FemminArt su 3D - Trittico femminile in Versi (nota, video e album)

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3D - Trittico femminile in Versi

Alessia Fava, Irene Ester Leo, Silvia Rosa, tre donne in poesia e non è solo questo il filo comune che le lega, bensì la visceralità nel vivere la vita, prima ancora che la scrittura. Una interiorità diffusa che fa parte del loro dna di donne, innanzitutto, resa ancora più profonda dal ruolo che hanno avuto in eredità dalla storia, traduttrici, per loro stesse e per le donne in universo, e per l’essere umano in totale, delle infinite domande e risposte deposte nei margini della vita, quei lembi trascurati dai più e che invece nascondono la risorsa, più che la risposta. Sfumature tattili innervate nella materia che si fa sorpresa, dolore, spavento, ma anche gioia e certezza dell’impulso, della direzione.

Pur in questa unione che le rende corpo unico, ciascuna di loro possiede una caratteristica unica, irripetibile, che emerge spesso dalle medesime parole, segno questo che non è il verbo la sostanza, ma l’afflato, l’espirazione, lo sguardo, l’empatia guidata nelle nostre recriminazioni.

Alessia FavaLa purezza. E’ armonia sussurrata in un verismo semplice, della poesia. E’ manierismo del verso che si confonde ad arte con il linguaggio parlato, delle emozioni e valori riconosciuti, perché apra la strada, oltre che il cuore, alla riflessione inattesa. E’ tanto dolce il verso da insinuare improvvisamente, come fra costola e costola, l’orrore del mondo compromesso, della guerra, dell’abominio, della cattiveria apparentemente normale, innocua, e che invece disastra le basi stesse della convivenza. E non si limita, l’urlo della farfalla, ad indicare i guasti, ma a promuovere l’attesa della giustizia, che non è vendetta né riscatto, ma lo spessore atavico del Bene, quello che sta nell’abbraccio di una madre, o nella comprensione incondizionata del malessere di gente buona, in fondo. Perché la vita è, e Alessia non smette mai di ricordarcelo, anche nella morte.

Irene Ester LeoIl confine. Dalle stesse basi di discomprensione vidimata, accertata in ogni suo tentativo di fuga, Irene si sposta, si disloca sul confine, è una creatura del limite, non lambito per insolenza o costernazione, ma per sfruttarne l’angolo di visuale privilegiato. Le emozioni, si sa, hanno una veste nota, riconoscibile e una evanescente, che spazia nei territori dell’indistinto, nel retro della coscienza, nelle sue zone d’ombra. E così si animano presenze fantastiche, appartenenti ad altre dimensioni, che scrutano altrettanto impietosamente la nostra. E in Irene queste anime prendono corpo nelle argute figurazioni di senso, quelle che alcuni chiamano metafore e che altro non sono che il manifestarsi di presenze incuneate nella realtà per renderla manifesta, scopo che ha sempre avuto l’irrazionale. L’obiettivo finale di poesia è il medesimo, circostanza e descrizione del sogno, in maniera decisa, che dà senso alla fantasia tenendola ben saldamente ancorata al mondo, e al suo stare. Questo è il confine di cui Irene si giova.

Silvia RosaL’immanenza. La poesia di Silvia è autorevole nella sua levità, perché oltre a non staccarsi dalle congiunzioni astrali dell’impatto fra le ere, penetra la carne, la assottiglia proprio laddove mostra le sue fratture vitali. Non è l’eros palpato dalle mani esperte dei cultori del piacere fine a sé, ma scandaglia l’estro vitale che ha prodotto la discrasia delle cellule. Silvia le attraversa con il dolore innato della separazione, conducendo il piacere nel suo lato oscuro di ricongiunzione di affetti, mescola le tendenze dell’assoluto frammentato con i gemiti dell’abbandono vigile, esprimendo forse la coscienza più atavica della donna, quella di essere smembrata in nome della generazione e degenerazione insieme, in un afflato mistico dei sensi di base, corroborati dagli ossimori del vivere, quel caldo dell’abbraccio e il gelo dell’incomprensione, di sé e delle mille farneticazioni legate all’amore. Colpisce a fondo, Silvia, i bersagli massimi dell’inettitudine umana, e consacra la missione della poesia, con il palpito fuggiasco dell’indecisione umorale, con i dittici sfrangiati dell’assoluto di passione.

 

Video realizzato da Sergio Gabriele (FemminArt) che ringraziamo.

 

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