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G. Lucini su Silvestri

09 febbraio 2010

 

Opera prima del giovane poeta (36 anni) di Morbegno (So), questa raccolta nasce a coronamento di una intensa attività nell'ambito della cultura giovanile valtellinese, che lo vede promotore e protagonista di manifestazioni culturali di ampio richiamo e come curatore della antologia "Tutta la forza della poesia", edita da Lietocolle nel 2008.

Si tratta di un'opera prima, e quindi - com'è nostro costume - ci limiteremo ad un'indagine sommaria di alcuni elementi più significativi di questa poetica.  Ci sembra infatti una poetica che batte su alcuni temi precisi, ad esempio l'esistere (inteso come disagio dell'esistenza), il significato (spesso distorto, ambiguo) del mondo che ci circonda, una sensazione oppressiva che si coniuga col disagio esistenziale di cui sopra e che si materializza, letterariamente, in immagini che evocano la bruttezza, la decadenza, la crudezza di alcune immagini.

Si tratta peraltro non di una sensibilità passiva e ripiegata sul proprio disagio, quella del poeta, ma di una sensibilità reattiva, che cerca un varco, una forma di riscatto.  Certo il poeta non mostra qui in modo esplicito e intero il suo gioco, la sua filosofia: siamo ancora nella fase della denuncia, dell'intuizione, della ricerca di elementi di conferma a questo sentire che forse necessita di uno spazio riflessivo, di una pausa.  Ma i giovani hanno tempo, e necessitano di fiducia e ascolto per impiegare questo tempo al meglio.

Le ascendenze di questo stile sono individuate, dal prefattore Luigi Picchi (omonimo del celebre musicista comasco degli anni 50/70) in Campana e Rimbaud, e in effetti ampie sono le risonanze visionarie, in questa scrittura e frequenti gli spunti sperimentali, le irrequietezze, l'insofferenza per il linguaggio letterario.  L'evocazione del brutto, piegato alle esigenze espressive, è tipico della poesia giovanile e più che entrare in un'ottica sperimentale, viene usato dal poeta per sottolineare i punti critici del suo disaccordo con l'esistenza oppressiva e massificata.  Molto spesso la bruttezza viene ad esempio associata alla notte, che nella simbologia (forte) di questa scrittura sta a significare il buio interiore, l'assenza di prospettive, il senso di oppressione.

L'ultima parte del libro però si apre inaspettatamente a visioni meno oppressive: lì è protagonista la luce dell'amore, come a contrastare l'ombra della notte e il senso di oppressione.  Spariscono quasi del tutto le allusioni alla bruttezza.  Sembra quindi un viaggio, dal buio alla luce, un percorso in ascesa, un piccolo viaggio dall'inferno al paradiso.

Di più non vogliamo né possiamo azzardare: sarà la seconda pubblicazione che ci dirà di più e ci farà capire se questi elementi potranno essere assunti come costanti e quindi esaminati meglio nel dettaglio, oppure se le nostre impressioni sono destinate ad essere smentite dall'evoluzione della sua poesia.  In ogni caso, una raccolta che sicuramente esce dalla banalità e si presenta come un'opera seria, di impegno e competenza.

 

 

 3 poesie tratte dalla raccolta

 

 

con la notte alle calcagna

morsi, carezze, redini

le luminarie non portano a precisi indirizzi

solo transiti troppo brulli

e pochi amari ricordi, insolenti

importa solo comprare la strada sgombra

fin dove l'occhio si posa al margine color alba della lentezza

nessun altro riflesso dalle insegne stantie dei grill notturni

la voce del viaggio dimenticherà persino i padroni

  

 

 

sono belva nella mia pelle

refuso ed impressione liquida

quell'immagine fuori luogo che

striscia i piedi nella pozzanghera

lento accerchio la logica dell'avvoltoio

senza dare pena dell'urlo moderato

solo perché la gola è stretta

 

  

 

e m'incanti

senti che respira

di boccate liquide e grandi

accendendo la primavera nei prati

e allora Spazio! c'è bisogno di Spazio

quel mondo germoglio che stilla

protende i calici al cielo

campane di gemme ai tuoi piedi

e volando mi getti i tuoi semi

l'aria e lo spazio c'è bisogno di

bora

da donarti e riempirti le braccia che

ancora

invoca e sussurra uno schianto

un naufragio e uno scarto

e i tuoi occhi a varare le mie guglie di cera

degli odori gli incensi e gli spasmi

che t'irradian la sera, e m'incanti.

 

 

Gianmario Lucini

articolo pubblicato su www.poiein.it (febbraio 2010)

 

 

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