G. Linguaglossa su Ruotolo
11 novembre 2009
Anna Ruotolo Secondi luce Faloppio, LietoColle, 2009
Un nuovo sguardo è in sé una nuova idea, è il presupposto di una nuova idea. Le mutazioni del gusto sono da annoverare tra le nuove idee. Anche dal modo con cui usiamo gli oggetti nella nostra vita quotidiana, possiamo gettare un fascio di luce che illumina il nostro modo di impiegare le parole; giacché le parole sono «cose» in senso fisico, chimico, spaziale. Gli oggetti, gli utensili si trovano nel mondo per servire l'uomo. Noi possiamo vivere in un appartamento ammobiliato o in uno ricco di suppellettili. Qual è la differenza? C'è una differenza? Dal modo con il quale Anna Ruotolo utilizza le parole possiamo risalire alla sua concezione del mondo e alla sua concezione dell'arte. In quegli interminabili diminuendo che si assottigliano negli ingranaggi e nei gangli del linguaggio logico-narrativo c'è tutto un modo di intendere la storia della recente poesia (e non solo) entro il solco di quella rinascenza (o della senescenza) della narratività che può essere, al contempo, la via più facile (quella della discesa ripida) e la via più difficile (quella della salita verticale). Se tutte le scritture della civiltà del villaggio mediatico si avviano a sfociare nella narratività del Dopo il Moderno, quelle poetiche invece si preparano a sostare alla fermata del tram... quel tram che si chiama desiderio ma che non passerà più per via della caduta tendenziale della forma lirica (del genere lirico) in analogia della caduta tendenziale del saggio di profitto di marxiana memoria. Sono decifrabili le esperienze significative della nostra epoca? Sono traducibili in linguaggio poetico? E allora ecco che sorge la vera questione: quale linguaggio poetico eleggere a carta moschicida delle esperienze significative? Ciò che si presenta come una costante stilistica (la via sereniana eletta dalla Ruotolo intende questo?), il più delle volte si rivela essere una ambiguità: quella che era una «costante» si rivela essere una «variabile». Allora che cosa c'è di vero dentro il problema della mutazione stilistica? Deve un poeta perseguire la mutazione stilistica, oppure deve inseguire la invariante stilistica? C'è una opzione stilistica? Bisogna andare verso il basso o verso l'alto?A sinistra o a destra? La Ruotolo opta diligentemente nella direzione della medietà stilistica, con una metricità diffusa e liberata. Ma è proprio qui che si cela la trappola della «pianura» stilistica: che in questa «pianura» o «radura» tutte le opzioni stilistiche sembrano diventare bigie e grigie, le differenze stilistiche si assottigliano nell'indistinto stilistico e la parola poetica che voleva difendersi dalla narratività affoga, invece, in quella medesima narratività. E qui arriviamo al dunque: è possibile, seguendo la via della medietà stilistica, proseguire verso un oltre che sorpassi in curva la medietà stilistica? È questa, credo, la scommessa di questo libro di Anna Ruotolo. Nella consapevolezza e nella tenacia con la quale l'autrice porterà avanti il suo progetto, si potrà misurare un giorno quanta distanza il suo passo ha percorso.
Giorgio Linguaglossa
nov 09
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