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Fresa Mario - "Alluminio"

27 giugno 2008

LietoColle - Collana Aretusa


Premio Lorenzo Montano 2009 -  23^ edizione - "Opera edita"

Premiato con Segnalazione

 

 

I versi di Mario Fresa intendono portare alla luce il fondo vitale pressato dalla (cosiddetta) realtà e dunque sottomesso a omissioni, cancellazioni, rimozioni. Dove non si distingue ancora cosa è sogno, desiderio, vita desta, ricordo opaco della vita desta. Dove le presenze in carne ed ossa rimangono appena accennate, affiorano, svaniscono e si confondono con i loro doppi e i loro fantasmi. Dove domina una strana mistura, un coacervo indistinto di sensi e memoria, quasi che Fresa voglia alludere a cosa è (o è stata) la percezione prima che la ratio illuminante intervenga a discernere quanto viene afferrato "qui ed ora" da quanto ritorna, risale dal passato.


dalla prefazione di Mario Santagostini


 



 

 Ma quanta gioia pare ‘l mio tormento

Ugo da Massa

 

 

 


I

Così noi siamo rimasti al fiume,
sulla strada confinata di carezze, nella lotta
della gioia:
nel mutamento dell'adagio si è caduti
in quell'immenso fiato e nella vaga,
trascinata bianchezza
di quegli anni.

Qui mormorava il nastro della gola,
c'era l'immensa porta che inghiottiva i nostri passi,
in un istante solo;
e invece poi nessuno ha ricordato le parole
che migravano stupìte, nel cielo retrocedendo
con una dolce danza:
«ma guarda
come ci succhia, adesso, guarda come
ci rinnova, questa fervida luce
respirata»

l'esile bocca disse che fu sovrano incendio
e che fu preda.





V

Conoscere il centro, la carezza, l'occhio bruciante
mentre adesso si risvegliano minute
le profezie discese nella sera
dei dolori: così andremo col passeggio che ribolle
sui candidi riflessi, finiremo
nella morte lentissima di luce:
sulle veloci labbra si è riposata lieve l'ombra
per sognare la vittoria sulle cose

Poi c'è
il sonno pesantissimo che annuncia fuochi
di serpente, vento sull'uscio

La nudità si perde nella netta resistenza
degli schianti, nel silenzio leggero
dell'uscita:

sui passi è ricaduta l'ultima foglia,
il seme
di una pioggia luminosa.

 







 

 








XII

Quest'aria fine ci ha reso allegri:
così che ci gettiamo, in un istante, correndo
a capofitto nella vaga
sorpresa dei tesori ritrovati.
Eppure, siamo partiti come naufraghi
odorosi di paura; noi, con la testa
invasa dallo schianto,
lo sguardo che traboccava intero
sulla voragine di ciò che attendevamo,
di ciò che temevamo.
Qui c'era un velo chiaro, proprio in alto,
che ricamava azzurre vanità, nettari nuovi;
c'era la dolce
santità dell'indugio che sapeva circondare
tutta l'aria: e poi le mani
avanti, adesso, per modellare il buio...




Mario Fresa è nato a Salerno il 10 luglio 1973. Ha pubblicato due libri di poesia: Liaison (introduzione di Maurizio Cucchi, 2002, Premio Giusti Opera Prima, terna Premio Gatto) e L'uomo che sogna (2004, Premio Capoverso - Città di Bisignano).
Suoi testi poetici sono apparsi sulle riviste «Paragone», «Gradiva», «Caffè Michelangiolo», «Semicerchio», «La Mosca di Milano», «Specchio della Stampa», «Capoverso», «Il Monte Analogo», «Erba d'Arno», «La clessidra», «L'area di Broca», «L'Ortica», «Le voci della luna», «Il Banco di Lettura», «L'Ulisse», «Sagarana» e «Vico Acitillo 124».
È presente in varie antologie, tra le quali Nuovissima poesia italiana (a cura di Maurizio Cucchi e Antonio Riccardi, 2004) e Il corpo segreto (a cura di Luigi Cannillo, 2008). Una sua nuova raccolta poetica è in corso di pubblicazione sull'«Almanacco dello Specchio».

 






Opere di Umberto Boccioni
In copertina: Elasticità (1912)
All'interno: Dinamismo di un foot-baller (1913).

 

 

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