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G. Linguaglossa su Seclė

26 gennaio 2010

 

 

Ilaria Secli avrebbe tutte le qualità e le doti per comporre un'ottima poesia: ha la qualità scritturale, la dote fantastica, la varietà lessicale, lo spettro del metro libero e del racconto breve o brevissimo, una immaginazione sorprendentemente "libera", insomma,  tutto. Ma, forse tutto è troppo, perché, come spesso avviene, tante doti sommate non fanno una qualità. E viceversa: tante qualità sommate non fanno una dote. La Secli è, direbbe Aristotele, un ente in potenza ma ancora non in atto. Il fatto è che per diventare «poeti» (mi si consenta l'espressione) non occorre possedere una stragrande quantità di conoscenze e di cognizioni, forse ne occorrono meno di quanto si creda (benché ne occorrano comunque un certo numero), quello che manca alla Secli è il concetto del «falegname», come disse una volta Montale, cioè che il poeta non è dissimile dal falegname: come questi fabbrica con le proprie mani un oggetto (una sedia, un tavolo, un armadio), così il primo deve saper comporre una quartina, una terzina, un sonetto, in metro libero, senza rime o con le rime (purché non siano telefonate), con assonanze (le pinzochere!) o senza assonanze, deve sapere usare i correlativi oggettuali, il quotidiano, il non quotidiano, saper alternare il quotidiano  al non quotidiano... etc. - Ci sono nella poesia della Secli degli incipit che farebbero presumere un felice prosieguo («il coperchio era giallo per il sale e rosso per lo zucchero»), che però non avviene, o che spesso latita, ma latita per un difetto di conoscenze su che cosa comporta e implica la «costruzione» di un «oggetto», che è una cosa ben precisa con delle regole precise: e cioè che la sedia deve avere quattro gambe per il semplice fatto che con tre gambe non sta in piedi e rischiamo di romperci l'osso del collo se ci sedessimo su una sedia con tre gambe, e così anche per il tavolo... e così per l'armadio, che deve avere delle porte e degli scaffali dove mettere i vestiti... etc. - Ecco, quello che posso dire ai giovani poeti è: fate cose semplici, non vogliate mai apparire più intelligenti o più bravi di quello che siete, attenetevi strettamente all'oggetto e alle sue leggi di costruzione. Comunque, complimenti a Ilaria Secli, l'aspettiamo al prossimo appuntamento.

 

Giorgio Linguaglossa

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