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Frene Giovanna - "Spostamento"
LietoColle - Collana Aretusa
VINCITORE DEL XVI PREMIO MONTANO - OPERA EDITA (2002)
ANDREA ZANZOTTO, recensione a Giovanna Frene, Spostamento, Lietocolle, Parè (CO), 2000.
Il forte e sempre motivato labor poetico di Giovanna Frene ha al suo attivo già più di una raccolta e componimenti noti anche attraverso una larga accoglienza in riviste di buon livello.
In Spostamento Frene manifesta in modo particolarmente profondo il collassare dell’animo con la tragica scomparsa di un parente carissimo, quasi nel percorso di una paventata a pur necessaria maniera di sincrono annichilimento.
Gentile e improbabile "psicopompo" il suo animo accompagna quella discesa che pur non può non avere in filigrana una scommessa di rivalsa o addirittura una furia nel confronto con la testa di Medusa che rimane all’angolo, non eliminabile relitto, ma pur confinato in una marginalità.
Uno stile stretto, compatto, non rinuncia a presentarsi nella sua originalità che pur quasi si arrende a un pudore nei riguardi dello spettro di una informità definitiva, e dà la misura dell’intelletto d’amore dell’autrice. Ma quale domato barocchismo di visioni, e infine quale stravolto scintillio di immagini muove il tessuto denso e coattivo di questo dire!
Il forte e sempre motivato labor poetico di Giovanna Frene ha al suo attivo già più di una raccolta e componimenti noti anche attraverso una larga accoglienza in riviste di buon livello.
In Spostamento Frene manifesta in modo particolarmente profondo il collassare dell’animo con la tragica scomparsa di un parente carissimo, quasi nel percorso di una paventata a pur necessaria maniera di sincrono annichilimento.
Gentile e improbabile "psicopompo" il suo animo accompagna quella discesa che pur non può non avere in filigrana una scommessa di rivalsa o addirittura una furia nel confronto con la testa di Medusa che rimane all’angolo, non eliminabile relitto, ma pur confinato in una marginalità.
Uno stile stretto, compatto, non rinuncia a presentarsi nella sua originalità che pur quasi si arrende a un pudore nei riguardi dello spettro di una informità definitiva, e dà la misura dell’intelletto d’amore dell’autrice. Ma quale domato barocchismo di visioni, e infine quale stravolto scintillio di immagini muove il tessuto denso e coattivo di questo dire!
[in "Semicerchio-Rivista di poesia comparata", Firenze, XXIII, 2000/n.2]
