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G. Lucini su Pancamo
05 luglio 2008
E dunque preoccupiamoci di trovare questo "filo rosso". Mi pare di individuarne due, o meglio uno che ha duplice carattere. Il primo carattere lo si nota sul versante dello "stile", del quale avevamo già detto nel commentare quattro poesie apparse su Poiein, quando dicevamo di "una scrittura che cerca la sintesi, l'espressione fulminante ed essenziale e nello stesso tempo cerca di mettere insieme concisione e allusione: più si allude e più di è concisi, e viceversa". Caratteristica che anche Marisa Napoli sottolinea: "La metafora autobiografica della magrezza allude alla propria poetica: magrezza equivale a asciuttezza, essenzialità, mancanza di orpelli" e quel "metalinguismo" del quale ancora Marisa Napoli rende conto, esternato nell'ironia come "distanza massima dal sentimentalismo autoriflessivo", che rimanda a "alcuni accenni leopardiani proprio sul piano dell'estetica e della poetica". Un secondo aspetto, di contenuto, che mi sembra caratterizzare questo "filo rosso" o carattere peculiare nella poesia di Pancamo, è la sua capacità di sintetizzare in grumi di senso, che però sono anche versi ad alta concentrazione di emotività e sentimento poetico, l'esperienza esistenziale; ad esempio quando scrive: "a quest'ora / ogni uomo / è un fagotto / di buio e di stelle [...]; ... questo mondo / nel quale si vive / solo per evitare / noie al motore [...]; Guarda il cielo: / cade come un urlo di nebbia, / si spezza negli occhi / marci di sonno [...]".
Direi un'ottima raccolta, densa, scritta in uno stile scorrevole ma preciso ed elegante. Una scrittura molto interessante, di personalità poetica forte e compiuta. Un volumetto, dunque che, per chi scrive questa nota, è una piacevole riconferma e per molti aspetti anche una scoperta, che vogliamo segnalare ai navigatori del nostro sito.
Formule di parole
I
miei sogni controluce
sono lenti opache
per schermare la
notte.
Gli occhi premuti
da un gancio snello
e
fosse verticali
tramutano il pensiero.
Il sonno è
camaleonte.
Il sogno è un cow-boy.
Il sole attinge
dalla sabbia
il suo calore a specchio.
La morte, collegata
al mio santo protettore
per somiglianze varie,
è
un cactus intento, ostaggio del deserto,
ad alzare le braccia
da
cui, come zavorra dalla mongolfiera,
sporgono gli aculei
che
sembrano tutti
sorrisi a tempo perso.
L'ironia
Indosso la magrezza
con la disinvoltura
di chi
ironizza.
Eh, ironia con te la disperazione
è
filosofia!
Ma senza di te,
ahinoi,
la poesia
è
pura (mera) melanconia.
Sole maligno
Il sole poggiava frustate di luna
sulla mia mano.
E il cielo gridava
nei sogni di niente.
Guarda
il cielo:
cade come un urlo di nebbia,
si spezza negli occhi
marci di sonno.
da www.poiein.it settembre 05
a cura di Gianmario Lucini
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