G. Greison su Nicolini
16 novembre 2009
Come un prato, dove i piedi nudi possono ancora correre felici. Come quel vino, a fermentazione lenta, temperatura controllata, senza additivi aggiunti. Come quando si giocava a lego sul tappeto del salotto di casa. Come i pesci che si rincorrono, e tu li guardi, e pensi, e ti perdi. Come quando Gadda decise di inventare la parola "gnommone", per parlare di quei pasticci mentali, che in altra maniera non si potevano definire. Così, leggendo il libro di Fausto Nicolini, Bischizzi, viene in mente tutto questo. C'è tutto: fantasia, leggerezza, pensieri, profondità, riflessioni. Parole, tante parole. Mai causali, sempre ricercate. E' un libro per chi si identifica con la definizione di domenica sportiva, ovvero la rincorsa all'immobilità, senza che ci sia un senso a quello che si ascolta. E' anche un libro per quelli che le parole le usano, tutti i giorni, a sproposito. O per quelli che sono razzisti con le parole, e che non ne tollerano alcune declinazioni. Questo libro fa viaggiare con la testa, ma allo stesso tempo la accompagna, la seduce, la ammalia, con poesie e versi delicati. Anche a costo di rilanciare, amabilmente, quell'impalpabile nulla.
Gabriella Greison
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