G. Minerva: Attraversanti

 

Attraversanti.

 

So di gente che attraversa l’Adriatico per la svolta

delle dita fra i capelli, per strappare il cerotto attorcigliato

alla nuca assolata, e non sanno, che la fame s’attacca

anche ai nostri piedi firmati, alle unghia di ciglia

e ai nomi distratti dal tonfo d’un tasto, premuto in fretta,

a cambiare il punto di vista. Siamo tutti qui, nell’archivio.

Qui le schede raccontano viaggi impervi, fatti solo di fumo

negli occhi, a insalivare le mani che raccolgono. E di passi

in attesa di avere, di avere senza dare o concedere.

Mi chiamano illuso, perché porto speranza nel taschino,

perché mi agito poco, sogno spesso,

e non so dirmi sconfitto se sbatto contro un muso di legno.

Urlate quel che vi pare, non vi giudico, non so farlo,

mia madre pensava al futuro, le serpi le vedeva fra i capelli,

non pensava alla bocca, non leggeva futuri nel lavello.

Lei dirocca castelli per aria, spinge le mani ad abbrancare gomitoli

di piume e cera, che il figlio non ha difetti, ha smangiato solo la via.

La via del domani che già si presenta nell’alba dei gommoni in burrasca.

 

Gianni Minerva

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