G. Catalano su Ruotolo

 

Il "secondo luce" è la distanza percorsa da un'onda elettromagnetica nel vuoto in un secondo (circa 300 mila Km) ed è comunemente usata in astronomia come unità di misura delle lunghezze.
Pertanto i secondi luce misurano la "lontananza" spaziale, non il tempo.
Perché il tempo si è fermato in "una grande luce che non finisce più". E "quant'è bella la luce ferma"?
La luce fissa la realtà per fotogrammi e di volta in volta è una "luce di lampi", un "flash lungo nella memoria". La luce è bianca, in un senso di "vigilia", di "avvento".
Hic ("qui e in ogni luogo") et nunc ("senza tempo" o poco cambia "una volta e mai più"), il presente è "il dono del mondo che ci unisce".
Tuttavia, la seconda persona singolare, sia che sottintenda un amante, una madre o, esteriorizzata, la propria "animula" (per sua natura "vagula" per dirla all'Adriano) è una figura lontana nel passato ("un treno/oltre la frontiera") o nel futuro (è il "prima che sia") e in ogni caso, da qualunque parti la si guardi, una figura dell'addio.
Non solo. Problematico da ogni parte è quel gesto che cerchi di ristabilire un rapporto con l'altro perché mette a rischio entrambi, soggetto e oggetto. Da qui ("se puoi aspettare") il richiamo è alla lentezza, alla cautela, alla prudenza nell'aprirsi all'altro senza "esplodere", "franare sotto la luce".
Certo presuppone sudore, abnegazione, il mestiere di vivere quando "niente è stato ancora toccato", misurare le forze in gioco ("quando sul tufo sbriciola la mano") e trovare in campo un equilibrio dinamico, per approssimazioni successive (con l'eterna "paura di sfiorarti/e vederti crollare").
La cadenza è quella della barca, un dondolio ipnotico in cui i seguaci di Freud, sempre intenti a psicanalizzare tutto, detto e non detto, vedrebbero una culla, la nostalgia di un'infanzia mitizzata, raccontata a fatica e mai rimessa in discussione.
E Anna sa che nessun "cono d'ombra" ci proteggerà a lungo, si cresce e si guadagnano nuovi spazi. La "porta" si fa "portale", il "passeggio" diventa "passaggio".
La realtà prende forma dal nulla ma senza tragedia: è sufficiente vedere, riconoscere i "segni" di un percorso e seguirlo con umiltà e coraggio (anche se non basterà una vita, "non è mai bastata la vita"). Si potrebbe pensare che in fondo dobbiamo soltanto annerire "gli spazi col puntino" e aver pazienza.
Così si vorrebbe esorcizzare questa paura del futuro ("verrà, verrà") ma a volte "torna inaspettata la premura". Si cerca di prevedere il bene e il male, con "un fondo di caffè da leggere di notte", per non farsi trovare impreparati ("tu vedi, ho previsto la neve").
Proprio la neve è metafora ricorrente di tutto ciò che è "abbagliante" e, a un tempo, "inconsistente".
Soprattutto se in amore, un po' come con i fiammiferi di Prévert, servono "tre fuochi", se le parole devono essere accese prima di poterci parlare, se non sono sufficienti le cose.
Perché le cose sono davanti ai nostri occhi ma sono "cose che accadono/e non si parlano" come a dire che se c'è una verità essa sta nei nomi e non nelle cose ("dicono/- e allora è vero -").
Non a caso nell'ultima sezione scopriamo che è il "nome" l'unica luce che può "fare meno oscure le città".
"È una questione di atteggiamento, di buon carattere verso il passato della poesia e la sua storia", ben dice Elio Grasso nella sua introduzione al libro di Anna Ruotolo.
Un libro giovane che, muovendo dalla quotidianità, porta avanti con umiltà e coraggio un discorso mai concluso da un certo Novecento poetico (da Sereni all'ultimo Montale) e, perché no, cantautorale (Fossati su tutti).

 

Giovanni Catalano

 

Dal nostro catalogo

Ruotolo Anna - "SECONDI LUCE"

ISBN: 978-88-7848-528-0

Anno: 2009

Prezzo: € 10,00 [ Acquista ora ]

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