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Febbraro/Manacorda: POESIA 2007/2008 XIII annuario (S. D'Amaro)
07 aprile 2009
Tutto (o quasi) su due anni di poesia in Italia
di SERGIO D'AMARO
Si passa editorialmente da Castelvecchi a Gaffi, da Roma a Roma, ma l'Annuario (il 13°) di poesia a cui ci ha abituati Giorgio Manacorda (questa volta in abbinata con Paolo Febbraro) non smette di sollecitare riscontri e bilanci. Sarebbe più facile con gli alambicchi del chimico o i vetrini del biologo: l'esame dei poeti e della poesia sembra diventato difficile e rischioso, almeno quanto è inafferrabile da sempre il quantum poetico e artistico che riesce ad affascinare un buon lettore di versi. Le domande di fondo che attraversano il saggio introduttivo di Febbraro sono: esiste la poesia, esiste un criterio di bellezza e un criterio di bravura per riconoscere la poeticità di un poeta? È più bravo Villalta o Magrelli? C'è una poetessa a cui addirittura quest'ultimo è apparso in sogno (rischi di ‘magrellismo'...). Lingua tira lingua, sogno tira sogno. E così di anno in anno si è fatta una tradizione di secoli. E la poesia in dialetto? Non è più genuina, più profonda, più immediata? Meglio Loi o Zuccato? E l'antologia di Brullo, Maledetti italiani, non si merita forse un bell'affondo di fioretto?
Alle domande di Febbraro (che moltiplichiamo però a nostro arbitrio) fanno eco le lagnanze sarcastiche di Matteo Marchesini: la poesia soffre di spettacolo, di troppi festival, di nevrotiche gerarchie, di presunte graduatorie. Siamo fortunati noi al Sud: riviste quasi nessuna, festival nichts, convegni col lanternino, collane editoriali versorepellenti. Al Centro-Nord si azzuffano per un posto sul bus della Fama (detta anche visibilità), mentre al Sud si latita, ci si isola, forse però si riflette. E viene in mente che l'attività poetica è simile di per se stessa al ruminìo interiore, all'introspezione autoanalitica, alla purezza dello specchio spietato. Industrializzare, sistematizzare, palcoscenizzare questa attività è il capovolgimento più assurdo della sua natura.
Ben vengano allora le rassegne, le informazioni su ciò che si muove nella produzione sobria, equilibrata, dosata di italiani e stranieri (qui, nell'Annuario sono analizzati tedeschi, spagnoli e francesi, più alcuni poeti cecoslovacchi). E non ci si vergogni di ritornare all'umile carta stampata, alla lettura interiorizzata di un libro di versi. I microfoni, i megafoni, i teatri lasciamoli agli attori e ai cantanti. Ad ognuno i suoi mezzi espressivi e la sua capacità di emozionarsi.
- P. Febbraro - G. Manacorda (a cura di), Poesia 2007 - 2008. Tredicesimo annuario, Roma, Gaffi, 2009, pp. 378, € 16,50.
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