G. Linguaglossa su Nicolini

 

Il poeta nella nuova situazione della società dello specchio non è diverso dalla condizione dell'uomo-massa. Dallo specchio alle immagini dell'economia globalizzata non c'è che un passo. Il principio ironico cui obbedisce la poesia di Nicolini deriva da una costola della grande stagione crepuscolare, ed è un neo-postcrepuscolarismo "postumo" quello dell'autore di «Bischizzi»: un continuum di girotondi, di parlari ad acqua, di «incomprensione»: la letteratura non è che una immensa bozza di stampa e noi, gli scrittori ultimi o postumi autori di «bischizzi» non siamo cosa da prendere troppo sul serio. Lucida nell'impostazione teorica la poetica di Fausto Nicolini è lucida anche nel versante stilistico, dove un sapiente impianto di retorizzazioni basate sulla ridondanza semantica, sull'iterazione e sulla iperbole rendono i testi costruzioni ad alto ingrediente di combustibile retorico. I componimenti sono tutti fondati su una semplicissima legge di costruzione poetica: una continua e metamorfosante produzione di segmenti iconici e di truismi che si incatenano creando nel lettore quell'effetto a "catena" o di "domino", dove un truismo è costruito per contiguità ed è posto accanto al precedente in modo da consentire un "appoggio" ed un effetto di sorpresa; tutti i truismi e le locuzioni quotidianiste si sviluppano per via endogena, dall'interno, mediante un procedimento di inerenza e di inferenza che esprime un prodotto ilare. Ma c'è anche una melanconia ilare, una raffinata rastremazione della malinconia che si traduce in ilarità compunta, appena repressa. In altre parole, è come se tutte le composizioni della poesia di Nicolini fossero delle costruzioni piramidali che convergono verso il punto di massima altezza ironica: il diapason ironico-semantico. Tutta la poesia di Nicolini trova il suo fondamento in un baricentro "basso", ha origine, rectius, da un epicentro  profondo che richiede un lavoro di "estrazione" costoso e dispendioso. Fausto Nicolini è obbligato, insomma, in quest'opera di trivellazione etimologico-semantica e ironico-iconica un costoso e sofisticato macchinario poetologico, con la conseguenza che man mano che procede l'opera di "trivellazione" la sua poesia richiede un sempre maggior dispendio energetico (leggi ironico-iconico), come se tutta la costruzione poetologica fosse una piramide che poggiasse, anziché sulla base, bensì sul vertice. È «il mondo all'incontrario» professato da Bachtin che qui latita, ma non c'è dubbio che una simile congiuntura costruttiva richiede l'impiego di continui skaz, accelerazioni sintattiche, iconiche e semantiche, fino al momento del diapason finale, per poi riprendere di nuovo il processo di agglutinazione, di contiguità e di diversione e, infine, di accelerazione. Un lavoro complesso e costoso.

 

Giorgio Linguaglossa

 

 

 

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