pensiero, così come la scelta di punti fermi nel caotico magma cromatico e dunque di nuovi rapporti di equilibrio tra le parti, che diano armonia all'insieme. Per Zazzeroni il modo per farlo è giocare con le spatolate, tanto da dare l'impressione che vengano date su vetro e non su carta. L'effetto è di forte significato avanguardistico, nel senso che egli pone al centro della pittura una voglia di provare forme d'arte nuove, scoprendo così un vero e proprio metodo con cui poter ovviare al superamento della superficie piatta. Infatti o il foglio di carta viene iper-appiattito fino alla scomparsa del segno, oppure il colore si addensa in grumi percepibili persino a livello tattile. È il caso, quest'ultimo, de La creazione, sintesi materica di un'esplosione primordiale che pare uscire fuori dal foglio per diffondere la potenza energetica dei propri toni dell'arancio.
Ecco, è attraverso la sperimentazione sul colore che l'artista cerca la propria rappresentazione e trova il messaggio estraniante di un equilibrio pronto a sconvolgersi e dare mostra di sé attraverso esagerazioni cromatiche, tonalità incandescenti e azzardi stilistici di grande unicità. Egli preferisce i toni caldi, senza rinunciare tuttavia a turchesi che rinvigoriscono l'opera e dimostrano la grande elasticità mentale dell'autore; per l'osservatore è l'occasione di un appagamento interiore, quasi un traguardo raggiunto dopo aver attraversato un travagliato viaggio per altre vie creative.
L'intensità dell'opera di Zazzeroni crea una difficile sfida con la natura stessa del quadro: ci si ritrova in quelli che non sono luoghi fisici, quanto piuttosto paesaggi della mente dell'autore, in cui tuttavia si possono a volte riconoscere elementi reali, come alberi o complessi di antiche architetture. È possibile che si tratti di rielaborazioni di flash spazio-temporali che l'artista ha tenuto dentro per chissà quanto e che nel preciso istante dell'atto creativo sono tornati a galla riversandosi sulla tela. Il coinvolgimento in combinazioni tanto intense sembra fin troppo profondo per volerlo affrontare, ma l'eccellenza della loro fascinazione in assoluto mai delude.
Esposizione alla Galleria del Candelaio, in Via Frà Angelico 3/r FIRENZE - Inaugurazione 5 febbraio fino al 17 febbraio 2009
UN OLTRE IPERSTELLARE
Il garbo delicato con cui Gianfranco Zazzeroni delinea i suoi primi ritratti è ravvisabile in tutto il suo iter compositivo, per assumere, nella fase matura, i toni di una sinfonia materica: un volo di onde cromatiche e di segmenti aerei, legati a fascio, protesi all'infinito dal grattacielo dei sogni. L' ondeggiare ascensionale dei segni è come un canto beethoveniano ("Al vertice sta qualche volta solo un uomo"), ma è anche la ricerca shakespeariana che cerca la ‘musica' nella profondità dell'io. Nel corpus artistico di Zazzeroni, si percepisce, oltre a un vago guizzo di matrice futurista, una piena adesione all'Espressionismo astratto ("Presenze" è evidente richiamo al capolavoro di de Kooning, "Excavation"), ma il suo sguardo d' umana tristezza sfuma in un'aureola di sogno, di stile kleeniano, tra fiabe di un bosco incantato, librate, di emozione in emozione, nella vitalità del colore. Il colore, soprattutto nei quadri azzurri e rossi, è graffio di particelle materiche, di puntini sospesi, di filamenti sbiaditi che si schiudono in corolle di pensieri. Insomma arte come voce interiore. L'uso del monotipo accentua lo spessore e la profondità dell' opera, delineata, a tratti, con lievi guizzi materici, rivoli di colori, o ‘puntillismi' astratti. La forma e il contenuto, in tal modo, si uniformano, plasmati in un gioco divertito dell'autore che dà libero spazio alla sua creatività, animato da uno slancio vitale, pur sorretto da un acuto sguardo sull' origine della vita, sul big bang, o su slanci dell'animo, e dall'uso calibrato della spatola che graffia e accarezza la melodia del colore. "Speranze", un gioco dicotomico di cromìe contrastanti, è l'espressione sfrangiata del proprio io che si stacca dalla materia, per innalzarsi, in piani sovrapposti, sulla problematicità della vita. Le pulsioni esistenziali, covate nell'animo, si consolidano sempre più in un' espressione sinestetica che spalanca il cosmo di cellule motiviche, come "Armonie", "Bolero" e "Ascoltando Beethoven". Il piglio ascensionale è come scavato dalla penombra di un sasso ("l'infinito d' un sasso" di Arturo Martini), per prorompere nell' esplosione solare che ci pervade e ci illumina (mitica visione di un mondo allegrato). Ne deriva un dinamismo espressivo, privo, però, di tensione espressionista, che rade superfici e materiali in cerca di un oltre, al di là del pittorico tradizionale. La scelta dell'informale è la conquista di uno stile libero da convenzioni, da stili codificati, una "Creazione" di luce d' esplosione iperstellare, una "solare azzurrità". La forza icastica della pittura di Zazzeroni è, dunque, nella percezione e nella ricerca dell'infinito, nella metafora dell' amore che ricama grovigli di sabbia pervasi di cielo. Talvolta il materico, appena sussurrato, sottolinea contorni, definisce l' essenza della composizione e allora il fulcro del componimento si chiazza di puntini sospesi che esprimono il frammentismo e la poesia della vita! Intreccio di segni e colori in un abbraccio di senso.
Grazia Di Lisio
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